ilvo diamanti 2Prigionieri del presente. C’era una volta il futuro

C’ERA una volta il futuro. Oggi è scomparso. Una parola inutile, comunque inutilizzata. Il futuro. Illuminava l’orizzonte sociale e personale.

Ispirava l’azione e, anzitutto, i messaggi della politica. I leader e i partiti erano tutti impegnati a scrivere programmi, progetti. A fare promesse. Perché anche le promesse riguardano il futuro. La politica della Prima Repubblica: era orientata da ideologie. Grandi narrazioni della storia, proiettate nel futuro. Che sarebbe stato migliore del passato e del presente. La politica della Seconda Repubblica ha, invece, affidato la produzione di immagini del domani agli esperti di marketing. Ha ricondotto le identità e i progetti alla personalità del leader. Così il tempo ha perduto significato. Come i progetti. La figura di Berlusconi, modello e artefice di quest’epoca, ha riassunto in sé ogni promessa. Facendola apparire attuale e attuabile, se non oggi, almeno domani. La sua biografia “personale”, in un tempo pervaso dal mito del mercato e della competizione individuale, ha comunicato alla società che tutti “ce la potevano fare”. Tutti potevano diventare come lui. Egli stesso “prometteva” sviluppo e benessere al Paese. Perché il Paese, in fondo, è come un’azienda. E lui, il Grande Imprenditore, era l’unico in grado di farla funzionare. Così, del futuro, in politica, si è perduta ogni traccia. E noi ci siamo trovati incapsulati nel presente infinito. Oggi, nessuno pare in grado di guardare lontano. Le utopie, gli ideali: non funzionano più neppure come slogan. Le promesse: si riducono all’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Entro agosto, ovviamente, per non fare passare troppo tempo. Perché un mese è già un orizzonte troppo lontano, per la politica dei nostri tempi. D’altronde, l’ispiratore della Seconda Repubblica, Berlusconi, fatica ad alzare gli occhi oltre l’immediato. È lì, a casa, in attesa del prossimo 9 settembre, quando la Giunta per le elezioni si esprimerà sulla sua decadenza dallo status di senatore. Con il voto del Pd. In quel caso, ha avvertito – e minacciato – il ministro Gaetano Quagliariello, la vita del governo sarebbe a rischio. Il presidente, Giorgio Napolitano, tuttavia, ha ribadito, anche di recente, che, senza una legge elettorale diversa, in grado di garantire governabilità, dopo il voto, non scioglierà le Camere. Dunque, il “futuro” tracciato dal Pdl è lungo (si fa per dire) un mese. Poi si vedrà. Anche perché il Pdl, in realtà, non esiste più. È una sigla vuota. Rinnegata, più che negata, per primo, da Berlusconi stesso. Il quale, per guardare avanti, ha fatto un salto all’indietro. Di quasi vent’anni. Ha, infatti, deciso di rilanciare Forza Italia. La sigla del suo partito personale, insieme al quale è “sceso in campo”. Nel 1994. Silvio Berlusconi, d’altra parte, è costretto a scandire il tempo e il calendario in una successione di scadenze, a breve distanza, l’una dall’altra. Per motivi politici e giudiziari. Possibili – e improbabili – elezioni. E nuovi gradi di giudizio, che lo attendono. Così, ieri, in un messaggio ai suoi sostenitori, non ha indicato un percorso. Si è limitato a dire: “Io resisto”.
Il Pdl oppure Forza Italia e tutte le sigle che fanno riferimento all’universo politico di Berlusconi appaiono, quindi, sospese. Incapaci di dettare non una prospettiva, ma un’agenda per i prossimi mesi. Perché non hanno un nome certo. Perché la precarietà del loro leader – unico e insostituibile – si riproduce su di loro, moltiplicata.
L’altro soggetto politico che davvero conti, oggi, è il Partito Democratico. L’unico vero “partito”, lo ha definito ieri Eugenio Scalfari. Di certo non il partito unico. Né unitario. Ma, semmai, incerto. Sulla leadership possibile. Da cui dipende la sua strategia, se non il suo futuro. Il Pd è atteso da una stagione tesa e instabile. Il congresso, in settembre. Le primarie per il segretario di partito, a fine novembre. Probabilmente. Anche se molto dipende dal destino del governo. Che nessuno, nella maggioranza, ha voglia o, comunque, è in grado di far cadere. Ma neppure di sostenere in modo convinto. Così, il governo procede “per necessità”. Ed è come se corresse sul filo. Sempre in bilico. Non può dare l’idea di avere un futuro. Né, per questo, può proporre un’idea di futuro. Gli altri partner di maggioranza, d’altra parte, il futuro l’hanno consumato in fretta. Scelta Civica, la formazione politica di Mario Monti, ormai, è poco rilevante, nell’opinione pubblica. Riavvicinata, nei sondaggi, dall’Udc. A causa del calo di Scelta Civica, assai più che per la ripresa dell’Udc. Così, dimostra un futuro corto non solo la prospettiva di un soggetto politico di Centro, capace di ancorare il sistema politico italiano. Ma anche l’idea di una Destra diversa, guidata da un Centro sicuramente affidabile. E, tuttavia, troppo piccolo per essere preso sul serio.
Peraltro, neppure le forze politiche di opposizione sembrano avere un futuro sul quale investire. Non la Lega, divisa all’interno. Impegnata, per sopravvivere, per avere ascolto, a ingaggiare battaglie di respiro corto e senza dignità. Come quella intrapresa contro la ministra Kyenge.
Neppure il M5S sembra interessato a progettare il futuro. Perché il suo successo è strettamente legato all’insuccesso degli altri. Di soggetti politici senza futuro. E, comunque, il modello di azione e di comunicazione interpretato da Beppe Grillo enfatizza il presente. L’immediato. È la politica come happening permanente. Sostenuta dalla Rete e attraverso la Rete. Un ambiente dove è possibile a tutti inter-agire, in modo diretto. E immediato.
Non a caso Enrico Letta, aprendo il meeting di Cl, a Rimini, ha “promesso” che a ottobre la legge elettorale sarà riformata. Si andrà oltre il “Porcellum”. A ottobre. Perché è difficile guardare più in là di ottobre. D’altronde, anche con una nuova legge, al di là degli annunci, pochi sembrano disposti ad affrontare nuove elezioni. In Parlamento, ma anche fra i cittadini. Lo stesso Letta, non a caso, gode di un consenso personale elevato e gran parte degli elettori si dice contraria all’ipotesi che il suo governo cada. Non per “fiducia”, ma per “timore”. Di quel che potrebbe capitare poi. In fondo, anche noi ci siamo adattati. Alla scomparsa del domani. Così invecchiamo senza rendercene conto, perché, insieme al tempo, abbiamo abolito i giovani e la gioventù, dal nostro orizzonte. Stiamo diventando professionisti dell’incertezza. Navigatori dell’eterno presente. Ma proseguire in questa direzione ancora a lungo pare impossibile. Se il futuro è scomparso, restituiteci almeno il passato.

Ilvo Diamanti da Repubblica.it

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Chiara Giorgianni e Alex Nuccetelli hot in costa smeralda 05Chiara Giorgianni e Alex Nuccetelli passione in spiaggia

Coccole e acrobazie in Costa Smeralda

Stessa spiaggia, stesso mare. Dopo la prima uscita in pubblico a luglio, Chiara Giorgianni e Alex Nuccetelli sono tornati in Costa Smeralda. La coppia è sempre più passionale: baci, coccole e carezze, i due non si separano nemmeno un minuto, regalando a tutta la spiaggia un siparietto davvero hot.
Lei è l’ex gieffina dal passato sentimentale un po’ dubbio, lui invece, è l’ex di Antonella Mosetti e papà di Asia. I due si sono conosciuti poco tempo fa e pare che la scintilla sia scattata subito. Sarà stato il fisico dalle curve sexy della bella Chiara a far perdere la testa ad Alex? Oppure tutti quei tatuaggi? Qualunque cosa abbia fatto innamorare Nuccetelli pare resistere, dato che i due sembrano davvero molto affiatati. Bikini fluo e striminzito per lei, pettorali da manuale per lui, Chiara e Alex sembrano aver trovato la formula magica per far continuare il loro amore.

da tgcom.it

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Roma via dei fori imperiali«E’ stato il periodo di più lunga pedonalizzazione dei Fori imperiali. Avevo l’interesse a capire come sarebbe stato percepito dai romani e dai turisti e la sensazione è che la pedonalizzazione sia stata apprezzata»: così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha commentato lo stop del traffico per quattro giorni su via dei Fori imperiali voluto dal Campidoglio a partire da Ferragosto. A chi gli chiede se la pedonalizzazione totale si potrà ripetere prossimamente, Marino risponde: «Immagino di sì. Certamente è più facile eseguire un provvedimento così durante periodi prefestivi».

Marino: aumentate le presenze di turisti e romani. «C’è stato un aumento percentuale statisticamente significativo delle presenze nell’area archeologica non solo di turisti ma anche di romani – dice Marino – Dietro la pedonalizzazione non c’è una visione ideologica o caparbia ma, una visione di una città che investe e valorizza sul patrimonio artistico e culturale. Roma, così, recupera quel ruolo di guida culturale che le spetta nel nostro continente».

«Al lavoro per pedonalizzare il Tridente». «In questi anni dovremo anche lavorare all’idea di pedonalizzare altre aree della nostra città. Penso al Tridente» ha detto Marino riferendosi alle tre strade del centro, via di Ripetta, via del Corso e via del Babuino, che partono da piazza del Popolo.
«Nelle prossime settimane – aggiunge – inizierò un dialogo con i commercianti di quella zona per capire qual è la loro posizione e poi insieme prendere decisioni».

ilmessaggero.it

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ambulanza 5Punto da calabrone, muore a 46 anni
Genova, la vittima era un ex rugbista

E’ morto in strada, a Genova, dopo essere stato punto da un grosso calabrone Andrea Donati, ex rugbista, attualmente allenatore di una squadra delle giovanili. L’uomo è stato subito soccorso dai medici, che hanno tentato inutilmente di rianimarlo, ed è morto durante il trasporto verso l’ospedale per arresto cardiaco, dovuto allo shock anafilattico. Alcuni testimoni raccontano che, prima di essere punto, Donati aveva tentato di uccidere l’insetto.

da tgcom.it

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curva nord chiusaLa curva della Lazio chiude per razzismo. Lo ha deciso il giudice sportivo Gianpaolo Tosel, lo prevedono le nuove norme anti-discriminazione recepite dalla Federcalcio dopo l’invito dell’Uefa: da questa stagione, infatti, al primo coro razzista verrà chiuso il settore da dove la “follia” ha origine e, in caso di recidiva, sarà l’intero stadio a pagare con i cancelli sbarrati.

Quanto accaduto la notte della vittoria della Juve nella finale di Supercoppa Italiana contro la Lazio va a costituire un precedente che farà molto rumore. Il club biancoceleste giocherà, dunque, la partita di campionato contro l’Udinese in programma domenica prossima: la sanzione, come prevedono le norme, ha effetto immediato quando si parla della chiusura di settori dello stadio e non di tutto lo stadio.

Nel suo comunicato, Tosel ha recepito quanto messo a verbale dagli uomini del procuratore federale Stefano Palazzi presenti, ieri, a bordo campo durante la finale. «…l’obbligo di disputare una gara con il settore denominato Curva Nord privo di spettatori è la conseguenza dei cori espressivi di discriminazione razziale nei confronti di tre giocatori della squadra avversaria indirizzati al 16° ed al 28° del primo tempo e continuativamente dal 20° al 43° del secondo tempo…», si legge nel comunicato ufficiale.

I tre giocatori della Juve presi di mira da chi guardava la partita nella curva laziale sono Pogba, Ogbonna ed Asamoah: ad ogni loro tocco del pallone andava in scena la “follia” condannata, adesso, anche dalle norme come mai prima. Lo stadio della Capitale si macchia, così, di una delle più pesanti pagine alla rovescia della sua storia: a chiudere per razzismo sarà anche la curva Sud della Roma per la partita del prossimo primo settembre contro il Verona per colpa dei cori contro il milanista Balotelli durante l’ultima giornata dello scorso campionato.

Guglielmo Buccheri lastampa.it

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