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Razzoli ritorno a casa

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giuliano-razzoli-vancouverIl Razzo riabbraccia la sua gente

Commozione e felicità sincera per il rientro dell’eroe di Vancouver: senza di lui e il suo oro nello slalom l’Italia sarebbe 24esima, davanti solo a Estonia e Kazakistan. Salvatore della patria? “Ma no – dice il Razzo – ho fatto solo quello che ho potuto”

Il momento più bello? Quando i suoi occhi lucidi incontrano quelli di sua madre Tiziana, fino a quel momento sorridente ma schiva, abilissima a fare lo slalom tra gli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere per non finire inquadrata. Ma c’è una foto alla quale la signora non poteva sottrarsi: quella che la vede abbracciata al figlio con una medaglia d’oro che spezza il loro sorriso. Dieci, cento flash: poi un sorriso… “adesso basta però!” esclama la signora Tiziana che si ritrae immediatamente.
Giuliano, appena atterrato alla Malpensa dal volo intercontinentale che ha riportatato a casa lui e la sua medaglia d’oro, è sorridente e un po’ stordito. Gli amici lo descrivono in modo molto sincero: “Bravo, buono e un po’ distratto – dice uno di quelli che è arrivato apposta da Razzolo – dimentica tutto in giro. Stavolta la medaglia secondo me non se l’è tolta un’attimo dal collo”.
In realtà l’ha tenuta soprattutto al sicuro, in tasca: “Ma solo perché pesa una cifra – scherza il Razzo – non so quante foto ho già dovuto fare”.
Razzoli sorride, e si gode qualcosa che forse solo lui credeva possibile: “Ci avevo scommesso – ammette – era una scommessa soprattutto con me stesso che avevo firmato su un fogliettino che mi sono portato in tasca tutto il tempo. Ci credevo in quest’oro perché sapevo di avere delle possibilità e volevo giocarmele tutte fino all’ultimo”.
Ma Giuliano è il primo a riconoscere che non ha vinto da solo l’unico oro italiano di questa edizione: “Su un podio non ci si arriva mai da soli, ci sono un sacco di persone che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui. Devo ringraziare gli amici, la famiglia, l’Esercito”.
I fan sono uno spettacolo: tre pullmann sono arrivati da Villa Minozzo partendo alle quattro del mattina. Bandiere, tute, pettorine personalizzate, persino la banda. E i festeggiamenti sono già cominciati: “I miei fan sono emiliani come me, a loro piace divertirsi. Anche a me: ma prima che possa divertirmi e andarmene in vacanza c’è ancora Garmisch, una tappa importante. Prima ero abituato a dire che con i miei fan avevo già vinto perché mi sostenevano ovunque, anche quando perdevo, o non arrivavo neppure al traguardo. Stavolta ho fatto vincere un po’ anche loro”.
Quanto all’Esercito… per capire quanto sia forte il legame tra questo ragazzo solido e l’arma lo si vede dalle pacche sulle spalle dei commilitotoni e dal sorriso timido del colonnello Mosso che è venuto ad accoglierlo, ma anche dal bell’abbraccio con Marco Albarello che oggi con lui, oltre alla divisa, condivide anche il ricordo di un oro olimpico (staffetta 4×10 di fondo a Lillehammer) e che lontano da block-notes e microfoni dice la cosa più sacrosanta: “Se la merita quella medaglia perché è un bravo ragazzo e sa soffrire”.
Sottoscriviamo.
Eurosport

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