Archive for scienze
Morto a Wollerau il fisico svizzero Heinrich Rohrer premio Nobel nel 1986
Posted by: mario.giovanardi | Comments (0)
Morto il Nobel svizzero Rohrer
Premiato nel 1986, il fisico è deceduto nella sua casa a Wollerau. Aveva 80 anni
WOLLERAU – Si è spento giovedì nella sua casa di Wollerau, nel canton Svitto, il fisico svizzero Heinrich Rohrer, premio Nobel nel 1986. Lo scienziato, malato da tempo, aveva 80 anni. La notizia è stata data domenica dalla famiglia.
Rohrer, che aveva una sorella gemella, nasce il 6 giugno del 1933 a Buchs (SG). Dopo gli studi al Politecnico di Zurigo lavora presso il laboratorio di ricerca IBM di Rüschlikon (ZH) dove mette a punto, assieme a Gerd Binning, il progetto di microscopio a scansione a effetto tunnel, che varrà ai due e ad Ernst Ruska il premio Nobel.
da cdt.ch
Ecco il batterio che fa dimagrire
Si nasconde nel nostro intestino
Uno studio dell’Università belga di Lovanio, pubblicata sul giornale Pnas, rivela che esiste un microrganismo capace di far perdere peso ai topi. I ricercatori sono convinti di aver trovato la chiave per migliorare il metabolismo dei pazienti obesi. Gli scettici: “Non si può ‘cancellare’ quello che succede nell’intestino”
La pancetta e il grasso sui fianchi? Potrebbe essere combattuta con ‘un bordino di batteri’. Un test di laboratorio ha appena rivelato che un microrganismo della flora intestinale è capace di far perdere peso a topi di laboratorio obesi. Si tratta di cavie che hanno una alimentazione eccessivamente ricca di grassi. Il batterio si chiama Akkermansia muciniphila ed è bastato farlo ‘bere’ ai topolini per far perdere loro metà dei chili di troppo. Il risultato è emerso nel corso di una ricerca dell’Università belga di Lovanio, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli studiosi sono convinti che la sperimentazione potrebbe portare in futuro nuove cure per combattere l’obesità, migliorando il metabolismo dei pazienti, e il diabete.
“Migliorare il metabolismo”. I ricercatori, coordinati nello studio da Patrice Cani, sono convinti di essere di fronte alla “prima dimostrazione che esiste un legame diretto fra una particolare specie batterica e un metabolismo migliore”. E’ stato calcolato che, nel corpo umano, i batteri sono 10 volte più numerosi delle cellule che compongono l’organismo. In tutto sarebbero 100.000 miliardi, molti non ancora identificati. Cellule e batteri lavorano in sinergia, e sono sempre di più le prove scientifiche di quanto il cosiddetto ‘microbioma’, l’insieme di microrganismi che popolano un organismo, sia importante per la salute. Studi precedenti avevano già messo in evidenza differenze di flora batterica tra le persone magre e quelle sovrappeso. Ma ora il l’équipe belga si è concentrato su un unico batterio, l’Akkermansia muciniphila appunto, che rappresenta appena il 3-5% del totale microrganismi intestinali, ma i cui livelli crollano in caso di obesità. Questo batterio è stato identificato per la prima volta nel 2004 dal professor Willem de Vos dell’Università di Wageningen.
Un ‘brodo’ di batteri. Nell’esperimento, topi allevati seguendo una dieta che li aveva resi 3-4 volte più grassi del normale, sono stati nutriti con ‘brodino’ di batteri. Risultato: pur restando più voluminosi dei topi magri, hanno perso circa la metà dei loro chili extra anche senza cambiare alimentazione. Inoltre si è ridotta la condizione di insulino-dipendenza, anticamera del diabete adulto. “Ovviamente i topi non sono completamente guariti dall’obesità - spiega Cani – però hanno ottenuto una notevole riduzione delle massa grassa”. Un effetto “sorprendente”, aggiunge l’autore dello studio, considerando che è stato possibile somministrando uno solo dei tantissimi germi che vivono nell’intestino. Secondo Cani, lo studio rappresenta un “primo passo” verso “l’eventualità di poter utilizzare questi batteri nella prevenzione o nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2″. Uno scenario forse possibile “in un prossimo futuro”.
“Non si può cancellare quello che succede nell’intestino”. Meno ottimisti altri esperti che, pur riconoscendo l’importanza della scoperta, non pensano che possa portare a scoprire nuove terapie per combattere l’obesità. Colin Hill, microbiologo dell’University College Cork, nel Regno Unito, considera lo studio “entusiasmante”, ma osserva che, pur essendo stati suggeriti numerosi legami fra batteri intestinali e sovrappeso, questa è la prima volta che un intervento diretto sembra funzionare. “Non penso sia possibile potersi abbuffare per tutto il giorno di torte alla crema, patatine e salsicce, e poi cancellare tutto mangiando dei batteri”, dice Hill. Concorda invece sul fatto che la ricerca dell’équipe belga possa aprire la strada a una migliore comprensione di quello che succede nell’intestino quando mangiamo, e permettere in futuro di arrivare a indicazioni dietetiche tagliate su misura per ogni persona che cerca di perdere peso.
di VALERIA PINI da repubblica.it
Ritorna In Vita Dopo 40 Minuti Di Morte
Un uomo australiano dichiarato clinicamente morto per 40 minuti, è stato riportato in vita grazie ad una nuova tecnica di rianimazione.
E’ accaduto a Melbourne, presso l’ospedale Alfred ed il malcapitato è Colin Fiedler, 39 anni, di Victoria. L’uomo è uno dei tre pazienti affetti da arresto cardiaco e “resuscitati” grazie all’impiego di due nuove tecniche di rianimazione.
Il nosocomio australiano, infatti, sta testando una macchina meccanica in grado di eseguire una serie di compressioni toraciche costanti, ed una macchina portatile per il cuore e polmoni utilizzata, di solito, per mantenere l’ossigeno ed il sangue costante nel cervello durante il trattamento.
Il signor Fiedler ha registrato un attacco di cuore ed è stato perciò dichiarato clinicamente morto per 40 minuti prima di essere rianimato. “Sono così grato verso i medici, più di quanto possiate mai immaginare”, sono state le parole dell’uomo rilasciate alla stampa, subito dopo aver scampato il pericolo.
Finora, sono sette i pazienti con arresto cardiaco trattati con la macchina in questione ed attraverso il meccanismo di ossigenazione extracorporea.
Questa nuova tecnica consente ai medici di diagnosticare la causa dell’arresto cardiaco e di trattarlo, mantenendo costanti, allo stesso tempo, i livelli del sangue e di ossigeno che scorrono agli organi vitali ed al cervello e di ridurre così il rischio di invalidità permanente.
Fiedler è uno dei tre pazienti che sono stati riportati in vita, ha ripreso in mano la sua vita, ritornando a casa senza alcuna disabilità.
Il paziente avrebbe potuto scegliere di essere curato in diverse strutture ospedaliere ma alla fine, i suoi parenti hanno preferito la Alfred perché sperimentale e all’avanguardia.
“Hanno scelto di farmi curare in quella rinomata struttura proprio perché i miei parenti erano a conoscenza dei tipi di trattamenti presenti al suo interno”, ha dichiarato l’uomo con somma soddisfazione, “così mi sono fatto curare dall’equipe di medici dell’ospedale, sono stato abbastanza fortunato… Anche altri pazienti, affetti dal mio stesso problema e trattati con miracolose tecniche all’avanguardia, sono guariti e tornati alle loro vite”.
Questo articolato sistema è disponibile, al momento, solo presso l’ospedale Alfred di Melbourne, mentre è in corso ancora un’intensa fase di studio e sperimentazione tesa a migliorare la terapia.
Il professor Stephen Bernard che effettua questo tipo di trattamento, ha detto che i risultati dei primi due anni dello studio sono stati entusiasmanti, e spera, con il tempo, di applicare questo sistema in altri nosocomi di Melbourne.
Marirosa Barbieri da salute-e-benessere.org
E’ morto lo scienziato britannico Joe Farman che scoprì il buco dell’ozono
Posted by: mario.giovanardi | Comments (0)
Ambiente: Morto Joe Farman, scoprì il buco dell’ozono
Lo scienziato britannico Joe Farman, che contribuì a individuare il buco dell’ozono sul Polo Sud, è morto sabato all’età di 82 anni. Lo riporta il sito web della Bbc. Farman pubblicò la scoperta con Brian Gardiner e Jon Shanklin sul giornale Nature nel 1985, e quella ricerca portò al Protocollo di Montreal del 1987, l’accordo internazionale per la riduzione delle emissioni dei clorofluorocarburi (Cfc).
Il professor Alan Rodger, direttore ad interim del British Antarctic Survey, ha detto: “Joe è stato un eccellente fisico, e i suoi lavori hanno cambiato il modo con cui noi guardiamo il mondo. Dopo aver fatto la scoperta del buco dell’ozono divenne un energico ambasciatore per il nostro pianeta”
da lastampa.it
Geologi brasiliani hanno reso noto di aver scoperto evidenze di un continente sommerso nelle acque dell’Oceano Atlantico, a 1.500 km dalla costa di Rio de Janeiro.
Secondo gli esperti, questa ‘Atlantide’ brasiliana sarebbe il risultato della separazione dell’Africa dal Sud America, continenti un tempo uniti, avvenuta almeno cento milioni di anni fa.
La scoperta è stata compiuta durante la spedizione Iatà-Piuna (che nella lingua indigena ‘tupi-guarani’ significa “navigazione in acque profonde e scure”), frutto della collaborazione scientifica tra Brasile e Giappone.
Grazie a un sommergibile capace di arrivare a 6,5 mila metri di profondità é stata così individuata una gigantesca pianura, battezzata ’Elevacao do Rio Grande’, formata da una montagna che si erge a oltre 5mila metri dal fondo del mare.
ansa.it