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Valentina Nappi la Porno Performer foto e video

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«Mi piace pensare che il sangue partenopeo sia quello degli antichi pompeiani». Di sé dice di essere una «porno-performer» («quello che produco non è un maglione o una giacca, ma azioni») Valentina Nappi, 21 anni, che vanta esordi nel cinema a luci rosse con Rocco Tano, in arte Siffredi, del porno ne fa soprattutto una questione culturale. In una intervista ad Agoravox la giovane attrice di Pompei commenta la sua scelta come «rara» e «difficile» («e oggi economicamente poco gratificante») e crede che il porno, in sé, non sia più osceno. «Per far sì che il porno scandalizzi deve acquisire dignità culturale», come il design o l’architettura. «Questo si che sarebbe oltraggioso per i benpensanti!».

UN CAMBIAMENTO DI PARADIGMA – «Non sto dicendo che debba essere un’arte», aggiunge, «ma al pari di tutto ciò che ha una funzionalità possa essere realizzato più o meno bene». E auspica citando il filosofo Kuhn un «cambiamento di paradigma» come nell’alta cucina, «si pensi a Ferran Adrià (considerato il miglior cuoco del mondo, ndr). Fino a non molti anni fa, sarebbe stato inconcepibile attribuire un simile valore cognitivo all’opera di un cuoco». Un cambiamento a cui la Nappi è pronta a contribuire. «Non sono l’ultima di oggi, ma la prima del domani», scrive non a caso sul suo profilo Facebook che significa dice l’attrice che «mi vedo come la prima di un movimento futuro».

«CREDO IN QUELLO CHE FACCIO» – «Mi farei toccare le tette dal mondo intero (o quasi) se fosse possibile…», dice a proposito del suo lavoro. «So che il medium – la registrazione video, ndr – è una barriera, ma io vorrei avvicinarmi quanto più è possibile a dare l’idea della “presenza”, qualunque sia il medium», aggiunge. «Credo fermamente in quello che faccio e ne vado fiera. Mi vergognerei di me se svolgessi un’attività che dovessi nascondere». «Non sono appassionata di lettura», prosegue, «mi interessano degli argomenti, delle discipline». L’incendio del campo rom a Torino? Gli chiede l’intervistatore. «È dipeso da una bugia che non si dice se non si ha molta paura. Per questo chi dice oramai che esiste la libertà sessuale o è cieco o è in malafede». Passando invece alle sue passioni musicali tra il compositore ungherese Bèla Bartók, tra i pionieri dell’etnomusicologia, e il francese Maurice Ravel, famoso per il suo Balèro, Valentina Nappi non ha dubbi: «Sono due grandissimi», dice. «Intravedo una maggiore grandezza in Bartók, ma Ravel», conclude, «è più nelle mie corde».

Francesco Parrella da corriere.it

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