Archive for televisione
Stig è proprio Ben Collins il giudice approva la autobiografia
Posted by: | CommentsAlla fine il mistero è svelato , come anticipavamo la settimana scorsa , è effettivamente Ben Collins , il pilota che si cela sotto la tuta ed il casco di The Stig .
Il misterioso collaudatore della trasmissione televisiva della BBC Top Gear.
La conferma arriva dalla autobiografia stessa del pilota inglese “the man in the Suit White ” ( l’uomo in tuta bianca) . che inutilmente il broadcast pubblico britannico aveva tentato di fermare con una azione legale.
Il giudice ha dato torto alla BBc e Collins potrà pubblicare il suo libro.
Certo non siamo sicuri che il pilota verrà confermato nella trasmissione.
da Ultimissimeauto.com
Grey’s Anatomy 12 dita dei piedi per Ellen Pompeo
Posted by: | CommentsLA STAR DI ‘GREY’S ANATOMY’ HA 12 DITA DEI PIEDI
Anche le star di Hollywood hanno le loro imperfezioni. Quella di Ellen Pompeo, protagonista del telefilm cult Grey’s Anatomy, però, è quanto meno singolare. La 40enne attrice, che nella serie interpreta il personaggio principale, la dottoressa Meredith Grey, ha infatti sei dita per ogni piede: particolare catturato dai paparazzi durante una sua passeggiata a Los Feliz, in California, dove vive col marito Chris Ivery e la figlia Stella.
Le foto sono apparse sul Daily Mail. Recentemente, la Pompeo ha annunciato la sua volontà di lasciare Grey’s Anatomy, per dedicarsi soltanto alla famiglia e, soprattutto, per trasferirsi in Italia.
“Credo che il mondo ne abbia abbastanza di Meredith Grey – ha detto Ellen al magazine Allure – non dico che sto per andare via, ma credo che alla fine della ottava stagione, quando il mio contratto arriverà alla scadenza, non lo rinnoverò. Voglio stare vicina a mia figlia, comprare una casa in Italia e imparare l’italiano per insegnarlo anche a lei”.
da LEGGO.IT
Alessandra Amoroso prima in classifica iTunes con “La mia storia con te”
Posted by: | CommentsClassifica iTunes: in testa Alessandra Amoroso con “La mia storia con te”
Assunta Corbo
Un grande successo, per la verità annunciato, per Alessandra Amoroso. La giovane artista ha pubblicato solo ieri il suo nuovo singolo “La mia storia con te” sul suo sito ufficiale, completamente rinnovato e ha già ottenuto un ottimo riscontro. Pensate che il brano è in vendita da oggi su iTunes e senza guardare in faccia a nessuno ha scalato la top ten del digital store per posizionarsi al primo posto in poche ore. Non c’è stata hit dell’estate che abbia tenuto al tornado Amoroso. Un ottimo risultato che la renderà certamente orgogliosa.
Visto l’esito di questo successo si può certamente affermare che Alessandra Amoroso è tra le artiste che più si sono distinte uscite dalla scuola di Amici. Ha vinto l’ottava edizione e ancora oggi colleziona successi grazie alla sua grande voce unita ad un pool di autori di un certo livello e a d una personalità che conquista. Il suo singolo “La mia storia con te”, che anticipa il nuovo album “Il mondo in un secondo”, ha già ottenuto ampi consensi e già si trova al primo posto della classifica iTunes. La stessa che nelle ultime settimane sembrava essere stata definita con tanto di colla.
Difficile trovare un brano che avrebbe potuto “scalzare” successi come “Waka Waka” di Shakira, ora al secondo posto, e “Alejandro” di Lady GaGa, al quarto posto. Tra loro si sono posizionati, terzi, Eminem e Rihanna con “Love the way you lie“.
E subito dopo seguono altre hit dell’estate come “Kick Ass” di Mika e Redone, “Beautiful Monster” di Ne-Yo, “Sono già solo” dei Modà, “Airplanes” di B.o.B, “You’re not Alone” di Mads Langer e “California Gurls” di Katy Perry.
Purtroppo per loro è arrivata Alessandra Amoroso e le carte in tavola sono cambiate. Tra l’altro ottimi risultati anche per il sito nuovo che ha ospitato il nuovo singolo e che ha raggiunto oltre 50 mila visitatori unici solo ieri.
da MUSICROOM.IT
Mondoreality intervista Mauro Marin, niente Iene ma il futuro?
Posted by: | CommentsMauro Marin a Mondoreality: “Le Iene? Quando hai popolarità ti chiamano per farsi pubblicità con te”
Giulio Pasqui
Mondoreality ha contattato Mauro Marin, il vincitore del Grande Fratello 10. Vediamo cosa ci ha raccontato.
Partiamo dal GF. Quando hai deciso di parteciparvi?
Ho deciso una notte di maggio nel 2009. L’idea mi attirava sin da ragazzino, ma solo quella notte partecipai al provino. Già da prima avevo conosciuto Salvo Veneziano del primo GF e Pedro in discoteca: mi ero reso conto che erano persone semplici come me, normali e quindi ho deciso di provare.
Poi sei entrato e hai stravinto: quale è il momento più bello e quello più brutto?
Sicuramente il momento più bello è stato quello della vittoria, soprattutto quando si è spenta la telecamera e sono andato a festeggiare con quelli della redazione scaricando tutta la tensione che avevo accumulato. Il momento più brutto è stato quello dopo l’eliminazione di Sara: Veronica era rimasta in casa più agguerrita che mai e se non sbaglio eravamo finiti in nomination io e lei. Lì pensavo e rischiavo l’uscita ed ero sommerso dai sensi di colpa, dal rimorso.
Intanto hai scritto un libro: C’è qualcosa che non vi ho detto…
Il libro è già uscito, si può prenotare via internet mentre nelle librerie uscirà il 16 Settembre. Tra poco faremo anche una bella conferenza stampa dove spiegherò perché ho voluto fare questo libro e i problemi che ho avuto. Parla del momento prima della fama e della notorietà.
Nel libro racconti appunto la tua malattia (schizofrenia affettiva con disturbo bipolare). Cosa vuoi dire in merito?
Sai.. son periodi che possono capitare a tutti nella vita: la malattia è la cosa più democratica che ci possa essere. Nessuno è immune. Quando c’è la salute non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati.
Ma perché questa malattia non è stata raccontata al pubblico? E’ stata una tua scelta o autoriale?
Ti spiego. Una parte della verità io l’avevo raccontata anche all’interno della casa. Il GF mi ha sempre difeso su quel lato e non ha mai voluto rendere pubblica la cosa. E’ un atto di responsabilità verso le persone che soffrono, verso che persone che vivono in queste condizioni. Quello che voglio dire è che da certi stati si può uscire. Sono quei momenti nei quali le persone si demoralizzano, si buttano giù e non riescono poi più a uscire da questo vortice che le risucchiano. Io entrando nella casa mettevo a rischio anche altre cose, dunque è stata una vittoria che è andata al di là del montepremi.
Torniamo un attimo al GF: nella casa hai avuto un rapporto di amore-odio con Veronica. In che rapporti siete adesso?
Abbiamo un rapporto normalissimo. L’ho rivista in occasione dei casting per il prossimo GF, e l’ho vista molto presa dalla sue cose, dal lavoro perché insomma.. sta lavorando molto.
Hai inciso anche un brano Din don dan. Come sei diventato cantante?
E’ stata una cosa fatta per gioco, per scherzo. Quando sono uscito dalla casa mi hanno fatto tante belle proposte. Così ho deciso di lanciare questo gruppo, gli Spezie dorata che mi avevano supportato già quando ero all’interno della casa. Quindi sono voluto essere riconoscente con loro, dandoli la possibilità di farsi notare.
Su Facebook hai quasi 500mila fans. Che rapporto hai con loro?
I miei fan sono una cosa assolutamente speciale. Io cerco di essere presente, di scrivere. Tempo fa hanno anche salvato una donna dal tentato suicidio. Sono orgoglioso di loro.
Passiamo al gossip. Maria Castaneda, con la quale sei stato paparazzato tempo fa, ha dichiarato che le foto erano solo un modo per farvi pubblicità. Come replichi?
Mi è solo dispiaciuto che ha detto che sono io a farmi pubblicità con lei, e non viceversa. E’ stato un gioco. Quando capisci che per restare a galla ci sono solo queste cose, bhè.. ci provi.
Nei mesi scorsi ti abbiamo visto a Le Iene.Continuerà questa collaborazione?
Appena esci dalla casa hai una notorietà talmente alta che tutti ti propongono le cose. E capisci che sono loro che si fanno pubblicità con te e non viceversa.
Con questo cosa vuoi dire?
Io credo alle persone. Avevo un rapporto con uno degli autori che mi aveva detto che ci saremmo sentiti. Non si è fatto più sentire..
Quali sono adesso i tuoi progetti futuri?
Qualcosina c’è, qualcosa si muove. Io non amo dire farò questo, farò quello. Quando il progetto è realizzato ne parlerò.
The Pirate Bay documentario
Posted by: | CommentsArriva un documentario su The Pirate Bay, a finanziarlo è il pubblico
Più di trentamila dollari raccolti sul sito Kickstarter, in una manciata di giorni. Il documentario racconterà la storia dei tre fondatori della “baia dei pirati” e verrà completato solo al termine del processo in corso in Svezia nei loro confronti. Gli utenti hanno versato volontariamente fino a cinquecento dollari ciascuno.
LUCA CASTELLI
Tre giorni. E’ quanto è servito al regista svedese Simon Klose per raggranellare i venticinquemila dollari necessari al completamento del suo documentario sui fondatori di The Pirate Bay, la roccaforte internettiana dello smistamento di film, musica, e-book e videogiochi non autorizzati. Nella sua ricerca dell’agognato finanziamento, Klose però ha seguito una via diversa rispetto a quella comune a molti colleghi. Niente incontri con distributori, ipoteche bancarie e tantomeno sale d’attesa negli studi delle major (visto il soggetto del documentario, difficilmente Hollywood si sarebbe mostrata benevolente). Al loro posto, una semplice richiesta di aiuto online.
Klose ha inserito il suo documentario (dal titolo TPB AFK – The Pirate Bay Away From Keyboard) su Kickstarter, uno dei siti più popolari tra quelli che mettono in diretto contatto artisti e pubblico. O forse sarebbe più corretto dire menti vivaci e pubblico, visto che i progetti in cerca di finanziamento possono essere di qualsiasi natura. Documentari, come quello su The Pirate Bay. Contributi per la registrazione di album musicali. Per la stesura del primo grande romanzo del terzo millennio. Per il lancio di una piccola impresa. O anche per realizzare il proprio sogno e fare il giro del mondo in barca (sì, c’è chi è riuscita a raccogliere ottomila dollari dalle folle digitali per questo).
Come richiedono le regole di Kickstarter, il trentacinquenne regista svedese ha fissato un obiettivo da raggiungere nei trenta giorni disponibili per la campagna: venticinquemila dollari. Se allo scoccare della deadline quella cifra non fosse stata raccolta, il progetto sarebbe stato scartato, i soldi sarebbero rimasti nelle carte di credito degli utenti e tutti amici come prima. Dopo appena tre giorni, poco meno di un migliaio di sottoscrizioni avevano già permesso a Klose di stappare la bottiglia di champagne. E al momento della scrittura di questo articolo, quando di giorni ne mancano ancora ventisei, la cifra è già salita fino a trentaduemila dollari (esiste un limite minimo da raggiungere, non uno massimo che non si possa varcare).
Chi sono questi sostenitori paganti del progetto? E quanto hanno deciso di versare? Se la prima risposta è conosciuta solo dal titolare del progetto, ma è facile pensare ai tanti utenti della community pirata, la seconda è invece una via di mezzo tra il prezzo fisso del mondo dell’altroieri e la fluidità estrema del Web. Klose ha scelto otto livelli, lasciando che il singolo finanziatore decidesse se versare dieci dollari (ottenendo in cambio un link per la visione del film: premio simbolico, vista la licenza Creative Commons che dovrebbe permetterne una facile visione a tutti), venticinque dollari (il link più un dvd del film), sessanta dollari (il link più una t-shirt), salendo fino a cinquemila dollari (proiezione domestica del film alla presenza del regista). Finora nessuno è arrivato a selezionare quest’ultima opzione, ma nove sostenitori hanno scelto il pacchetto da cinquecento dollari (link, dvd, t-shirt e ringraziamento nei titoli di coda).
Con un sistema del genere, non siamo poi così lontani dalla teoria dei mille “veri fan” presentata nel 2008 da Kevin Kelley, quella secondo cui agli artisti del presente e del futuro non converrà più puntare tanto su una massa sconfinata di pubblico anonimo e micropagante (sempre più difficile da raggiungere, vista la concorrenza planetaria, l’intasamento delle reti di distribuzione e comunicazione, l’effetto della “lunga coda” di Chris Anderson, ecc. ecc.), sostituendola invece con la ricerca dei “veri fan”, meno numerosi ma spesso molto più generosi (cinquecento dollari per il proprio nome nei credits di un documentario…) e sempre più a portata di mano grazie ai network digitali che ci collegano tutti come mai in passato. Una teoria che non promette l’acquisto di yacht, la costruzione di ranch fiabeschi e nemmeno l’accumulo di una pensione a cinque stelle, ma che rende probabilmente molto più fattibile – dal punto di vista economico – la realizzazione di progetti creativi/artistici non esageratamente costosi.
Anche su Kickstarter, i miracoli non sono di casa. I soldi non cadono come manna dal cielo e navigando sul sito capita spesso di incappare in idee ben lontane dal raggiungere l’obiettivo prefissato. I trentaduemila dollari (and counting…) del documentario svedese sono più un’eccezione che la regola: le cifre medie sono più basse. Inoltre, ci vuole la lenza giusta per stuzzicare e catturare il pubblico. Nonché la capacità di far conoscere il proprio progetto a chi potrebbe essere interessato a sostenerlo, anche solo per simpatie elettive (in questo, Twitter, Facebook e gli altri social network svolgono un ruolo non indifferente). E’ più facile fare bingo quando i mille fan si hanno già, che non quando li si deve conquistare. Ed è ancora più facile quando un sito assai popolare come The Pirate Bay segnala l’operazione sulla sua homepage, come accaduto al documentario di Klose.
Ci vuole, insomma, la consueta, mitologica e spesso inafferrabile ricetta perfetta a base di talento, intraprendenza e fortuna. Depurata semmai – e non è poco – dalla variabile delle raccomandazioni e della scelta dall’alto. Dal lato del pubblico, invece, si ha spesso l’impressione di muoversi nelle profondità di un suk colorato, chiassoso, disorganizzato, incerto (ogni finanziamento è una simbolica dichiarazione di fiducia: il documentario su The Pirate Bay verterà per esempio sul processo in corso in Svezia contro i fondatori del sito, ancora ben lontano dal concludersi, e chissà quando vedrà la luce…), soggetto comunque a determinate regole (su Kickstarter può presentare un progetto solo chi ha a disposizione un indirizzo e un conto bancario americano), dove non si ragiona sul lungo termine, i pirati non sono tutti romantici come sembrano e per quanto le cose possano andare bene circoleranno sempre pochi spiccioli rispetto ai trilioni di dollari spostati sui tavoli da risiko in cima ai grattacieli dell’alta finanza, degli Avatar o delle Lady Gaga. Eppure, nonostante la distanza siderale da quelle altezze rarefatte, nel suk capita spesso di ritrovarsi a respirare un’aria insolitamente fresca. O quantomeno, umana. Ed è forse anche per questo che sono sempre più numerosi i casi di artisti che seguono una strada simile, magari affiancandola a soluzioni produttive e distributive più tradizionali (in un mondo dove convivono e si intrecciano una dimensione fisica e una digitale, dal punto vista economico e anche filosofico, l’ibrido è spesso la soluzione ottimale).
da LA STAMPA




