Cavendish bis Armstrong guadagna
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Cavendish, grande bis
Armstrong, che attacco
A La Grande Motte si impone il britannico, ma il fatto del giorno sono i 40” guadagnati dal texano sul compagno di squadra e sui rivali per la vittoria finale. Cancellara resta in giallo
LA GRANDE MOTTE – Vince Cavendish, che si dimostra dominatore incontrastato delle volate, ma la terza frazione del Tour verrà ricordata come quella dell’incidente diplomatico in casa Astana, come il giorno dell’attacco di Lance Armstrong ad Alberto Contador. Una offensiva da consumato stratega, abilmente mascherata da sembrare caso fortuito, sferrata con astuzia e la complicità del vento, costante, trasversale ed insidioso. Ventaglio inevitabile, ed a 30 km dal traguardo, su una tremenda accelerazione del Team Columbia di Cavendish, il fattaccio, la sonnolenza di una frazione di trasferimento che diventa adrenalina..
IL FATTACCIO – Gruppo spaccato, la vecchia volpe Armstrong non si fa sorprendere (con lui la maglia gialla Cancellara, sempre leader) e rimane davanti con i fidi Zubeldia e Popovich. Contador è dietro, aria di rottura. Il buon Lance sembra starsene tranquillo, lascia il timone ad altri, poi il gesto che, a metà tra l’agonismo e il pettegolezzo, tutti sperano: arriva l’ordine ai suoi di tirare. Il resto lo fanno il Team Columbia, davanti al gran completo (gente come Rogers vuole guadagnare anche per la classifica), e la Skil Shimano. Nel drappello anche il giapponese Beppu: ieri avevamo segnalato il quinto posto di Arashiro, oggi arriva la risposta nel derby del Sol Levante.
LA GALLERIA DEL VENTO – Dietro la situazione è un enigma. Contador non replica, ed anche per questo si becca 40” di passivo, tradotti in classifica diventano 19 dal rivale texano. Lavorano Liquigas (per Bennati) e Garmin (pro-Farrar). Anche Evans, che teme Armstrong, mette la Silence davanti, ma è tutto inutile. Volata ristretta, combattuta tra Cavendish e un cliente tradizionalmente ‘bruttò in queste circostanze come il norvegese Hushovd. Incertezza solo sulla carta: il fatto che Cavendish arrivi mimando una telefonata, la dice lunga sul reale esito.
ONORE AL PICCOLETTO – Entrando nella cronaca, ribadita la interminabile galleria del vento, non proprio gradita alla vigilia di una crono a squadre, va registrata una fuga di quattro uomini. Drappello con lo spagnolo Ruben Perez (Euskaltel), i francesi Samuel Dumoulin (Cofidis) e Maxime Bouet (Agritubel), l’olandese Koen de Kort (Skil-Shimano). Il più personaggio è Dumoulin, una sorta di contraddizione ambulante. Lo scorso anno vinse a Nantes, resistendo dopo una lunga fuga ai minicicloni che arrivano dall’Atlantico. Stavolta, in condizioni analoghe, riesce addirittura a spuntare un quarto posto nella volata finale. Se consideriamo che Dumoulin è alto appena 1,58, anche qui è lecito parlare di impresa.
Luigi pannella da repubblica.it


