stefano-rodotaIL SENSO DEL VUOTO
IN QUESTE affannose giornate abbiamo avuto la conferma che il nostro sistema vive in un vuoto di politica e in una precarietà costituzionale che stanno corrodendo la democrazia in alcuni suoi elementi costitutivi – l’eguaglianza davanti alla legge e la costituzione della rappresentanza. La consapevolezza di questo rischio traspare dalle dichiarazioni del presidente della Repubblica sul rispetto delle sentenze e le condizioni per la concessione della grazia.

Così come dalla decisione del Senato di affrontare con procedura d’urgenza la riforma della legge elettorale, ora presentata come priorità assoluta dal presidente del Consiglio. Ma queste indicazioni non paiono aver modificato il modo d’essere d’una politica ormai avvelenata.
Sono gli effetti di un lungo incancrenirsi, mai adeguatamente contrastato. Ci si è affidati sempre più all’azzardo, si rimane appesi a dichiarazioni personali che possono fare o disfare un governo, l’orizzonte si riduce sempre di più, davvero si vive alla giornata, e persino la giornata si accorcia, si è appesi a quello che qualcuno dirà nella mezz’ora successiva. Privata di senso, prigioniera di emergenze vere o costruite, la politica italiana comunica un senso di vuoto. Lo rendono evidente le vicende del governo, poiché la dignità con la quale Enrico Letta cerca di farlo sopravvivere finisce con il sottolineare ogni giorno, impietosamente, proprio la dipendenza da una condizione che subordina questa sopravvivenza agli interessi di un autocrate e alle schermaglie personali che percorrono il Pd.
L’estrema degradazione della politica la cogliamo in questo momento, con la minaccia di far cadere il governo qualora il Pd voti al Senato per la decadenza di Berlusconi. Un passaggio obbligato, una presa d’atto prevista da una legge votata anche dal Pdl, vengono trasformati in un atto di discrezionalità politica. Una volta di più la legalità scompare, quasi che non facesse più parte del nostro corredo istituzionale, mentre sarebbe il caso di riflettere sul fatto che nell’incandidabilità si riflette una più profonda logica costituzionale, la necessità di sanzionare l’“indegnità morale”, di cui parla nell’articolo 48 a proposito dell’esclusione dal diritto di voto.
Ma dalle minacce a Parlamento, governo e partiti si è ora passati ad una pressione esplicita sul presidente della Repubblica, ben oltre le “interferenze” alle quali Napolitano aveva reagito. Cercando di coinvolgerlo in una crisi propriamente politica, e così imputandogli indirettamente la responsabilità di una eventuale crisi di governo, si vuol produrre una rottura istituzionale, imponendo la prevalenza delle ragioni di una parte su principi e regole che garantiscono gli equilibri costituzionali. L’irresponsabilità di questi comportamenti è evidente, e rivela quale sia il modo in cui il Pdl ha inteso il suo esser parte delle “larghe intese”, trasformando l’argomento dell’emergenza nella pretesa di imporre il proprio punto di vista. Un governo dichiarato senza alternative può dunque divenire terreno per le manovre più spregiudicate e pericolose.
Per uscire da questa situazione, bloccata e non “blindata”, serve fermezza nelle risposte istituzionali e chiarezza nelle reazioni politiche, da parte del Pd in primo luogo. Verranno? Solo se la scena politica verrà sgombrata da questo rischio, sarà possibile affrontare seriamente la riforma elettorale, poiché sappiamo che la sopravvivenza della legge Calderoli aggiunge emergenza a emergenza, viola la Costituzione, sì che non si può tornare a votare con quelle regole. Vi è dunque un obbligo costituzionale di liberare dall’illegittimità un atto fondativo della democrazia, la costituzione stessa della rappresentanza politica. E, nel momento in cui ci si arrovella intorno all’ingovernabilità, è bene avere memoria del fatto che quella legge fu concepita proprio per impedire alla coalizione guidata da Prodi, pronosticata vincitrice alle elezioni del 2006, di poter governare. Lì è la vera origine di molti guai di oggi, e di un inquinamento della politica dal quale è indispensabile liberarsi senza continuare a subordinare questa riforma alle convenienze. Dietro le parole assai esplicite di Enrico Letta vi è anche la consapevolezza che la priorità attribuita a questa riforma esige l’apertura di una discussione parlamentare che non può essere confinata nel recinto sempre meno praticabile delle larghe intese?
Proprio le ultime vicende, inoltre, rivelano l’urgenza di uscire da una logica per cui ci si dichiara continuamente prigionieri politici di una qualche emergenza, distogliendo così lo sguardo dalle possibili dinamiche parlamentari, che non sono necessariamente quelle che abbiamo conosciuto in questi mesi. Si è costruita l’immagine di un sistema bloccato intorno ad un’unica possibile maggioranza, istituendo una nuova “conventio ad excludendum”, che si alimenta di reciproche incomprensioni e associa la fine dell’attuale maggioranza con il ritorno al voto. Ma lo scioglimento delle Camere, in una democrazia rappresentativa, non è un atto d’imperio, ma deve partire dalla registrazione di un dato di realtà — l’impossibilità di dar vita ad un diverso governo, ad un’altra maggioranza. Questa riflessione appartiene agli obblighi della politica, al modo in cui si costruiscono le relazioni tra le forze parlamentari, mai date una volta per tutte, alla capacità di non di alzare steccati. Ci vuole coraggio per questo allargamento di orizzonti, e in giro se ne vede poco. Anzi, i tentativi di far sì che il nostro non si presenti come un sistema bloccato, in grado di uscire dalle strettoie sempre più evidenti di questa maggioranza, si scontrano con la vista corta dei vari protagonisti.
Proprio questo bisogno di aperture e di ritorno al coraggio politico impone di non dimenticare la regressione nella quale siamo piombati, ormai vera e propria barbarie, con marcati caratteri eversivi. I vizi di una politica intossicata non possono essere registrati senza una reazione. Se oggi il tema capitale è quello della ricostruzione di una vera cultura politica, siamo di fronte ad un compito che appartiene non a una generica “società civile”, invocata troppe volte con effetti disastrosi, ma esige un impegno delle diverse forze politiche, sociali, civili che in questi anni hanno concretamente mostrato come un’altra politica sia possibile. Non si tratta di vicende marginali o minoritarie. Ricordo l’opposizione vincente alla “legge bavaglio”; i ventisette milioni di votanti vittoriosi nei referendum contro la privatizzazione dell’acqua, il nucleare, le leggi ad personam; la concreta e coraggiosa battaglia per la legalità dell’associazione Libera; la scelta della Fiom di credere nei giudici e di farsi così sindacato dei diritti; Emergency, con una proiezione internazionale del diritto alla salute che lo fa diventare emblema di una lotta per la pace; manifestazioni come quella del 2 giugno a Bologna, dove decine di associazioni si sono unite per la difesa della Costituzione.
Ma la difesa della Costituzione non può esaurirsi nella sacrosanta denuncia delle manipolazioni delle regole di garanzia relative al suo cambiamento. Vi sono ormai le condizioni perché proprio dai suoi principi parta la ricostruzione di una politica che torni ad essere, come deve, “costituzionale”. Questo è il punto d’incontro delle diverse forze appena ricordate che, non a caso, vogliono individuare un terreno comune di azione. Dal vuoto politico ad uno spazio politico. Qui anche le persone di buona volontà presenti nel sistema politico potranno trovare, se lo vorranno, possibilità di dialogo e consenso sociale, indispensabili per battere le resistenze che lì si annidano.

Da La Repubblica del 20/08/2013. Stefano Rodotà

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Berlusconi condannatoIl discorso di Berlusconi

Craxi spiegò in Parlamento che se rubava lui, rubavano tutti. Nessuno si alzò in piedi per contestarlo. Silenzio assenso? C’è ora una larga attesa, figlia delle larghe intese, sul discorso che un pregiudicato, amico fraterno, non a caso, di Bottino, farà alle Camere riunite. Di per sé è già un evento che Berlusconi si faccia vedere in aula dato il suo assenteismo cronico emulato solo dal suo avvocato parlamentare, il noto Ghedini. La giustificazione (vera) è che sono affezionati frequentatori dei tribunali della Repubblica, inseparabili. Posso permettermi qualche suggerimento all’evasore fiscale per le parole di commiato ai parlamentari? Due cose così per arricchire la concione che terrà dal suo banco.
“Cari, carissimi (quanto mi siete costati) parlamentari, se oggi sono qui è per mandarvi a fanculo. Certo, non è un linguaggio che mi appartiene, io, abituato alle cene eleganti, però esprime dal cuore quello che penso di voi. Se io sono un delinquente voi siete i servi di questo delinquente, i suoi soci in affari, i suoi dipendenti. Mi rivolgo soprattutto ai banchi della sinistra che mi è stata vicina in tutti questi anni con l’approvazione delle leggi vergogna, dell’indulto, dello Scudo Fiscale. Quanti bei ricordi assieme. E la scorpacciata del Monte dei Paschi? Indimenticabile. E ora vi voltate dall’altra parte, compreso Enrico Letta che spese parole di miele per me invitando a votarmi al posto del M5S (in verità le spese anche per Andreotti e per Monti, è un ragazzo volubile…). Lui che deve tutto a suo zio che a sua volta deve tutto a me. Se io sono colpevole, voi siete colpevoli di avermi tollerato, coperto, aiutato in ogni modo sapendo perfettamente chi ero. Non mi sono mai nascosto, al contrario di voi. Finocchiaro, D’Alema, Violante dove siete? Non potete lasciarmi solo. Potrei essere indotto, più dalla rabbia che dalla disperazione, a rivelare la storia di questi vent’anni agli italiani intontiti dalle televisioni che voi graziosamente mi avete regalato. Senza di me voi non sareste mai esistiti. Senza di voi, che avete ignorato per me qualunque conflitto di interessi, io non sarei mai esistito o forse avrei accompagnato il mio sodale a Hammamet. Siamo legati come gemelli dalla nascita. E ora mi lasciate solo, ai domiciliari o ai servizi sociali per una semplice frode fiscale? A fanculo, dovete andare. Io non sono certo peggio di voi. I padroni, anche i più ributtanti, sono sempre migliori dei loro servi!”.

da beppegrillo.it

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Aug
20

Aston Martin Vanquish 2014

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Nuova-Aston-Martin-Vanquish 2014Nuova Aston Martin Vanquish, ammiraglia feroce e seducente
La nuova “opera d’arte” per festeggiare i 100 anni della Casa britannica

Aston Martin Vanquish 2013 – Aston Martin celebra il suo centenario con la nuova Vanquish, una splendida ammiraglia che mette insieme tecnologia avanzata, lusso estremo e prestazioni da supercar. La nuova creatura britannica è spinta dal nuovo V12 da 573 CV.

Attraverso la propria pagina Facebook Aston Martin ha presentato la nuova Vanquish, la splendida ammiraglia che vuole festeggiare nel migliore dei modi il secolo di storia della Casa automobilistica inglese. Per il suo centenario Aston Martin ha voluto realizzare una vettura speciale, l’auto migliore che il costruttore britannico abbia mai costruito. Così è nata la nuova Vanquish, un’ammiraglia che vanta l’ingegneria più avanzata, il design più raffinato e i migliori materiali che Aston Martin abbia mai utilizzato.
La carrozzeria della nuova Vanquish vanta un’alta percentuale di fibra di carbonio che la rende leggera nonostante le dimensioni non sia proprio quelle di una compatta. Ingegneria avanzata fuori così come all’interno della nuova vettura di Aston Martin dove spicca il lusso e la cura artigianale di gran parte dei componenti dell’abitacolo. Finiture raffinate, anche in fibra di carbonio, contribuiscono a rendere l’interno dell’auto un concentrato di tecnologia che si mescola al comfort e all’estrema funzionalità garantita da un nuovo sistema di infotainment che risponde ai crismi dello “stato dell’arte”.
La fibra di carbonio la ritroviamo anche sotto il cofano della nuova Aston Martin Vanquish dove è collocato il propulsore più potente tra quelli finora realizzati dalla Casa britannica. Si tratta del nuovo V12 AM11 di quarta generazione in grado di offrire una potenza di 573 CV e una coppia massima di 620 Nm, caratteristiche che consentono alla nuova ammiraglia inglese di scattare da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi.

di Gaetano Scavuzzo da quotidiano.net

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Aug
20

La Bmw M4

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Bmw m4 01Ecco la nuova Bmw M4, erede della M3
La coupé svelata al concorso d’eleganza in California

La carrozzeria scintillante dorata, i «muscoli» in bella vista, quattro minacciosi scarichi sotto al paraurti posteriore. C’è questo e molto altro sulla nuova Bmw M4, l’erede della M3 che ha debuttato al concorso d’eleganza di Pebble Beach.

DALLA PISTA ALLA STRADA. Una concept secondo la casa, che non rilascia informazioni sulla meccanica, ma assai simile al modello definitivo in rampa di lancio per il 2014. È probabile che a muoverla sarà un sei cilindri biturbo al posto dell’attuale V8 della M3. «Con il lancio della M4 gettiamo le basi per una nuova era in strada e in pista» è il commento di Freidrich Nitschke, presidente della divisione «M» di Bmw. Già, in pista dove il campionato Dtm attira migliaia di appassionati per l’accesa rivalità fra i costruttori tedeschi, la M4 rappresenta una base per futuri trionfi. Per ora si poco: utilizzerà ampiamente materiali leggeri quali alluminio e plastica rinforzata di fibra di carbonio.

da corriere.it

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Aug
20

Ferrari 458 Italia Speciale

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Ferrari 458 Italia Speciale 05Ferrari 458 Italia Speciale
Al Salone di Francoforte tecnologia estrema per la nuova V8 senza compromessi

La Ferrari 458 Speciale nasce dalla filosofia della Casa di Maranello dell’innovazione e della ricerca tecnologica estrema che, nelle aree motopropulsore, aerodinamica e dinamica veicolo, ha prodotto risultati tali da rendere “Speciale” una vettura già eccezionale come la 458 Italia, dando origine a un concept totalmente nuovo di sportscar, essenziale e senza compromessi.

Molte delle sofisticate soluzioni che trovano con la 458 Speciale la prima applicazione su una vettura di gamma, tra cui l’aerodinamica attiva, sono destinate a diventare uno standard per l’intera produzione della Ferrari nel futuro prossimo.
La nuova berlinetta 8 cilindri posteriore-centrale, che si affianca nella produzione della Casa di Maranello alle pluri premiate 458 Italia e 458 Spider, è stata progettata con l’obiettivo di elevare prestazioni ed emozioni di guida ai massimi livelli garantendo contemporaneamente la facilità del controllo in ogni situazione.
Lavorando con maniacale attenzione sul motore che per due anni ha dominato il premio International Engine of the Year come “Best Performance Engine”, la Ferrari ha costruito il suo V8 aspirato più potente di sempre (605 cv) con una potenza specifica di 135 cv/l , la più alta raggiunta da un motore aspirato per uso stradale.
Grazie allo straordinario rapporto peso/potenza, soltanto 2,13 kg/cv, la 458 Speciale è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,0” (0-200 km/h in 9,1”), fermando il cronometro sulla pista di Fiorano nel tempo di 1’23”5.
Le esigenze aerodinamiche hanno guidato il lavoro del Centro Stile Ferrari che, avvalendosi della collaborazione con Pininfarina, ha scolpito la forma perché fosse più che mai funzionale alle prestazioni. Spiccano in questo senso le soluzioni mobili anteriori e posteriori, orientate al bilanciamento del carico aerodinamico e alla riduzione della resistenza, che contribuiscono a rendere la 458 Speciale la vettura di serie aerodinamicamente più efficiente nella storia Ferrari (indice E di 1,5).
La tecnologia dei sottosistemi di dinamica veicolo, da cui scaturisce l’immediata confidenza nel controllo ad alta velocità, la naturalezza nella gestione dei sovrasterzi di potenza e la precisione nella risposta ai comandi, rappresenta un ulteriore passo in avanti in un settore nel quale la Ferrari detiene una consolidata leadership.
Uno dei contenuti più innovativi è il controllo elettronico dell’angolo di assetto (Side Slip angle Control – SSC) che facilita il raggiungimento del limite prestazionale a tutto vantaggio delle emozioni di guida. Grazie a un nuovo accurato algoritmo, l’SSC analizza istante per istante l’assetto della vettura e lo confronta con i valori ideali di riferimento, ottimizzando di conseguenza la gestione della coppia motore (attraverso il controllo di trazione F1-Trac) e la ripartizione di coppia del differenziale sulle due ruote (attraverso il differenziale elettronico E-Diff).
Lo sviluppo della vettura è avvenuto con gli pneumatici Michelin Pilot Sport Cup2, specificamente messi a punto attraverso un intenso programma di collaborazione che ha visto tra l’altro numerose sessioni di test congiunti in pista e al simulatore. Concepiti per la 458 Speciale, incrementano la performance sul giro singolo in condizioni di asfalto asciutto oltre che la costanza della prestazione nella sequenza di giri. Permettono inoltre di avvantaggiarsi della migliore aderenza su bagnato.
Questi contenuti tecnici consentono l’abbassamento del tempo sul giro singolo e una ripetibilità della performance nelle serie di giri consecutivi fino a oggi impossibile con una vettura non esclusivamente destinata alla pista, facendo della 458 Speciale la Ferrari di gamma con il miglior tempo di risposta (0,060 s) e l’accelerazione laterale più elevate (1,33 g) di sempre.
La 458 Speciale sarà presentata al grande pubblico in anteprima mondiale al Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte, a settembre.
SCHEDA TECNICA SINTETICA
Motore
Tipo                            V8 – 90°
Cilindrata totale               4495 cm3
Potenza massima                 605 cv a 9000 giri
Coppia massima                  540 Nm a 6000 giri
Peso
Peso a secco                    1290 kg
Rapporto peso/potenza           2,13 kg/cv
Prestazioni
0-100 km/h                      3,0”
0 – 200 km/h                    9,1”
Tempo giro Fiorano              1’23”5
Emissioni (ciclo combinato ECE + EUDC)
Emissioni CO2**                 275 gr/km

**Con allestimento HELE

di Maurizio Manna da quotidiano.net

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