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May
21

Xbox One video

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Xbox One, non solo videogame.
Così Microsoft abbraccia la tv
La nuova console del colosso di Redmond non è solo una piattaforma per giocare ma anche una sorta di decoder 2.0 in grado di guardare i programmi televisivi. A questo punto la concorrenza non si chiama solo Nintendo o Sony, ma anche Apple, Google o Sky

Non solo console per giocare, ma anche piattaforma per guardare la televisione e accedere a contenuti on demand. Con la possibilità di comandare la macchina tramite gesti, voce o dallo schermo del tablet o dello smartphone. Ecco la nuova Xbox One, l’erede di quella Xbox 360 venduta in 77 milioni di esemplari in tutto il mondo. Arriverà entro la fine dell’anno. L’ha annunciata Don Mattrick, presidente della divisione Xbox, in un tendone allestito sopra al campo da calcio del Campus Microsoft alle porte di Seattle. “Abbiamo messo a frutto 30 anni di esperienza nel settore dell’intrattenimento, dando vita a una macchina che rivoluzionerà la vostra vita”, proclama Mattrick di fronte a una platea di circa 400 giornalisti. Applausi, luci, musica. Parte lo spettacolo. E sullo schermo compare in collegamento Steven Spielberg. “Voglio che la mia immaginazione non abbia limiti”, racconta il regista di Schindler’s List ed E. T. L’extraterrestre. “Sono onorato di lavorare con Xbox per creare la serie tv di Halo, uno dei videogame simbolo di intere generazioni”. Una serie tv che arriverà in esclusiva su Xbox One. Microsoft insomma allarga il bersaglio: qui la concorrenza non si chiama solo Nintendo o Sony, ma anche Apple, Google o Sky. Altri applausi, qualche grido, un ragazzo vicino a noi si alza addirittura in piedi urlando.

LE IMMAGINI

La console. La nuova Xbox One ha un design austero. Una scatola nera con superfici lucide e opache, che somiglia ai vecchi lettori DVD di qualche anno fa. Al suo interno un hard disk da 500GB, 8 Gigabyte di memoria, lettore Blu-ray e un chip grafico sviluppato da ATI. Molti dettagli tecnici sono ancora tenuti nascosti, ma in generale la potenza è simile a quella della Playstation 4 da poco annunciata da Sony. Il pad è un’evoluzione di quello dell’Xbox 360 mentre il Kinect, il dispositivo in grado di riconoscere i nostri movimenti e la voce, è cresciuto in dimensioni ed è diventato ancora più preciso. Tramite la telecamera integrata può “leggere” il volto dell’utente e cambiare le impostazioni della console a seconda di chi la sta utilizzando. Kinect permette di controllare ogni funzione della console agitando una mano oppure pronunciando qualche parola. In un battito di ciglia si passa da un videogame a un film, dalla musica ai canali tv. Xbox One è capace anche di gestire più applicazioni contemporaneamente. Significa, ad esempio, che mentre guardiamo un film potremo ricevere una chiamata via Skype, oppure aprire il browser internet per navigare in una finestra al lato dello schermo. Funzioni progettate con un chiaro obiettivo: cambiare il nostro modo di vedere la tv, arricchirlo, farlo diventare davvero interattivo.

La tv del futuro? L’Xbox One non è solo una console per giocare, ma anche una sorta di decoder 2.0. Potremo, insomma, guardare in diretta canali televisivi. Non è ancora chiaro come Microsoft intenda muoversi in Italia, ma per gli Stati Uniti, ad esempio, è certa la presenza di numerosi canali di larghissima diffusione come CBS, HBO, SciFi, ESPN e molti altri. Ci sarà una guida tv integrata nella console in grado di “consigliarci” i contenuti più adatti ai nostri gusti. Come le piattaforme SmartTV di Samsung e altri, potremo poi scaricare applicazioni per contenuti on demand, come Netflix o, per l’Italia, Mediaset Premium. Contenuti che saranno arricchiti da elementi interattivi. Ad esempio, guardando una partita di basket potremo vedere le statistiche dei giocatori, oppure aprire un’altra finestra per avere i replay delle azioni più importanti. Potremo commentare quello che accade coi nostri amici, oppure approfondire la visione andando a curiosare nel web.

Microsoft intanto muove i primi passi anche per diventare produttore di contenuti. In questo senso, l’accordo con Spielberg per produrre la serie tv di Halo, il videogame di fantascienza con protagonista Master Chief venduto in oltre 50 milioni di copie, potrebbe essere un’esperimento decisivo. Una produzione di alto livello, con budget elevato, da vedere in esclusiva su Xbox One. Se avrà successo, probabile che non rimarrà un caso isolato. Ma l’azienda di Bill Gates non si ferma ad Halo. Negli Stati Uniti infatti sarà possibile vedere le partite del campionato di football in diretta, sulla console, grazie all’accordo siglato dal colosso di Redmond con la National Football League.

I giochi. Tutta questa attenzione per tv e contenuti on demand rischia di far passare i videogame in secondo piano. Don Mattrick è veloce a smentirci. “Avremo 15 videogame in esclusiva il primo anno e otto di questi saranno titoli completamente nuovi”, assicura. Tra questi, viene mostrato Quantum Break, avventura dei finlandesi di Remedy (gli autori di Max Payne e del thriller Alan Wake) che racconta di una bambina in grado di modificare il corso del tempo. Nel filmato la scena di una petroliera che si abbatte contro un ponte fa entusiasmare il pubblico: il dettaglio grafico, in effetti, è impressionante. Subito dopo è la volta di Forza Motorsport 5, gioco di guida che sarà disponibile al lancio. Sui megaschermi del Campus Microsoft vediamo due auto, la vecchia McLaren F1 e la nuova McLaren MP4 che si sfidano sfrecciando tra le vie di Praga. Da Electronic Arts arriveranno invece quattro giochi sportivi: il calcio di FIFA 14, poi Madden NFL, il nuovo NBA Live e infine UFC, il gioco ufficiale della lega Ultimate Fighting Championship. La conferenza si chiude con la presentazione di Call of Duty Ghosts, ultimo episodio della saga di giochi di guerra Activision in uscita il prossimo autunno. Anche in questo caso, un filmato spettacolare che racconta di una guerra del futuro in cui gli Stati Uniti sono stati invasi da sconosciuti nemici e i pochi soldati rimasti combattono in unità fantasma. La trama è scritta da Stephen Gaghan, sceneggiatore di Traffic e regista di Syriana.

Altri titoli verranno annunciati al prossimo E3 di Los Angeles, dove Microsoft svelerà ulteriori dettagli sul progetto Xbox One. Un progetto che sembra al centro della strategia del colosso americano: il punto di incontro di tutti i nostri device, dagli smartphone ai tablet, e il centro dell’intrattenimento domestico. Un’idea non nuova, che sentiamo da anni, dai tempi in cui Sony annunciò la seconda Playstation. Ma che solo ora, con la prossima generazione di console, sembra prendere davvero forma.

di SERGIO PENNACCHINI da repubblica.it

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yahoo tumblr“Sono felice di annunciare che abbiamo raggiunto un accordo per acquisire Tumblr! Promettiamo che non faremo cazzate”. Così Marissa Mayer, l’amministratore delegato di Yahoo, haconfermato in un post l’acquisizione di Tumblr, il sistema di microblogging e social network per pubblicare e condividere contenuti. La notizia, anticipata nei giorni scorsi dal Wall Street Journal è stata confermata ieri dall’azienda californiana che ha parlato di un accordo per 1,1 miliardi di dollari.

L’idea delineata da Mayer è quella di lasciare in carica l’amministratore delegato David Karp e di non toccare il gruppo di lavoro che ne ha decretato il successo, limitandosi a mettere loro a disposizione le grandi risorse di Yahoo per migliorarlo secondo i loro progetti. “Tumblr è incredibilmente speciale e se la sta cavando bene – spiega Mayer - Lo gestiremo in maniera indipendente. David Karp continuerà a essere Ceo. I progetti per il prodotto, il gruppo di lavoro, il loro spirito e la loro irriverenza resteranno gli stessi così come la loro missione di incentivare i creatori di contenuti a fare il loro lavoro al meglio e di mostrarlo al pubblico che meritano. Yahoo aiuterà Tumblr a diventare ancora migliore, e più veloce”.

Proprio per lavorare in sinergia, la società ha annunciato l’apertura di un unico grande ufficio a New York, precisamente nel vecchio edificio del quotidiano ‘New York Time’ sulla 43rd Street vicino Times Square, per raccogliere tutti i 500 dipendenti di Yahoo attualmente divisi in tre sedi diverse nella grande Mela. “Abbiamo appena firmato il contratto di locazione”, ha confermato il capo di Yahoo, Marissa Mayer, aggiungendo che “il nuovo ufficio ha spazio per altre 200 persone”.

adnkronos.com

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May
21

Arriva lo Smartphone Jolla

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jollaPerché Jolla diventerà un esempio per i grandi brand mobile

Il nuovo Jolla.
Esordisce il primo smartphone dell’azienda fondata dai fuoriusciti di Nokia.

È stato presentato in Finlandia il primo smartphone Jolla , frutto del lavoro di un gruppo di “fuoriusciti” da Nokia tra cui tale Stefano Mosconi ( qui una bella intervista) che di sangue scandinavo deve averne poco. Il gruppo di nerd finlandesi decise di lasciare il colosso fondando nel marzo 2011 l’azienda che ora è pronta a battagliare sullo stesso piano (rovente) degli smartphone.

Sailfish OS, la piattaforma su base Linux su cui è installato il nuovo terminale, è l’evoluzione del progetto Mer, che a sua volta si basava su MeeGo, abbandonata da Nokia e che ha avuto nel terminale N9 la sua sublimazione.

Insomma, una base solida, senza fronzoli, che ha la sua particolarità nell’essere stata ideata per funzionare su qualsiasi cosa che si muova, andando oltre il concetto di smartphone e strizzando l’occhio all’Internet delle cose. Da quanto si legge in giro, inoltre, MeeGo sul Nokia N9 è uno degl ambienti meglio riusciti della telefonia.

La possibilità di sviluppare la piattaforma in modo da funzionare su qualsiasi pezzo di ferro che si muova ha permesso la maggiore innovazione di Jolla. Il terminale, bello e senza fronzoli, full touch con i soli tasti fisici di regolazione del volume e di accensione, si presenta quasi come un doppio smartphone o, come sostengono i fondatori, un telefono double face.

La prima è quella standard, dedicata completamente all’esperienza utente classica, che propone uno schermo full touch, tecnologia Estrade, da 4,5 pollici, un processore dual core, una connessione anche Lte, 16 Gb di memoria interna + microSD, una fotocamera da 8 Mpixel con autofocus, una batteria sostituibile. Sailfish OS, al contrario di quanto visto in giro finora, è particolarmente sensibile ai comandi gestuali e la piattaforma che ha un suo Sdk e un suo marketplace, è comunque compatibile con le app Android.

Lo smartphone Jolla, inoltre, sarà disponibile a fine anno un prezzo accettabile di 399 euro.

Snocciolate rapidamente le info di rito, ci si può dedicare alla “other half” dello smartphone finlandese. La cover è qualcosa di più di una cover, molto di più. Il Jolla ha una doppia anima, la parte posteriore è gestita, anch’essa da Sailfish e ciò significa che diventa una componente hardware a tutti gli effetti, intercambiabile e programmabile.

Ciò significa che, per esempio, la cover potrebbe ospitare un lettore di carte di credito, una componente per la fotocamera, un lettore ottico per l’e-commerce e qualsiasi cosa possa venire in mente ai creatori di Jolla e ai loro partner hardware.

La banda dei finlandesi, che dimostra molto coraggio e passione, punta sull’openess del sistema operativo e sulla fantasia degli sviluppatori, definendo il nuovo paradigma per uno smartphone, a questo punto molto smart e poco phone.
Il mercato difficilmente li premierà, in termini di volume e penso che gli stessi fondatori non si facciano troppe illusioni, ma, invece, Jolla si potrebbe confgurare come un brand di nicchia, una filosofia, e una piattaforma di innovazione per i grandi brand.

VALERIO MARIANI da lastampa.it

Categories : internet, social, tecnologia
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Piattaforma offshoe venezia 02IL MOSTRO DELLA LAGUNA – DI FRONTE A VENEZIA SORGERA’ L’ISOLA DEL PETROLIO!
Il progetto “offshore” vale 2,5 miliardi di euro e prevede una nuova città galleggiante a 12 chilometri dal Lido – Un terminal petroli con banchine di 2 mila metri quadrati, un terminal per i container e la diga di protezione lunga quattro chilometri spaventano gli ambientalisti… – -

Gianfrancesco Turano e Alberto Vitucci per “l’Espresso”

La piattaforma offshore a largo di Malamocco è l’unico modo per fare concorrenza ai porti europei, a cominciare da Rotterdam, nei prossimi decenni». Parla Paolo Costa, 70 anni, un presente alla guida dell’autorità portuale veneziana e un passato, nell’ordine, di rettore a Ca’ Foscari, ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Prodi, sindaco di Venezia e presidente della commissione trasporti e turismo dell’Unione europea.

Non il primo venuto, dunque. Da veneziano che ha girato l’Europa, sa distinguere fra il gioiello della Laguna veneta e la città olandese, che ha il triplo degli abitanti della Serenissima e non figura fra le mete più agognate del turismo mondiale.

Eppure l’endorsement di Costa è dedicato a un investimento che cambierà faccia a Venezia rilanciando l’equivoco tra il modello industriale, o post-industriale, e lo sviluppo turistico.

Passare da 300 mila container all’anno a 3 milioni avrà un impatto colossale su un sistema unico al mondo, con tutto il rispetto per Rotterdam, e già sottoposto a uno stress considerevole dalle forze della natura e dell’economia.

A proposito di economia, la nuova opera dovrebbe costare intorno ai 2,5 miliardi di euro. S’intende, è una stima a prezzi di partenza che, per gli standard italiani, è poco più di un pourparler o, se si preferisce, di una base d’asta.

I soldi saranno in parte pubblici, a carico del Cipe e del Magistrato alle Acque, e in parte privati. La nuova Waterworld comprende un terminal petroli con banchine di 2 mila metri quadrati che accoglieranno fino a tre superpetroliere contemporaneamente, un terminal per i container adeguato ai colossi capaci di portare fino a 18 mila scatoloni di metallo contro i 6 mila attuali, la diga di protezione lunga quattro chilometri e il parcheggio in terraferma per i container che viaggeranno su chiatte fino all’ex area Syndial di Porto Marghera.

Fra i percorsi alternativi, sono previste spedizioni verso i porti di Chioggia e Rovigo, oltre che lo sfruttamento della via fluviale, con barconi che risalirebbero il Po fino a Mantova.
I progetti attendono la Valutazione di impatto ambientale (Via). «Stiamo preparando il bando per l’advisor legale e finanziario», dice Costa: «Se la Via si concluderà in estate, in autunno andremo al Cipe per il piano di finanziamento. Per i lavori, servono due anni, due anni e mezzo».

La londinese Halcrow ha progettato lo scarico merci attraverso chiatte, o pontoni autoportanti da 216 Teu (la misura del container da 20 piedi), che saranno caricate in base alla destinazione finale e arriveranno nei vari punti di smistamento intorno al terminal.

La diga e il terminal petroli saranno realizzati con soldi pubblici e sotto l’ombrello della legge 798 del 1984, un rudere normativo varato dal primo governo Craxi per la salvaguardia della Laguna. In Laguna, però, molti pensano che la legge speciale abbia salvaguardato specialmente gli interessi di poche imprese al riparo della concorrenza e delle procedure di gara in vigore dovunque.

Il progetto offshore prevede una nuova città galleggiante a 12 chilometri dalle rive del Lido, grosso modo fra la punta meridionale di Malamocco e Chioggia. Il papello commissionato dal Magistrato alle Acque porta la firma di Mantovani e Thetis, vale a dire dei signori del Mose, il sistema delle dighe mobili disciplinato anch’esso dalla legge speciale che, a prezzi di arrivo, costerà 5,6 miliardi di euro, il triplo degli 1,9 miliardi preventivati.

Mantovani è l’impresa padovana della famiglia Chiarotto incappata in un’inchiesta giudiziaria che ha portato in carcere il presidente Piergiorgio Baita (vedi box qui sopra). Maggiore azionista del Consorzio Venezia Nuova (Cvn) insieme alla Fincosit del gruppo Mazzi di Verona, Mantovani è anche al lavoro in molti altri cantieri nel Veneto e sulla piastra dell’Expo di Milano 2015.

Thetis, invece, è la società di ingegneria con sede all’Arsenale guidata da Giovanni Mazzacurati, che è anche presidente e direttore generale del Consorzio, insieme ad Alessandro Mazzi, che è anche vicepresidente e azionista della Fincosit e del Consorzio, e di Giampaolo Chiarotto, che è anche amministratore delegato e azionista della Mantovani e del Consorzio.

Le navi da crociera non sono previste nel nuovo porto offshore e continueranno a scorrazzare fino a Riva degli Schiavoni sperando che i motori non vadano in avaria e che il campanile di San Marco non finisca come la torre di controllo del molo Giano a Genova.

La direzione Ambiente del comune di Venezia ha espresso un parere piuttosto critico sull’offshore. Le merci sbarcate sulla piattaforma dovranno affrontare il viaggio fino a terra dopo la cosiddetta spezzatura del carico. Di conseguenza, il traffico in Laguna passerà da 802 a 1.851 piccole navi. A Marghera, il nuovo centro di carico e stoccaggio muoverà 3.375 camion in più della media giornaliera attuale, per la gioia di chi già oggi combatte con gli imbottigliamenti nei dintorni del passante di Mestre.

Per l’oleodotto serviranno sei nuove isole artificiali con possibile inquinamento delle acque e ripercussioni sulla pesca.

Non è una bocciatura ma i tecnici del Comune delineano in modo preciso una serie di rischi. Il problema è che, come la storia della legge speciale finora dimostra, i dubbi in Laguna hanno uno spazio e una vita limitata. Quanto meno, è stato così con il Mose (articolo a pagina 64).

Il sistema delle alleanze, dei pesi e del consenso politico non favorisce gli approfondimenti. Il porto è voluto fortemente dal governatore del Veneto Luca Zaia e dalla Confindustria regionale, oltre che dall’Autorità portuale, una potenza economica a Venezia con in mano non soltanto i traffici navali ma anche grandi aree urbane in via di trasformazione e valorizzazione.

Il sindaco Giorgio Orsoni, democratico come Costa, ha una posizione più prudente, ma nessun amministratore locale può permettersi di avversare un investimento da 2,5 miliardi di euro così come non si potevano avversare i miliardi del Mose. Le dighe mobili, del resto, sono la premessa logica del terminal offshore. Infatti, a partire dalla fine del 2016, quando il sistema dovrebbe entrare in funzione, l’accesso delle navi alla Laguna e a Marghera sarà bloccato ogni qualvolta si presenterà un problema di acqua alta. Il Mose, insomma, ostacola la marea ma anche il traffico merci. Di qui la necessità del nuovo porto.
Altre ragioni di business per costruire la piattaforma offshore poggiano sulla recessione e sulla necessità di competere con porti più vicini, come Monfalcone e Trieste, o lontani come Taranto e Genova.

Nei dati forniti dall’autorità portuale si nota un calo molto consistente dei traffici di merci dal 2008 (30,2 milioni di tonnellate) al 2009 (25,2 milioni di tonnellate). Da lì in avanti la ripresa non c’è più stata e il 2012 ha chiuso a 25,4 milioni di tonnellate. Il settore che ha tenuto meglio è quello dei prodotti petroliferi che oscillano fra i 10 e gli 11 milioni di tonnellate da almeno 15 anni.

La crisi ha colpito in modo particolarmente pesante i container, scesi ai livelli degli anni Novanta, ed è stata in parte compensata dal traffico passeggeri che ha sfiorato i 2 milioni nel 2012 di cui 1,7 milioni portati dalle crociere. Quindici anni fa i passeggeri erano 700 mila ma le proiezioni di sviluppo del traffico puntano a quasi 6 milioni di passeggeri con 2 mila “toccate”, come si chiamano in gergo i passaggi, e nonostante le emissioni di una grande nave da crociera equivalgano agli scarichi di 14 mila automobili.

Le associazioni ambientaliste fanno notare che il prezzo pagato per l’incremento delle crociere è molto alto in termini di inquinamento e che l’apporto dell’industria petrolchimica, madre assassina della Laguna nel dopoguerra, potrebbe essere in declino. A settembre dell’anno scorso, sembrava imminente la chiusura della raffineria Eni di Porto Marghera con una perdita di quasi 300 posti di lavoro. Poi gli uomini di Paolo Scaroni hanno puntato a riconvertire l’impianto nella produzione di bio-carburanti riducendo gli esuberi a 115 persone.

Costa, però, respinge le critiche degli ambientalisti. «Non aggiungiamo nulla, anzi, allentiamo la pressione antropica con grande vantaggio ambientale. I porti italiani sono obsoleti e la tragedia di Genova lo dimostra. In più, metteremo in valore un patrimonio di infrastrutture esistenti e sottoutilizzate a Chioggia, lungo il Po e nella stessa zona industriale di Venezia che, negli anni Sessanta, muoveva un traffico superiore del 50 per cento rispetto a oggi». La nuova Rotterdam sull’Adriatico assomiglia alla vecchia Marghera.

da dagospia.com

Categories : economia, tecnologia
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apple logoApple ha evitato il pagamento di miliardi di dollari di tasse negli Stati Uniti e nel mondo tramite divisioni offshore. È quanto rivela un rapporto della sottocommissione permanente di indagine del Senato riportato dalla stampa americana e secondo il quale Cupertino ha 102 miliardi di dollari offshore.

Ad Apple non è bastato spostare i profitti verso un paradiso fiscale offshore ma ha cercato il «santo Graal» dell’elusione fiscale, afferma – secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg – il senatore della sottocommissione di indagine permanente Carl Levin. «Apple afferma di essere uno dei maggiori contribuenti americani», ma è anche una società che «ha eluso le tasse» – mette in evidenza il senatore John McCain. Il rapporto della sottocommissione di indagine del senato mostra come Apple abbia sottratto alla portata dell’Internal Revenue Service (Irs), l’agenzia delle entrate americana, almeno 74 miliardi di dollari fra il 2009 e il 2012.

ilmessaggero.it

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