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Farmaco anti-diabete contro tumore al polmone?
Posted by: | CommentsSTUDIO: FARMACO ANTI-DIABETE
PROTEGGE DAL CANCRO AL POLMONE
Finora è stato usato come antidiabetico, ma ora una ricerca americana lo propone come protezione dal cancro al polmone, il più mortale dei tumori. E in più questo farmaco, la metformina, è disponibile come generico.
L’annuncio della scoperta, finora verificata attraverso studi sui topi, viene da un articolo sull’ultimo numero della rivista Cancer Prevention Research, ripreso dal quotidiano francese Le Figaro.
Secondo lo studio condotto dall’équipe del professor Philip Dennis, dell’Istituto Nazionale contro i tumori di Philadelphia, il 50 per cento dei topi (esposti a sostanze altamente cancerogene) che hanno ricevuto il farmaco per bocca non ha contratto il cancro, percentuale che sale al 72 per cento in caso di iniezioni. Tutti i roditori non trattati, invece, si sono ammalati.
La metmorfina, ha ipotizzato Dennis, incide negativamente sul metabolismo delle cellule tumorali, impedendone lo sviluppo. In più il medicinale può essere tranquillamente assunto anche da pazienti non diabetici senza danni per la salute. Tutti questi dati, però, dovranno essere confermati da sperimentazioni su pazienti umani, fase che richiederà certamente degli anni.
Se però il risultato dovesse essere positivo, la nuova cura avrebbe grandi vantaggi: il farmaco, infatti, ha pochissimi effetti collaterali, ed è ben conosciuto dai medici. E soprattutto, essendo già in commercio come molecola generica, ha un prezzo molto basso.
Un’altra ricerca pubblicata da Cancer Prevention Research ed effettuata da studiosi giapponesi ipotizza che la stessa sostanza possa prevenire anche il tumore del colon, ma lo studio andrà verificato su un numero più ampio di pazienti rispetto ai 23 inizialmente coinvolti.
da LEGGO.IT
L’Universo senza Dio di Stephen Hawking
Posted by: | Comments“Dio non era necessario per creare l’Universo”: firmato Stephen Hawking
TOMMASO CALDARELLI
L’astrofisico nel suo libro in uscita The Grand Design dice che il big bang è stato il risultato inevitabile delle leggi della fisica. Senza l’intervento divino, o comunque, di una divinità personale.
Stephen Hawking, lo scienziato inglese di cui abbiamo parlato spesso, pubblica sul Times un’anticipazione del suo ultimo libro, chiamato “Il Grande Disegno”, in cui ritiene di poter mettere una parola definitiva sull’annosa questione 1714824 Dio non era necessario per creare lUniverso: firmato Stephen Hawkingdella creazione dell’Universo. L’astrofisico ne è sicuro: per spiegare i complicati meccanismi della materia elementare, e i processi che hanno portato alla strutturazione del Cosmo per come oggi lo conosciamo, Dio non serve.
SUPERFLUO – Non deve essere chiamata in causa la divinità: basta la gravità. E’ questo il senso ultimo della teoria che Hawking ritiene di poter pubblicare. “Dal momento che esiste una legge chiamata gravità”, scrive il fisico, “l’universo può e ha potuto crearsi dal nulla. La creazione spontanea è la ragione per cui c’è qualcosa invece che il nulla, il perchè l’universo esista, il perchè noi esistiamo”. E così, ogni dubbio cade: “Non è necessario chiamare in causa Dio per fargli toccare il cielo blu e far partire il meccanismo dell’Universo”, sostiene il fisico. Ma il Telegraph ricorda anche che, in una precedente opera, lo scienziato aveva collegato il ragionamento fisico sull’universo all’idea di Dio: “Se scoprissimo una teoria completa”, aveva affermato Hawking nella “Breve storia dei tempi”, “sarebbe il trionfo ultimo della ragione umana – poichè comprenderemmo la mente di Dio”.
L’IDEA DI DIO – Tutto sta, dunque, nell’intendersi su cosa parliamo, quando parliamo di Dio. “La domanda è”, ha dichiarato il fisico in un’intervista alla BBC, “se l’universo è iniziato per volontà di Dio e per ragioni che non riusciamo a comprendere, o se lo ha fatto per ragioni scientifiche, in questo modo determinabili da una legge della scienza? Io credo nella seconda ipotesi. Se volete, potete chiamare le leggi della scienza “Dio”, ma non sarà un Dio personale che potrete incontrare e a cui chiedere domande”. Il nuovo libro dello scienziato sarà disponibile il 9 settembre.
Duemila anni fa il primo antibiotico era la tetraciclina, ottenuta grazie alla birra
Posted by: | CommentsPRIMO ANTIBIOTICO HA 2000 ANNI: ERA NELLA BIRRA
La storia degli antibiotici non inizia con la penicillina nel 1928, ma 2000 anni fa. Lo afferma uno studio pubblicato dall’American Journal of Physical Anthropology, secondo cui i Nubiani, una popolazione che viveva nell’odierno Sudan, avevano imparato a produrre la tetraciclina durante la fermentazione della birra, e ne facevano largo uso contro le infezioni.
I primi ’sospettì sulle abilità dei nubiani sono venute a George Armelagos, un antropologo della Emory University, quando ha trovato tracce di tetraciclina nelle ossa di nubiani vissuti tra il 350 e il 500 dopo Cristo.
La fonte dell’antibiotico è stata identificata nella birra: il grano che si faceva fermentare conteneva infatti grandi quantità dei batteri streptomiceti, che la producono.
Per capire se la contaminazione fosse accidentale o voluta i campioni di ossa sono stati analizzati da Mark Nelson, un chimico di una compagnia privata: «Le ossa erano sature di tetraciclina, il che dimostra che ne avevano assunta per molto tempo – spiega Nelson – e questo mi ha convinto che questo popolo ne conoscesse bene gli effetti. Una prova è il fatto che grandi quantità di antibiotico sono state trovate anche in un bambino di 4 anni, segno che la birra gli era stata data a scopo terapeutico».
da LEGGO.IT
La nascita dei super buchi neri
Posted by: | CommentsI super buchi neri poco dopo il Big Bang
I superbuchi neri frutto della collisione di galassie primordiali. È quanto illustrato da un team internazionale guidato da Lucio Mayer, professore di astrofisica teorica all’ Università di Zurigo (con un dottorato di ricerca ottenuto presso L’Università di Milano-Bicocca nel 2001) in articolo sul Nature di questa settimana.
Mayer, con l’ausilio di simulazioni su potenti supercomputers, ha potuto mostrare per la prima volta che i buchi neri supermassivi si sono formati dopo il Big Bang per effetto, appunto, di collisioni tra galassie primordiali. Il risultato ha importanti implicazioni per la nostra comprensione di come funziona la gravità, per la formazione delle strutture cosmiche in genere cosi come per la comprensione delle onde gravitazionali e risolve uno dei problemi irrisolti nello studio dell’Universo. I primi buchi neri supermassivi. Si sono formati circa 13 miliardi di anni fa, quindi poco dopo il Big Bang.
Questo nuovo risultato segna un’importante svolta nella comprensione dell’Universo.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze l’età dell’Universo è di poco meno di 14 miliardi di anni. Vari gruppi di ricerca internazionali hanno mostrato recentemente come le galassie massive si siano formati prima di quanto ci si aspettasse in base alle previsioni teoriche, cioè già entro il primo miliardo di anni di vita dell’Universo e le simulazioni su supercomputers di Mayer e colleghi hanno mostrato che i primi buchi neri supermassivi si sono formati per effetto delle collisioni di queste prime galassie massive e della loro successiva fusione.
Dice Mayer: “il nostro risultato mostra come le strutture grandi come galassie massive e buchi neri supermassivi si formano presto nella storia dell’Universo. A prima vista questo sembrerebbe in contrasto con la teoria cosmologica prevalente, che prevede la formazione di strutture e galassie in modo gerarchico in un Universo dominato da materia oscura fredda.” L’apparente paradosso è chiarito subito da Lucio Mayer: “La materia ordinaria, così detta barionica, di cui noi stessi e la materia luminosa dell’Universo siamo fatti, incluse le componenti visibile delle galassie, collassa di più e più velocemente della materia oscura, formando rapidamente galassie molto massive nelle regioni più dense dell’Universo, in cui la gravità comincia prima a generare strutture. Questo produce l’apparente formazione non-gerarchica delle galassie massive e dei buchi neri supermassivi.”
Le più grosse galassie e i buchi neri supermassivi crescono rapidamente. Invece, galassie di media e piccola taglia, come la nostra Via Lattea e il suo relativamente modesto buco nero centrale (solo un milione di masse solari contro 1 miliardo di masse solari dei buchi neri simulati da Mayer e colleghi), si sono formate più lentamente. Come spiega Lucio Mayer, nell’Universo attuale i discendenti delle galassie riprodotte nelle sue simulazioni corrispondono alle più grosse galassie conosciute, centinaia di volte più pesanti e luminose della Via Lattea. Un esempio è quello di M87, la gigantesca galassie ellittica centrale dell’ammasso di galassie della Vergine, a 54 milioni di anni luce da noi.
La nuova scoperta ha importanti conseguenze per la cosmologia; l’assunzione che la correlazione osservata dagli astronomi tra la masse dei buchi neri supermassivi e la massa delle galassie in cui si trovano rispecchia il fatto che galassie e buchi neri supermassivi crescono in parallelo, regolando l’una la crescita dell’altro, dovrà essere rivista.
In base al nuovo modello la crescita del buco nero supermassivo non è regolata da quella della galassia. Piuttosto sarebbe la crescita della galassia a essere regolata dal buco nero centrale. Mayer e i suoi colleghi pensano anche che la loro ricerca sara’ utile anche per quei fisici che vogliono provare l’esistenza delle onde gravitazionali e con esse verificare direttamente la Teoria della Relativita’ Generale di Einstein.
Una delle conseguenze di tale teoria, elaborata da Einstein che ottennne il dottorato di ricerca nel 1906 proprio all’Università di Zurigo, è che la fusione di buchi supermassivi dovrebbe produrre le onde gravitazionali piu intense nel continuum spazio-temporale, le quali oggi potrebbero essere misurate. Infatti i progetti LISA e LISA Pathfinder dell’Agenzia Spaziale Europea e della NASA, in cui sono coinvolti anche fisici dell’Università di Zurigo, hanno proprio l’obiettivo di rivelare tali onde gravitazionali.
Per interpretare correttamente i risultati di questi futuri esperimenti un elemento cruciale è proprio la comprensione di come si formano tali buchi neri supermassivi agli albori dell’Universo.
Anoressia nasce da invidia del successo?
Posted by: | CommentsANORESSIA NASCE DA INVIDIA
DEL SUCCESSO, NON MAGREZZA
Incoraggiare le modelle che solcano le passerelle di alta moda a prendere peso potrebbe non bastare per sconfiggere l’anoressia. I messaggi veicolati dai media che influenzano maggiormente le ragazze e le spingono a smettere di mangiare per dimagrire non sono, infatti, quelli legati alla magrezza, bensì al successo di una persona, qualsiasi sia il suo peso.
Lo rivela uno studio che appare sulla rivista «Evolution and Human Behavior’. Riviste patinate, trasmissioni televisive di gossip, magazine di moda: sono i principali veicoli di informazioni potenzialmente nocive per le ragazzine in cerca di un’identità. Lo psicologo Norman Li, della Singapore Management University, e il suo team hanno voluto indagare meglio questo fenomeno, per capire quale sia la vera natura dei messaggi pericolosi che arrivano ogni giorno alle giovani attraverso i media.
Per farlo, hanno mostrato a un gruppo di 841 volontarie reclutate ad Austin, in Texas (Usa), alcune fotografie accompagnate dalla descrizione dei personaggi che ritraevano. Dai risultati è emerso che le donne appaiono meno felici e più esposte al rischio di anoressia quando si trovano davanti a foto di coetanee di successo.
Questo nonostante il fatto che i ritratti avessero come soggetti donne dello stesso peso medio e giudicate come ugualmente attraenti da un campione precedente.
L’effetto – rilevano gli esperti – non vale nei maschi eterosessuali, ma si ritrova fra gli omosessuali, anche se non nelle donne lesbiche: anche gli uomini gay tendono dunque a ridurre la quantità di cibo assunto dopo aver visto foto di coetanei che considerano più ‘competitivì. Li è convinto che questo comportamento abbia un’origine legata all’evoluzione della specie umana: «poichè le popolazioni occidentali tendono a ingrassare sempre di più, soprattutto con l’età, si è iniziato a considerare la magrezza come sinonimo di giovinezza e attrattività e come caratteristica che in generale regala un vantaggio. I media che mostrano donne eccessivamente magre mandano dunque il nostro istinto ‘competitivò in tilt».
Ma se leggere le riviste di gossip o di moda fa soffrire le donne, perchè continuano a farlo? Per lo psicologo «in generale si potrebbe anche considerare un comportamento ’sanò, perchè in questo modo si scatena una competizione naturale. Il problema è che oggi le riviste sono troppe e mostrano personaggi eccessivamente distanti dalla realtà quotidiana delle persone normali. La presenza dei Vip su tutte le copertine ci mostra i nostri standard di successo come altamente inadeguati, con un effetto psicologico nocivo».
da leggo.it
