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Primavera giornata mondiale contro allergie
Posted by: | CommentsGiornata nazionale contro le allergie: le regole antistarnuto
Nel primo giorno di primavera scelto per informare su pollini
Si celebra oggi, primo giorno di primavera, la giornata nazionale del polline organizzata dall’associazione italiana di aerobiologia (Aia). La giornata, la quarta ormai, è stata istituita nel 2007 dall’Aia, con cadenza annuale, per diffondere la conoscenza dell’importanza degli studi di aerobiologia e divulgarne l’utilità all’opinione pubblica.
L’Aerobiologia è una disciplina che si occupa dello studio dell’aria e della sua qualità attraverso la rilevazione e valutazione qualitativa e quantitativa, attuale e previsionale, delle sue componenti biologiche, come i pollini e le spore fungine, e delle loro variazioni in rapporto alle condizioni meteorologiche, climatiche e botaniche delle aree in studio, delle loro interazioni con gli inquinanti e gli agenti che influenzano le attività umane e degli effetti che pollini e spore fungine possono apportare alla salute ed alla qualità della vita, all’ambiente, all’agricoltura ed ai beni artistici e culturali.
Nel periodo della fioritura gli esperti raccomandano di seguire alcuni consigli antistarnuto. Ecco il vademecum:
- Evitare lunghi periodi di permanenza all’aperto, tagliare l’erba dei prati o altre attività di giardinaggio
- In casa e in auto tenere chiuse porte, finestre e finestrini nelle ore più calde, e in generale usare sistemi di condizionamento dell’aria di ultima generazione
- Controllare i dati del monitoraggio delle concentrazioni dei pollini nell’atmosfera svolto dal Servizio autonomo di allergologia e immunologia clinica della Fondazione Maugeri, come Centro della rete nazionale Rima, che aiuta i pazienti e i medici a conoscere esattamente la situazione nella propria sede di residenza
- Utilizzare uno dei vaccini ad hoc, da fare secondo la specifica allergia prima dell’inizio della stagione dei pollini. Sono disponibili anche vaccini con assunzione sublinguale
- Per chi non si vaccina restano validi farmaci come antistaminici, cortisonici o colliri, che contrastano i sintomi.
da NOTIZIE.VIRGILIO.IT
Le spezie antiossidanti
Posted by: | CommentsSpezie potenti antiossidanti. Chiodi di garofano in testa
Che la dieta mediterranea fosse un toccasana per la salute già si sapeva. Ma i veri ingredienti antiossidanti sono le spezie impiegate per questo tipo di alimentazione: al primo posto per la grande concentrazione di fenoli i chiodi di garofano (Syzygium aromaticum), al secondo l’origano (Origanum vulgare). Questi ingredienti sono eccezionali nel contrastare colesterolo, obesità e ipertensione.
La notizia arriva da uno studio condotto dall’università spagnola Miguel Herna’ndez University e pubblicato su Flavour and Fragrance Journal. Nella classifica delle spezie dopo chiodi di garofano e origano, arrivano timo (Thymus vulgaris), rosmarino (Rosmarinus officinalis) e, in quinta posizione, la salvia (Salvia officinalis).
”Queste sostanze presentano capacità antiossidanti molto elevate, e potrebbero avere effetti benefici per la salute – spiega Juana Ferna’ndez-Lo’pez, che ha partecipato allo studio.
da ROMAGNAOGGI.IT
Chiodi di Garofano Salvia Origano Rosmarino antiossidanti per la Salute
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CHIODI DI GAROFANO E SALVIA, TOP FIVE DELLE SPEZIE ANTIOSSIDANTI
Combatte il colesterolo, e’ antiobesita’ e antipertensione. Non solo: la dieta mediterranea e’ anche antiossidante, e il merito e’ tutto delle erbe aromatiche utilizzate in cucina e dei fenoli in esse contenuti. A sostenerlo e’ uno studio condotto dall’universita’ spagnola Miguel Herna’ndez University e pubblicato su Flavour and Fragrance Journal, da cui emerge la ”classifica” delle spezie antiossidanti: chiodi di garofano (Syzygium aromaticum) al primo posto, con una maggior presenza di fenoli seguiti, nell’ordine, dall’origano (Origanum vulgare) al secondo posto, dal timo (Thymus vulgaris), dal rosmarino (Rosmarinus officinalis) e, in quinta posizione, dalla salvia (Salvia officinalis). ”Queste sostanze presentano capacita’ antiossidanti molto elevate, e potrebbero avere effetti benefici per la salute – spiega Juana Ferna’ndez-Lo’pez, che ha partecipato allo studio -.
Delle cinque spezie testate, i chiodi di garofano hanno la piu’ alta capacita’ di ridurre i livelli di perossidazione dei lipidi e di abbassare la presenza di ferro, guadagnando il primo posto nella classifica”.
da asca.it
Primo trapianto al mondo di Trachea
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All’ospedale Great Ormond Street di Londra è stato eseguito per la prima volta al mondo un trapianto di trachea su un bambino di 10 anni. L’intervento è stato realizzato dal chirurgo toracico Paolo Macchiarini dell’ospedale Careggi di Firenze.
E’ stata un’operazione abbastanza delicata che ha persino richiesto 7 ore , solo per il prelievo, e il coinvolgimento di ben cinque equipe , alternate tra loro presso il Blocco operatorio del Presidio.
Il tutto ha avuto luogo lunedì ed è stato portato a termine nel migliore dei modi. Dapprima, la trachea è stata privata delle cellule del donatore, deceduto il mese scorso per politrauma, lasciandole però solo la struttura interna, sulla quale sono state applicate in un secondo momento le cellule staminali del piccolo paziente. In questo modo si è cercato così di permettergli di rigenerarsi e di non incorrere in un possibile rigetto dell’organo. Ora, il bambino è in fase di miglioramento
“Questo grande risultato è conseguenza di grandi competenze messe in rete rappresentano una nuova frontiera, un nuovo modello con il quale importanti pagine della medicina potranno essere scritte. Siamo davanti ad una nuova frontiera della conoscenza medica. E’ per noi una soddisfazione immensa perché ci colloca in un’ottica internazionale”, ha detto Valtere Giovannini, direttore sanitario dell’Aou Careggi . E infatti tale nuovo procedimento potrebbe essere finalmente una via d’uscita nel mondo dei trapianti per poter ridurne considerevolmente il rischio di rigetto .
Elisabetta Paladini da barimia.info
L’ultima beffa della pillola RU486
Il Consiglio Superiore di Sanità ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia possa avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario. Con il paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre chi vuole evitare il bisturi dovrà restare in ospedale
di Daniela Minerva e Cesare Fassari
Il Consiglio Superiore di Sanità, organo pletorico e francamente poco autorevole, ha deliberato che la somministrazione della pillola abortiva RU486 in Italia può avvenire soltanto a fronte di un ricovero ospedaliero ordinario fino alla verifica dell’espulsione completa. Quindi, nel nostro Paese – diversamente da ciò che normalmente accade da anni in tutti i paesi della Ue (con l’eccezione dell’Irlanda e del Portogallo), negli Usa e in Canada – si autorizza una pillola che ha come funzione quella di evitare un costoso e gravoso ricovero ospedaliero, ma se ne vincola l’uso al suddetto ricovero ospedaliero. E si dice chiaramente alle regioni che avevano deciso di somministrare la RU486 in day hospital che il ricovero giornaliero non va bene.
Con l’incredibile paradosso che la donna che abortirà chirurgicamente lo potrà farà in day hospital, mentre quella che avrebbe preferito evitare il bisturi e inghiottire una pillola lo dovrebbe invece fare restando chiusa in ospedale (senza motivo e con evidente stress psicologico) per almeno tre giorni. E con un inevitabile effetto boomerang: le donne decideranno di “firmare” l’uscita dopo aver preso la pillola e se ne andranno a casa sotto la propria responsabilità.
Chiunque dica che il ricovero “va fatto per tutelare la salute della donna”, non ha letto la letteratura scientifica e non ha capito bene a cosa serva l’Aifa. Che è l’ente governativo preposto al controllo sui farmaci e, presumiamo, se autorizza un farmaco è perché ne ha verificato efficacia e sicurezza. Dunque, se l’Aifa ha autorizzato la RU486 non si vede perché un organo consultivo pletorico debba metterne in discussione la sicurezza. Il Css era chiamato quindi a esprimersi su un farmaco autorizzato a seguito di una delibera dell’Aifa pubblicata in Gazzetta Ufficiale dopo amplissime valutazioni sia scientifiche che giuridiche. Quella delibera si limita ad indicare che la RU 486 è un farmaco ospedaliero e che come tale da prescrivere solo in ospedale. Non entra volutamente nel merito del ricovero ordinario o del day hospital, lasciando tale scelta al prescrittore e alle sue valutazioni del caso.
Insomma, com’è logico, l’Aifa dice: ecco il farmaco, lo prescriva solo il medico ospedaliero perché è un presidio delicato e lo prescriva secondo scienza e coscienza, come sempre i medici possono e devono fare. Valuti lui se la donna ha problemi clinici che consigliano il ricovero o se non li ha e quindi se ne può andare a casa. Qualunque discussione medico scientifica è chiusa.
È quindi evidente che non c’è un problema medico, ma giuridico. Un problema che riguarda la legittimità o meno dell’uso in day hospital della pillola rispetto a quanto contemplato dalla legge 194 che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Anche in questo caso, la lettura della legge in chiave restrittiva e anti day hospital cozza vistosamente con quanto effettivamente scritto e voluto dal legislatore del 1978. E questo perché in nessun comma della legge è detto che l’aborto debba avvenire obbligatoriamente in regime di ricovero ordinario in ospedale. Al contrario, è previsto che esso possa avvenire anche “presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione” (art.8). Ma anche presso case di cura autorizzate dalla regione (sempre art.8). Inoltre viene chiaramente detto che la degenza in ospedale per l’aborto è una eventualità ma non la prassi (articoli 8 e 10). E, infine, viene esplicitamente previsto che si debba promuovere “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (art. 15). Insomma la 194 non pregiudica in alcun modo la possibilità di usare la RU 486 con protocolli di monitoraggio a distanza da parte dell’ospedale, consentendo alla donna di stare a casa nel periodo di attesa del processo abortivo. E qui si apre un altro incongruo: il Css dice che la donna deve stare in ospedale fino all’espulsione avvenuta. Quindi giorni e giorni, giacché, per lo più, la sola somministrazione della RU (mifepristone) non è sufficiente e dopo un paio di giorni necessita della somministrazione di prostaglandine: tutte pillole, s’intende, che la donna potrebbe prendere in ospedale e poi andarsene a casa sua a consumare in silenzio e tra i suoi cari la sua personalissima tragedia (giacché non va dimenticato: l’aborto è sempre una tragedia per una donna).
Invece i Soloni del Css decretano che lei dovrà starsene in ospedale a piangere in solitudine occupando un letto prezioso e sprecando denaro pubblico. È ovvio che il vero motivo di tutta questa inutile manfrina è annullare di fatto ragioni e convenienza dell’aborto farmacologico. Ma proprio per questo è altrettanto ovvio che scatterà il “signora, se vuole, può firmare e andarsene”. Ed è ovvio che la maggioranza delle donne lo farà. Punite due volte.
da L’ ESPRESSO


