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Il successo vacanziero del turismo equestre
Posted by: | CommentsVacanze: in sella contro lo stress
A settembre il turismo piace equestre
Il mese di settembre è ancora periodo di vacanze, in cui è particolarmente piacevole regalarsi una fuga, magari anche solo un weekend lungo, per un momento di relax o per addolcire l’impatto del rientro per chi in vacanza ci è già stato. In questi ultimi scampoli di estate i boschi e i sentieri sono l’ideale per immergersi nella natura, meglio ancora se si percorrono in sella ad un cavallo: il turismo equestre è sempre più diffuso e apprezzato perché coniuga in modo particolarmente felice l’amore per gli animali e una sana attività sportiva, molto efficace per dimenticare lo stress da città.
Il cavallo, grazie alle sue straordinarie doti di sensibilità, di adattamento, di intelligenza è considerato da sempre una straordinaria medicina, tanto che l’equitazione viene consigliata a scopo terapeutico in una lunga serie di patologie e disabilità. Già Ippocrate di Coo (460-370 a.C.), consigliava lunghe cavalcate per combattere l’ansia e l’insonnia. In tempi più recenti la letteratura scientifica ha prodotto studi e ricerche in cui si dimostra che andare a cavallo offre anche a chi è perfettamente sano una serie di notevoli benefici. Otre a farci trascorrere qualche ora all’aria aperta, nel verde e a contatto con l’ambiente, questo sport consente infatti di stabilire contatti fisici di grande intensità emotiva, sia nell’offrire al cavallo cure, carezze e massaggi, sia nel ricevere come risposta ai nostri comportamenti manifestazioni di gratificazione da parte dell’animale.
Le iniziative per promuovere l’equitazione e il turismo equestre sono diffuse in tutta Italia, ma una regione dello Stivale particolarmente attenta a questa forma di turismo è il Lazio. “La Fitetrec Lazio – spiega Alessandro Silvestri, presidente del Comitato Lazio della Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec (Fitetrec-Ante) – quest’anno ha registrato oltre 200 tesserati in più rispetto all’anno scorso, oltre ad un notevole aumento dei centri di supporto alla nostra attività: 24 in più rispetto al 2009. Questo significa che le opzioni che abbiamo creato in materia di offerta di turismo equestre stanno riscuotendo successo sia tra gli operatori che tra gli utenti”. Le ippovie più interessanti della regione sono ben sette, dislocate lungo le antiche vie Clodia e Francigena che si percorrevano nel Medioevo anche a piedi, la Risalita del Tevere, Roma-Milano, Roma-Losanna e le Vie Consiliari Romane. In questo modo, è possibile ammirare le bellezze storiche capitoline percorrendo vie antiche e scoprendo luoghi che sarebbero altrimenti esclusi dai normali circuiti turistici.
Tra le novità più recenti ci sono anche due percorsi a sfondo religioso: il primo parte dall’Abbazia di Fossanova e conduce i cavalieri fino alla Capitale. Il secondo, invece, propone lo stesso viaggio già percorso da San Benedetto: si parte da Montecassino, e, facendo tappa in diverse abbazie, si arriva fino a Subiaco. I viaggi solitamente durano dai due ai sei giorni, a seconda del tipo di percorso scelto e delle esigenze dei vacanzieri. Il prezzo medio del pacchetto, ad esempio per una tre giorni sulla via Clodia, si aggira intorno ai 200 euro a persona comprensivi di vitto e alloggio, con sosta nei numerosi agriturismi che hanno stipulato convenzioni con le organizzazioni che si occupano di turismo equestre.
I gruppi, spiega ancora Silvestri, sono sempre seguiti da un accompagnatore con brevetto federale e in molti casi è prevista anche la presenza di un istruttore, di un veterinario e di un maniscalco. In altri casi il viaggio è strutturato in modo da avere facilità di reperire con facilità l’assistenza di questi professionisti. Anche i principianti possono prendere parte ai viaggi e a loro è riservata una particolare attenzione, purché in precedenza si acquisisca una prima dimestichezza con l’equitazione in maneggio e con brevi escursioni di una o due ore.
da TGCOM
Cesenatico turista spende 500 euro per una villetta al mare inesistente
Posted by: | CommentsCesenatico, la villetta al mare non c’è. E il turista viene truffato
CESENATICO – Per soli 500 euro a settimana era possibile prendere un affitto una villetta a pochi passi dal mare a Cesenatico. Ma la casa non esisteva. A farne le spese un ferrarese di 62 anni, ma residente a Bologna, cascato nel tranello teso da una croata di 36 anni, denunciata per truffa.
L’uomo aveva trovato l’annuncio su un sito specializzato, risultato estraneo alla vicenda, con tanto di foto e descrizione. Convinto dell’offerta, ha deciso di trascorrere alcuni giorni in Riviera.
Dopo aver versato la caparra da 600 euro, ha deciso di fare un giro a Cesenatico per “sopralluogo” prima della partenza. Ma presto ha masticato un boccone amaro.
Nessuna villetta, bensì un condominio. Non solo: ha anche scoperto da residenti che, come lui, anche altri avevano affittato lo stesso appartamento.
A quel punto la vittima ha presentato denuncia al Commissariato di Polizia di Santa Viola.
Gli inquirenti sono riusciti a risalire alla truffatrice grazie all’utenza telefonica pubblicata sull’annuncio e l’indirizzario della carta Poste-pay dove è stato versato il bonifico.
Della donna però nessuna traccia. Dalle indagini è emerso che la 36enne, residente in provincia di Torino, aveva commesso altri simili truffe a Sassuolo e Lodi.
Eataly a New York
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“Eataly” apre i battenti a New York
Il sindaco Bloomberg taglia il nastro
Inaugurato il megastore dedicato alla cucina e ai prodotti dell’Italia.
L’area news curata da “La Stampa”
NEW YORK
«Cuciniamo ciò che vendiamo e vendiamo ciò che cuciniamo». Eataly New York oggi è ai blocchi di partenza. Il sindaco Michael Bloomberg, presente il gotha dell’imprenditoria enogastronomica italiana, ha tagliato un nastro simbolicamente realizzato in pasta per inaugurare lo sterminato megastore del gusto “tricolore” ideato dall’industriale piemontese Oscar Farinetti nel cuore della Grande Mela.
6.000 metri quadrati di pizze e paste cucinate alla perfezione, carni trattate come se fossero sushi, ostriche e verdure fritte, una birreria di 650 metri quadrati sul tetto del Toy Building, un palazzo fine Ottocento di fronte all’iconico grattacielo Flatiron: Eataly, all’angolo tra Quinta e 23esima, è un gioco di parole tra Italy e eat (mangiare) ma soprattutto è una enorme sfida: «È l’american dream che sposa i sogni italiani», ha detto lo chef Mario Batali, uno dei partner americani di Farinetti con i soci Joe e Lidia Bastianich. «Un sogno reso possibile anche da una task force del comune di New York», ha detto Bloomberg: la New Business Acceleration Team ha aiutato gli italiani a navigare negli incubi della burocrazia municipale accelerando di 15 settimane il momento del taglio del nastro.
Non è da oggi che Manhattan adora mangiare italiano: negli anni ’80 e ’90 San Domenico di Tony May, i vari Cipriani e Le Cirque di Sirio Maccioni hanno portato i newyorchesi ad apprezzare piatti oltre gli ’spaghetti and meatballs’ delle mense degli emigranti del Novecento. Oggi però il palato raffinato della capitale del melting pot globale ha bisogno di qualcosa che offra una marcia in più. Ed ecco dunque l’iniziativa da 25 milioni di dollari che Farinetti, sulla scia di esperienze analoghe a Torino e in Giappone, ha lanciato oggi accompagnato dal fondatore di Slow Food Carlo Pedrini, cinque sindaci del Piemonte (Torino, Alba, Barolo, Bra e Novello), il presidente della Liguria Claudio Burlando e il presidente della Commissione Ambiente del Senato Antonio D’Alì. Il taglio del nastro simbolico di pasta nei colori delle bandiere italiana e americana è stato benedetto dall’arcivescovo di New York Timothy Dolan e innaffiato da magnum di Asti Spumante e Ferrari Brut.
L’idea di Eataly è quella di un department store di lusso che illustra e vende le eccellenze italiane e locali in fatto di cucina con orari di apertura dalle sei di mattina per il caffè (il primo Lavazza Cafè nel mondo) alle due di notte per la birreria sul tetto. Tutti i prodotti freschi sono locali, scelti all’insegna del meglio: come la carne di razza piemontese portata dal veterinario della Granda Carne Sergio Capaldo nel Montana con l’inseminazione artificiale, o la mozzarella prodotta ogni giorno con latti locali davanti ai clienti. I dipendenti sono 400 di cui 300 assunti in loco, molti da aziende di Wall Street in crisi e però pronti a cambiare lavoro, come ha spiegato Adam Saper, chief financial officer e general manager di Eataly. «Creare posti di lavoro a New York è senz’altro un modo molto efficace per promuovere il sistema Italia negli USA», ha dichiarato l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Giulio Terzi secondo cui Eataly rappresenta una «vetrina unica nel cuore del paese che rappresenta il terzo mercato per il nostro export».
A Eataly gioca un ruolo da protagonista anche La Stampa. Nell’edificio ci sarà un corner dedicato al nostro quotidiano con un megaschermo su cui scorreranno le ultime notizie del sito. A disposizione dei visitatori ci saranno anche alcuni iPad sui quali sarà possibile sfogliare l’edizione del giornale elaborata per la piattaforma. Completano il panorama del sistema Italia un bancomat Unicredit, il “corner” Rizzoli per libri di cucina e lo stand per il design Alessi e Bialetti. Con Eataly sbarca a New York anche caffè Lavazza con uno spazio che proporrà i prodotti del gruppo. «Siamo molto soddisfatti – sottolinea Giuseppe Lavazza, vicepresidente del Gruppo – di partecipare a questa nuova iniziativa di Oscar Farinetti con il nostro marchio, perchè con il Lavazza Cafè ribadiamo ulteriormente il valore del made in Italy d’eccellenza all’estero, nella cornice di un vero tempio del food, una scelta che si inserisce con coerenza nella nostra strategia di sviluppo internazionale».
di Gigi Padovani da lastampa.it
Francoforte riapre ai turisti la torre gotica della cattedrale Frankfurter Dom
Posted by: | CommentsSopra il cielo di Francoforte
Riapre al pubblico, dopo 11 anni, la torre gotica della cattedrale Frankfurter Dom
Trecentoventotto scalini e poi uno degli sguardi dall’alto più emozionanti sulla città di Francoforte: riapre ai turisti dopo undici anni di chiusura per lavori la sommità della cattedrale (Frankfurter Dom) accessibile dall’annessa torre del campanile.
Fulcro economico e culturale della regione dell’Assia, Francoforte si distingue fra le città tedesche per uno skyline d’eccezione dominato da veri e propri grattacieli visibili dal cuore dell’Altstadt, il centro storico ricostruito dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Fra i pochi edifici parzialmente risparmiati dalla distruzione delle bombe, la cattedrale sorge a est del Römerberg, la piazza centrale della città che ospita il vecchio municipio, il Römer appunto, oggi sede dell’anagrafe e degli uffici del sindaco. La struttura è dominata dal campanile in stile gotico che svetta per 95 metri di altezza e che fu completato intorno al 1860.
La sua scalinata è oggi nuovamente aperta al pubblico e una volta in cima si può godere di un panorama eccezionale sulla città vecchia ma non solo: si osservano le case dalle facciate a graticcio, il Römer, la Chiesa di San Paolo (Paulskirche), il complesso dei musei sulle sponde del Meno (Museumsufer, ovvero la Riva dei Musei) e ovviamente i moderni grattacieli. Quest’anno la torre rimarrà aperta fino al primo ottobre, mentre dal 2011 tornerà ad aprire dal primo aprile al primo ottobre.
Consacrata nel 1239 e dedicata a San Bartolomeo, dal 1356 la Frankfurter Dom diventa luogo ufficiale di elezione dei sovrani del Sacro Romano
Impero. Nel Duomo ebbero luogo anche dieci incoronazioni di imperatori dal 1562 al 1792. Oggi la Cappella dell’elezione (Wahlkapelle) resta un luogo di preghiera e silente contemplazione. Il Dommuseum custodisce invece una ricca collezione di reliquiari e oggetti della liturgia.
Se si è affascinati dalla vista di Francoforte dall’alto è certamente indicata anche una visita alla Main Tower, che con i suoi 200 metri di altezza è la terrazza panoramica pubblica più alta della città e ospita anche un ristorante dove trascorrere una pausa di ristoro in “alta quota”.
da ANSA.IT
Turismo olfattivo
Posted by: | CommentsIl boom del turismo dell’olfatto
Paese che vai, profumo che trovi: il marketing cattura e imbottiglia le essenze. Dall’odore del mosto provenzale a quello dei castelli inglesi. E a Versailles un percorso “a senso”….
ANAIS GINORI
L’odore pungente dello iodio e delle alghe nelle dune delle Fiandre, gli effluvi dei tigli in fiore nel parco di Versailles, il profumo dei campi di lavanda in Provenza, l’aria impregnata di mosto durante la vendemmia in Borgogna, il sapore di tarfufo nel Languedoc-Roussillon. Per ogni luogo, c’è un odore. Dimmi dove vai e ti dirò quale fragranza incontrerai.
Il quinto senso usato come una bussola per visitare la Francia. L’idea è venuta a piccole città in cerca di promozione. Guide olfattive, percorsi sensoriali, visite in base al proprio odorato. La città di Dunkerque, persa nelle nebbie del Nord, ha creato una fragranza ispirata alla brezza marina che soffia sul porto e lungo la costa. Funziona meglio di un dépliant. Il nuovo profumo “Dune delle Fiandre” ha già venduto 5mila flaconcini. “Non volevamo fare la solita campagna pubblicitaria con spot e manifesti”, racconta Jean-Louis Decoster, direttore dell’agenzia per la promozione turistica delle Fiandre francesi, seicento ettari di dune affacciate sul mare quasi sempre in tempesta. “Attraverso questo profumo – aggiunge – la gente può davvero respirare l’atmosfera dei nostri paesaggi”. Prima di Dunkerque, anche il Languedoc-Roussillon ha immaginato una campagna pubblicitaria con manifesti nelle stazioni ferroviarie che emanavano essenze di timo e rosmarino, mentre all’aeroporto di Nizza i passeggeri sono stati accolti per qualche mese da essenze di fiori locali diffusi nell’aria. Lo chiamano “marketing sensoriale”, è la nuova frontiera. Il Club Med ha realizzato per i suoi clienti una stanza nella quale sentire i profumi delle destinazioni proposte nel catalogo: la vaniglia del Madagascar, le orchidee della Thailandia, il cedro del Marocco.
L’olfatto era considerato da Baudelaire una “seconda pelle”, potente detonatore di emozioni. Con un semplice respiro si può compiere un viaggio all’indietro nel tempo, come scriveva Proust tuffando il naso nelle sue “petites madeleines”. L’odore può essere una barriera, oppure un richiamo infallibile. Un patrimonio immateriale da sfruttare, seppur volatile. La Provenza, ad esempio, ha pubblicato una guida con la quale è possibile viaggiare seguendo i profumi di lavanda e delle altre erbe aromatiche che crescono nella regione. Annusando nell’aria, si può svoltare per una strada o un’altra. Andare verso i campi di finocchio, oppure alla ricerca della salvia. Nella reggia di Versailles, uno dei luoghi più visitati di Francia, è in costruzione il percorso “Cour des Senteurs” che nel 2012 guiderà il pubblico. Torneranno così le essenze usate ai tempi del Re Sole, sovrano recalcitrante all’igiene, che faceva appendere in tutte le stanze tavolette profumate a forma di uccellini. Nel castello c’erano giorni dedicati per ogni essenza. I cortigiani dovevano rispettare il calendario affinché l’odorato reale non venisse turbato da troppi bouquet.
