Feb
01

Vicenza attivisti No Dal Molin alla base Ederle 2

By admin

Cinquanta No Dal Molin conquistano la Ederle 2. Recinzione tagliata a Rettorgole e “ingresso” durante il cambio della vigilanza. In tre sono saliti sulla gru numero 14 dove hanno appeso una bandiera, una decina gli incatenati. Gli invasori denunciati in libertà

no_dal_molinCantano a squarciagola la Gigliola Cinquetti del 1972 “E qui comando io, e questa è casa mia” gli attivisti del No Dal Molin ai piedi della gru numero 14, nel grande cantiere della nuova base americana, che hanno conquistato con uno spettacolare colpo di mano ieri intorno a mezzogiorno. Tre loro compagni hanno dispiegato la bandiera della pace in cima alla gru. E non appena, alle 13.30, arriva la troupe della Rai di Venezia con l’inviata Anna Vitaliani, i portavoce Cinzia Bottene e Olol Jackson danno il via libera per telefono al rilascio del fumogeno rosso che segnala in cielo l’inizio dei titoli di coda della manifestazione solfeggiata sulle note di “Bella ciao”. Meglio, «l’ispezione», come la chiamano quelli del presidio, che per la prima volta da quando sono iniziati i lavori sono riusciti a valutare lo stato della falda («pessimo, affiora per mezzo metro in superficie e la palificata rischia di creare danni») e la zona delimitata dei reperti archeologici.

CONTROPIEDE. Dunque, con una ripartenza studiata a tavolino degna del miglior allenatore di calcio di serie A, Francesco Pavin e una cinquantina di aderenti al movimento hanno dato scacco al servizio di sicurezza che stava eseguendo il cambio della guardia. Mentre l’ultimo gippone “defender” dei carabinieri si allontanava dallo spicchio nord, imbiancato dalla neve notturna, collocato a ridotto della gru numero 16 a due passi dal Bacchiglione a Rettorgole, i “nodalmoliniani” si avvicinavano alle reti dove svettava il cartello “zona militare/divieto di accesso – sorveglianza armata” e con un paio di cesoie, oplà, tagliavano la rete coperta da un telone verde. Uno squarcio di 7-8 metri attraverso il quale i pacifisti si sono introdotti indisturbati e increduli che conquistare la Ederle 2 fosse così facile. Hanno sorpreso il dispositivo di sicurezza e quando la prima pattuglia dei carabinieri è arrivata all’avamposto, i No Dal Molin avevano già preso possesso della “zona numero 14″.

INCATENATI. Bobo, Alessandro e Molteni hanno il compito di raggiungere la cima della gru per srotolare la bandiera della pace e la maxiscritta “Vicenza si difende”. Indossano caschetti di protezione, hanno le corde da roccia e aspettano appollaiati le forze dell’ordine. Una decina tra donne e ragazzi si incatenano al primo piano della stessa gru, qualcun’altro lo fa a una ruspa, mentre il resto della truppa pacifista intona a mò di sfottò la canzone dei “Vatussi” di Vianello, mentre le forze dell’ordine riprendono possesso del territorio violato. «Ci mettiamo la faccia – spiega Marco Palma, uno dei portavoce – perché il valore di questa terra è molto di più delle conseguenze personali».

DENUNCE. Nel giro di mezz’ora accorrono poliziotti e carabinieri in forze guidati dal vicequestore Stefani. Sono informati subito il prefetto Melchiorre Fallica e il questore Giovanni Sarlo, così come il magistrato di turno Giorgio Falcone. Si sceglie la linea morbida a livello giudiziario. Nessun arresto se non nel caso di resistenza a pubblico ufficiale. La questura inoltrerà una relazione alla procura con i nomi degli “invasori” che si beccheranno l’ennesima denuncia. Gran parte di loro aveva partecipato all’occupazione della Prefettura.

L’ispezione vestita da occupazione simbolica è filata fila via liscia e poco dopo le 14 la maggior parte degli attivisti, dopo essere stata identificata, è uscita dal territorio del grande cantiere. Bisogna aspettare altri quaranta minuti perché anche il terzetto che si è arrampicato sulla gru lasci l’ex Dal Molin scortato dalle forze dell’ordine. «C’è parecchia acqua, là dentro», spiegano tutti a taccuini aperti. Il freddo è pungente. Il generale inverno, con la neve caduta la notte, è stato un prezioso alleato dei “nodalmoliniani” che ieri, col sorriso stampato in faccia, si sono tolti una bella soddisfazione. Pacifica, simbolica, dal sicuro effetto mediatico. Ma nel concreto cambierà qualcosa?

Ivano Tolettini

da IL GIORNALE DI VICENZA

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