Jul
21

precipita e muore Cristina Castagna

By admin

elgrio-cristina-castagnaPrecipita in un crepaccio
Muore Cristina Castagna
DISGRAZIA. La tragedia è avvenuta sotto gli occhi del compagno con cui aveva già conquistato altre vette himalayane. Aveva appena conquistato il Broad Peak, un Ottomila, e stava scendendo con Giampaolo Casarotto quando è scivolata e volata per decine di metri

Cristina Castagna sul Dhaulagiri. La foto è nel suo sito internet “El Grio” in cui la seguivano tutti gli amici: «Il Mondo è troppo rumoroso sono una ricercatrice del Silenzio», scriveva
Vicenza. Gli occhi espressivi e intensi di Cristina Castagna, il grillo delle Piccole Dolomiti, si sono spenti per sempre dopo il quinto assalto che l’aveva consacrata, a soli 31 anni, come già una delle più grandi alpiniste italiane di ogni tempo. A migliaia di chilometri da dove “el grio” aveva mosso i suoi primi passi è precipitata sotto gli occhi disperati dell’amico Giampaolo Casarotto, con il quale aveva appena vinto il Broad Peak, noto tra gli appassionati come il K3, con i suoi 8047 metri nella catena pakistana del Karakorum. Montagna vinta nel 2003 dalla prima italiana Nives Meroi. «L’avevo davanti a me a una decina di metri quando è scivolata – ha riferito Casarotto al telefono satellitare -. Stavamo scendendo dal campo 4 quando Cristina è come fosse inciampata. Ha sbattuto contro alcune rocce poi è precipitata in un crepaccio. Quando l’ho raggiunta, purtroppo era già morta. Non mi sono rimaste che le lacrime».
La tragedia è avvenuta nel pomeriggio di sabato, quando in Italia per via delle sei ore di fuso orario era ancora mattina.
La tragica notizia dopo essere rimbalzata di telefonino in telefonino è stata confermata ieri pomeriggio. Del resto, l’assordante silenzio proveniente dall’abitazione di Cristina a San Quirico di Valdagno dove sono rinchiusi nel dolore i genitori testimoniava che la passione che fa sognare da sempre gli spiriti liberi aveva voluto ancora una volta il più alto dei tributi. Un dolore che è reso ancora più straziante dal fatto che a 7 mila metri di quota è assai difficile, se non impossibile, recuperare una salma. Gli elicotteri, com’è noto, raggiungono al massimo i 5 mila metri. Più su ci vanno solo gli sherpa, ma entrano in gioco altre questioni. Questo significa che difficilmente i famigliari potranno rivederla anche da morta, tanto più che lei stessa ha lasciato scritto che in caso di disgrazia avrebbe voluto essere lasciata nel tempio laico dell’alpinismo. Cristina aveva presentato la sua ennesima sfida all’inizio di giugno a Schio. Era un sabato pomeriggio. Si era raccontata con la semplicità di una donna forte. Aveva detto che il grande amore della sua vita era l’alta quota. Negli ultimi cinque anni aveva messo a segno, una dopo l’altra, delle pregevoli ascensioni oltre gli 8 mila fino a raggiungere nel 2008 il Makalu, prima donna italiana. “El grio”, con quello scherzoso soprannome che le aveva messo il padre da piccola perché non stava mai ferma, voleva diventare una delle più grande scalatrici. Era determinata e talentuosa, ma umile allo stesso tempo, come quando diceva che al Pronto soccorso del San Bortolo dove lavorava «imparo ogni giorno come molte persone affrontano 8000 molto più difficili e impegnativi dei miei».
Cristina e Giampaolo aveva conquistato il K3 ventisette anni dopo che l’inavvicinabile scalatore vicentino Renato Casarotto, morto in un crapaccio sul K2 nel 1986, era salito per primo lungo lo spigolo nord del Broad Peak.
I due si erano lasciati alle spalle la cima del dodicesimo monte più alto del pianeta e stavano scendendo lungo un ripidissimo pendio quando è avvenuta la tragedia che è costata la vita a Cristina. Progettavano di attaccare il Gashembrunm1 nei prossimi giorni, ma i piani sono stati sconvolti dalla tragedia. Cristina raccontava di essere una lettrice accanita e del piacere che provava nello scrivere poesie al campo base di un ottomila. Immaginava che il vento le trasportasse in giro per il mondo, mentre lei con i suoi occhi penetranti che comunicavano la gioia della sfida affannosa le seguiva fino all’infinito. Di questa formidabile ragazza che inseguiva i sogni, ma chi non li accarezza?, non resta che lo straziante ricordo scolpito su una larga parete bianca.

Ivano Tolettini ilgiornaledivicenza.it

Sono Cristina Castagna ma mi piace farmi chiamare El Grio un soprannome che mi ha dato mio padre, visto che non rimango mai ferma e come i grilli salto ovunque , sono nata il 23 Dicembre de 1977, così ho subito portato scompiglio in famiglia. Ho un fratello e due sorelle io sono la minore.Ho il diploma di maturità tecnica e il diploma d’infermiera professionale.

La mia grande passione ,il grande Amore della mia Vita è la montagna in particolare l’alta quota.
Ho conosciuto questo mondo nel Gennaio del 2003 con L’Aconcagua in Argentina e da lì sempre più in alto con un tentativo all’Everest nello stesso anno finito a 7800 metri. Nel 2004 il mio piccolo riscatto: arrivo in vetta alla Cima Centrale dello Shisha Pangma; sono la più giovane donna italiana ad aver raggiunto un 8000. Il 2005 mi porta in Pakistan sulla Cima del G2. Nel 2006 tento il Lhotse, ma come nella vita succede di dover rinunciare anche qui le regole non cambiano, così mi fermo a 8100 metri per il freddo ai piedi. Nel 2007 mi lascio conquistare dalla Vetta del Dhaulagiri.
Il 2008 è ancora un anno fortunato e arrivo in vetta al Makalu la prima donna italiana.

Tra una spedizione e l’altra torno a casa dove lavoro come infermiera al Pronto Soccorso di Vicenza. E’ proprio qui che imparo che nella vita di tutti i giorni molte persone affrontano 8000 molto piu’ difficili e impegnativi dei miei. Lavoro anche in una palestra come insegnante di Fit Box quindi bisogna stare attenti a non farmi arrabbiare. Mi alleno andando in montagna: scialpinismo, ghiaccio, arrampicando ma anche semplicemente camminando….Corsa,nuoto,bici, tutta l’attività aerobica è importante e utile per l’alta quota…si dice che siamo dei ‘pesta neve’ perciò avere ‘fiato’ è importante.
Sono una lettrice accanita leggo di tutto, non ho la tv a casa e così le sere in cui sono a casa le passo immersa nelle più svariate letture. Mi piace scrivere poesie, versi che scrivo anche su un lenzuolo bianco al Campo Base nella speranza che il vento le trasporti in giro per il mondo..

Sono un Acchiappasogni mani troppo fragili e Cuore troppo lento.
Sulla Cima di un 8000 cè il Silenzio.
Un Silenzio che lascia spazio solo al battito del Cuore, al respiro affannoso, a te stesso.
Il Mondo è troppo rumoroso sono una ricercatrice del Silenzio.

Semplicemente El Grio.

Categories : cronaca

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