Governo italiano dice no al progetto banda larga
ByIl governo blocca la banda larga
Il governo cancella gli 800 milioni di euro previsti per lo sviluppo di internet veloce su tutto il territorio nazionale. Una decisione che segue di una settimana la notizia del mancato sostegno all’investimento in PC e software nella Tremonti Ter. Insorgono le opposizioni e i sindacati: l’attuale maggioranza manca di visione strategica e condanna il paese all’arretratezza
Frida Roy
Il Governo ha deciso di cancellare gli 800 milioni di euro previsti per lo sviluppo di internet veloce su tutto il territorio nazionale e di rimandare questa importante scelta quando l’Italia sarà uscita dalla crisi economica. Una decisione preoccupante perché non coglie le occasioni che vengono dall’innovazione e relega in secondo piano un investimento strategico per il nostro Paese, che darebbe impulso a tutta l’economia servirebbe proprio a uscire dalla crisi.
Se poi pensiamo che il taglio dei fondi alla banda larga, segue di una settimana la notizia del mancato sostegno all’investimento in PC e software nella Tremonti Ter, è chiaro che l’attuale maggioranza manca di visione strategica e vive alla giornata.
La coperta della finanza pubblica è troppo corta, questa non è una novità, ma implica il dovere di fare delle scelte strategiche. La lotta al digitale divide è una di queste, perché un Paese arretrato tecnologicamente è irrimediabilmente penalizzato nello scenario competitivo globale.
Per fare un paragone, potremmo dire che oggi la banda larga rappresenta ciò che le infrastrutture autostradali e ferroviarie rappresentarono nel dopoguerra; anche nel senso di un’opportunità di ripresa e di sviluppo per l’economia nazionale.
Cosa sarebbe accaduto al ’sistema Paese’ se negli anni `60 si fosse deciso di non investire nelle infrastrutture, continuando a fare marciare l’Italia su una vecchia strada? Se il governo non ritorna sui suoi passi lo scopriremo ben presto.
Dura la reazione delle opposizioni. L’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd ha annunciato che i democratici promuoveranno una mozione parlamentare bipartisan che vincoli il governo allo sblocco dei fondi per internet veloce.
“Siamo certi – dice Gentiloni annunciando l’iniziativa- di poter contare su un vasto consenso bipartisan. Il no del governo agli 800 milioni previsti dal piano Romani sulla banda larga è una grave ipoteca sul futuro del nostro sviluppo. Investire sulla banda larga non significa solo assicurare accesso a internet per tutti, ma contribuisce a rimettere in moto l’economia e a creare nuova occupazione. Per questo nelle maggiori economie del mondo l’investimento sulla banda larga non viene rinviato, ma fa parte dei pacchetti anti-ciclici dei governi per far fronte alla crisi. L’Italia non può essere l’unico Paese a perdere questa occasione”.
Per il presidente della Provincia di Roma “quella contro il divario digitale è una lotta democratica: un impegno necessario perché una parte della popolazione rischia di essere esclusa dall’uso delle tecnologie. Si tratta di una scelta che guarda al futuro e che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le aziende”.
Per Zingaretti, L’Italia, anziché rinunciare a questo importante servizio, “dovrebbe, come hanno la Finlandia e altri Paesi europei, dichiarare la banda larga ’servizio universale’, ossia diritto per ciascuno cittadino”. A questo proposito, Zingaretti ricorda che “la Provincia di Roma sta investendo 2 milioni 450 mila euro in un programma per la creazione, entro la fine del 2010, di 500 aree pubbliche raggiunte dalla connessione a internet Wi-Fi. Si tratta del più imponente progetto in Italia per la diffusione di internet gratis senza fili, per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5 mila Kmq) e Comuni interessati (121).
Massimo Donadi accusa il governo di “condannare l’Italia all’arretratezza con pesanti costi per i cittadini” mentre l’Europa ed il resto del mondo corrono verso le nuove tecnologie e l’innovazione.
“C’è poi – aggiunge il capogruppo dell’Idv alla Camera – un’altra considerazione: da mesi Berlusconi nega che ci sia la crisi, mentre Gianni Letta ha affermato che i soldi per la banda larga li daranno quando usciremo dalla crisi. Due sono i casi, quindi: Berlusconi mente e siamo ancora in piena crisi oppure è una scelta strategica del governo per ostacolare la diffusione e l’utilizzo di internet”.
Infine il fronte sindacale. Per il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, “ancora una volta si dimostra come il Governo non racconti tutta la verità e soprattutto non abbia idee chiare su come far uscire il nostro Paese dalla crisi”. Le motivazione di questa scelta, aggiunge, “consisterebbero, secondo quanto riferito dal governo, nella priorità che lo stesso vuole dare agli interventi sugli ammortizzatori sociali in nome di una presunta centralità dell’occupazione: non sarà certamente la Cgil a negare la gravità della situazione e la necessità di concentrare le risorse a tutela dei redditi e dell’occupazione, tuttavia gli investimenti bloccati dal governo sono necessari per rilanciare lo sviluppo del Paese e la sua modernizzazione tecnologica”.
Questi investimenti, infatti, spiega Solari, “servono alle imprese, soprattutto quelle più piccole, che si vogliono sviluppare, alle famiglie per
rapportarsi alla Pubblica amministrazione e usufruire dei servizi con metodi e tecniche innovativi, ai giovani per studiare e utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione”. Sono inoltre necessari, continua, “per dare lavoro e occupazione alle imprese del settore grandi e piccole, a quelle che gestiscono il servizio e a quelle che lavorano in appalto con migliaia di lavoratori in cassa integrazione”.
Contro il governo si schiera questa volta anche la Uil: Uno dei “punti nodali” della ripresa della competitività del sistema Italia è quello di “realizzare il traguardo dei 2 Megabit al secondo per tutti gli italiani entro il 2012, così come indicato sia dal piano del viceministro Romani – spiega il segretario confederale Paolo Pirani – soprattutto nel progetto di digitalizzazione di tutta la pubblica amministrazione predisposto dal ministro Brunetta”.
Per l’esponente della Uil “sono traguardi di modernizzazione del paese indispensabili per una nazione che vuol tornare a competere e che non possono essere vincolati a ragioneristiche determinazioni di vincoli di spesa. Il debito pubblico è un problema da tener presente ma che rischia di travolgerci se non viene affrontato anche in una logica di crescita del Pil. Ci auguriamo – aggiunge Pirani – che il Governo sostenga concretamente lo sforzo di modernizzazione che viene portato avanti dai suoi ministri e che trova il nostro convinto appoggio”.
da APRILEONLINE.INFO

1 Comments
November 19th, 2009 at 09:33
[...] sono già affievolate a livello politico le proteste per la cancellazione da parte del governo del già programmato finanziamento di 800 milioni di euro per lo sviluppo [...]