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Composti a base di erbe e integratori alimentari venduti su internet come ‘miracolosi’ rimedi per tumori, depressione e dolori osteoarticolari e ‘creati’ in un una casa allaperiferia di Roma da un impiegato comunale e la moglie, che arrotondavano le entrate senza alcun titolo di farmacista e/o erborista. I due sono stati denunciati - scrive l’Agi - per esercizio abusivo della professione medica dai carabinieri del Nas di Roma. Gli accertamenti hanno consentito di individuare il laboratorio clandestino realizzato in un appartamento della periferia sud-ovest della capitale, dove venivano preparati, confezionati e commercializzati on line i prodotti.
Miscelando materie prime, anche scadute da alcuni anni, e piante officinali (aloe, metalli in soluzione, preparati naturali vari) i due ottenevano composti che confezionati in vari formati (gocce, capsule, etc.) e dotati di etichetta erano distribuiti per posta a seguito di ordini sul proprio sito web www.naturafabene.it. Sequestrato il laboratorio, come anche la strumentazione rinvenuta (bilance, etichettatrice, incapsulatrice, etc.), numerose confezioni di materie prime e prodotti pronti per la commercializzazione, il tutto per un valore di oltre 200mila euro. Sono in corso accertamenti per stabilire l’esatta composizione dei prodotti e l’eventuale pericolosità per la salute.
qn.quotidiano.net
Ecco il batterio che fa dimagrire
Si nasconde nel nostro intestino
Uno studio dell’Università belga di Lovanio, pubblicata sul giornale Pnas, rivela che esiste un microrganismo capace di far perdere peso ai topi. I ricercatori sono convinti di aver trovato la chiave per migliorare il metabolismo dei pazienti obesi. Gli scettici: “Non si può ‘cancellare’ quello che succede nell’intestino”
La pancetta e il grasso sui fianchi? Potrebbe essere combattuta con ‘un bordino di batteri’. Un test di laboratorio ha appena rivelato che un microrganismo della flora intestinale è capace di far perdere peso a topi di laboratorio obesi. Si tratta di cavie che hanno una alimentazione eccessivamente ricca di grassi. Il batterio si chiama Akkermansia muciniphila ed è bastato farlo ‘bere’ ai topolini per far perdere loro metà dei chili di troppo. Il risultato è emerso nel corso di una ricerca dell’Università belga di Lovanio, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli studiosi sono convinti che la sperimentazione potrebbe portare in futuro nuove cure per combattere l’obesità, migliorando il metabolismo dei pazienti, e il diabete.
“Migliorare il metabolismo”. I ricercatori, coordinati nello studio da Patrice Cani, sono convinti di essere di fronte alla “prima dimostrazione che esiste un legame diretto fra una particolare specie batterica e un metabolismo migliore”. E’ stato calcolato che, nel corpo umano, i batteri sono 10 volte più numerosi delle cellule che compongono l’organismo. In tutto sarebbero 100.000 miliardi, molti non ancora identificati. Cellule e batteri lavorano in sinergia, e sono sempre di più le prove scientifiche di quanto il cosiddetto ‘microbioma’, l’insieme di microrganismi che popolano un organismo, sia importante per la salute. Studi precedenti avevano già messo in evidenza differenze di flora batterica tra le persone magre e quelle sovrappeso. Ma ora il l’équipe belga si è concentrato su un unico batterio, l’Akkermansia muciniphila appunto, che rappresenta appena il 3-5% del totale microrganismi intestinali, ma i cui livelli crollano in caso di obesità. Questo batterio è stato identificato per la prima volta nel 2004 dal professor Willem de Vos dell’Università di Wageningen.
Un ‘brodo’ di batteri. Nell’esperimento, topi allevati seguendo una dieta che li aveva resi 3-4 volte più grassi del normale, sono stati nutriti con ‘brodino’ di batteri. Risultato: pur restando più voluminosi dei topi magri, hanno perso circa la metà dei loro chili extra anche senza cambiare alimentazione. Inoltre si è ridotta la condizione di insulino-dipendenza, anticamera del diabete adulto. “Ovviamente i topi non sono completamente guariti dall’obesità - spiega Cani – però hanno ottenuto una notevole riduzione delle massa grassa”. Un effetto “sorprendente”, aggiunge l’autore dello studio, considerando che è stato possibile somministrando uno solo dei tantissimi germi che vivono nell’intestino. Secondo Cani, lo studio rappresenta un “primo passo” verso “l’eventualità di poter utilizzare questi batteri nella prevenzione o nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2″. Uno scenario forse possibile “in un prossimo futuro”.
“Non si può cancellare quello che succede nell’intestino”. Meno ottimisti altri esperti che, pur riconoscendo l’importanza della scoperta, non pensano che possa portare a scoprire nuove terapie per combattere l’obesità. Colin Hill, microbiologo dell’University College Cork, nel Regno Unito, considera lo studio “entusiasmante”, ma osserva che, pur essendo stati suggeriti numerosi legami fra batteri intestinali e sovrappeso, questa è la prima volta che un intervento diretto sembra funzionare. “Non penso sia possibile potersi abbuffare per tutto il giorno di torte alla crema, patatine e salsicce, e poi cancellare tutto mangiando dei batteri”, dice Hill. Concorda invece sul fatto che la ricerca dell’équipe belga possa aprire la strada a una migliore comprensione di quello che succede nell’intestino quando mangiamo, e permettere in futuro di arrivare a indicazioni dietetiche tagliate su misura per ogni persona che cerca di perdere peso.
di VALERIA PINI da repubblica.it
Ritorna In Vita Dopo 40 Minuti Di Morte
Un uomo australiano dichiarato clinicamente morto per 40 minuti, è stato riportato in vita grazie ad una nuova tecnica di rianimazione.
E’ accaduto a Melbourne, presso l’ospedale Alfred ed il malcapitato è Colin Fiedler, 39 anni, di Victoria. L’uomo è uno dei tre pazienti affetti da arresto cardiaco e “resuscitati” grazie all’impiego di due nuove tecniche di rianimazione.
Il nosocomio australiano, infatti, sta testando una macchina meccanica in grado di eseguire una serie di compressioni toraciche costanti, ed una macchina portatile per il cuore e polmoni utilizzata, di solito, per mantenere l’ossigeno ed il sangue costante nel cervello durante il trattamento.
Il signor Fiedler ha registrato un attacco di cuore ed è stato perciò dichiarato clinicamente morto per 40 minuti prima di essere rianimato. “Sono così grato verso i medici, più di quanto possiate mai immaginare”, sono state le parole dell’uomo rilasciate alla stampa, subito dopo aver scampato il pericolo.
Finora, sono sette i pazienti con arresto cardiaco trattati con la macchina in questione ed attraverso il meccanismo di ossigenazione extracorporea.
Questa nuova tecnica consente ai medici di diagnosticare la causa dell’arresto cardiaco e di trattarlo, mantenendo costanti, allo stesso tempo, i livelli del sangue e di ossigeno che scorrono agli organi vitali ed al cervello e di ridurre così il rischio di invalidità permanente.
Fiedler è uno dei tre pazienti che sono stati riportati in vita, ha ripreso in mano la sua vita, ritornando a casa senza alcuna disabilità.
Il paziente avrebbe potuto scegliere di essere curato in diverse strutture ospedaliere ma alla fine, i suoi parenti hanno preferito la Alfred perché sperimentale e all’avanguardia.
“Hanno scelto di farmi curare in quella rinomata struttura proprio perché i miei parenti erano a conoscenza dei tipi di trattamenti presenti al suo interno”, ha dichiarato l’uomo con somma soddisfazione, “così mi sono fatto curare dall’equipe di medici dell’ospedale, sono stato abbastanza fortunato… Anche altri pazienti, affetti dal mio stesso problema e trattati con miracolose tecniche all’avanguardia, sono guariti e tornati alle loro vite”.
Questo articolato sistema è disponibile, al momento, solo presso l’ospedale Alfred di Melbourne, mentre è in corso ancora un’intensa fase di studio e sperimentazione tesa a migliorare la terapia.
Il professor Stephen Bernard che effettua questo tipo di trattamento, ha detto che i risultati dei primi due anni dello studio sono stati entusiasmanti, e spera, con il tempo, di applicare questo sistema in altri nosocomi di Melbourne.
Marirosa Barbieri da salute-e-benessere.org
Obesità chi ha la vita sottile vive più a lungo secondo studio inglese
Posted by: mario.giovanardi | Comments (0)
Chi ha la vita sottile vivrà più a lungo”
Conferenza sull’obesità a Liverpool:
«Il rapporto tra girovita e altezza è più efficace nel predire il corso della salute di una persona rispetto al tradizionale indice di massa corporea»
La scienza prét-a-porter è gettonatissima sui giornali inglesi. L’ultima iper-semplificazione di un tema intricato come il rapporto tra la forma del corpo e l’aspettativa di vita la mette più o meno così: rispetto alla parte mediana del corpo siete fatti a pera? Buon per voi, siete destinati a vivere una decina di anni in più. Siete fatti a mela? Ahi, ahi. Detta in termini meno immaginifici, chi ha il girovita che misura più della metà dell’altezza ha una aspettativa di vita minore. Una grossa rivincita per le donne col vitino da vespa e il lato B più robusto. Uno studio presentato alla conferenza europea sull’obesità a Liverpool, sostiene infatti che il rapporto tra girovita e altezza è più efficace nel predire il corso della salute di una persona rispetto al tradizionale indice della massa corporea.
Anche se sembra venire dalla saggezza di frate Indovino, in realtà la nuova prospettiva nasce da una lunga indagine che si basa su due raccolte di dati, quella del rapporto su “Salute e stile di vita” che ha coinvolto migliaia di persone dal 1984 e l’indagine sulla “Salute in Inghilterra” che ogni anno studia i casi di 8 mila persone.
Per fare un po’ di terrorismo, lo studio conclude che gli uomini sui trent’anni con la circonferenza della vita all’80 per cento dell’altezza perdono una media di 20 anni di vita. Margaret Ashwell, consulente nutrizionista e ricercatrice alla Oxford Brookes University, che ha guidato lo studio, sostiene: “Molti si stanno convincendo che il rapporto tra dimensioni della vita e altezza è un tipo di misurazione più facile e preciso dei problemi dell’obesità rispetto ai metodi più tradizionali”.
A chi è troppo sovrappeso non resta che sibilare il tradizionale “crepi l’astrologo” e continuare a mangiare, oppure avviarsi mestamente verso il calvario delle diete e degli esercizi.
CLAUDIO GALLO da lastampa.it
Mangiare insetti commestibili per combattere la fame nel mondo
Posted by: simone.lucato | Comments (0)
Bruchi, coleotteri, persino vespe, sono un cibo iperproteico, ecologico, ricco di minerali e disponibile in grandi quantita’: la Fao indica gli insetti nella sua nuova ‘ricetta’ per sconfiggere la fame nel mondo. Si tratta, fa notare Eva Mueller, direttore di economia forestale presso l’agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura dell’Onu, di animali disponibili in cosi’ grandi quantita’ che non c’e’ bisogno neanche di allevarli. “Due miliardi di persone, un terzo della popolazione mondiale, gia’ li mangiano perche’ sono deliziosi e nutrienti”, spiega la Mueller, “gli occidentali devono solo superare il disgusto”.
“E il messaggio e’ ‘mangiate gli insetti’, ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa. Ma in alcune parti del mondo il consumo di insetti e’ gia’ parte della vita quotidiana, come ha raccontato il ministro delle Foreste del Gabvon, Gabriel Tchango; anzi che alcuni insetti -come le larve di coleottero- e alcune ricette- le termiti alla griglia- sono considerate una vera e propria leccornia. “Gli insetti contribuiscono a circa il 10 per cento delle proteine consumate dalla popolazione”. Secondo la Fao, l’allevamento di insetti e’ “uno dei tanti modi per trovare cibo e affrontare l’insicurezza alimentare”. “Gli insetti sono ovunque, si riproducono rapidamente, crescono velocemente ed hanno un basso tasso di impatto ambientale”, aggiunge ancora il rapporto, realizzato in tandem da Fao e dalla Wageningen University in Olanda. La Fao raccomanda anche un uso piu’ ampio di insetti come mangime per il bestiame. “Gli insetti possono integrare mangimi tradizionali come soia, mais, cereali e farine di pesce”, si legge ancora nel rapporto, secondo cui gli insetti piu’ nutritivi sono le larve della mosca comune e il verme giallo.
Attualmente sono gia’ consumati in tutto il mondo quasi 1.900 specie di insetti diversi, ma i piu’ comuni sono i coleotteri (31%), i bruchi (18%), le api, vespe e formiche (14%), seguite da cavallette, locuste e grilli (13%). In alcune citta’ come Bangkok e Kinshasa, prosegue il rapporto, c’e’ gia’ un fiorente commercio di insetti e una simile cultura – l’entomofagia – dovrebbe essere estesa anche altrove. Secondo la Fao, inoltre, la qualita’ nutritiva degli insetti e’ assolutamente competitiva rispetto a cibi piu’ tradizionali: mentre il manzo ha un contenuto di ferro pari a 6 milligrammi ogni etto di peso a secco, il contenuto di ferro delle locuste varia tra gli 8 e i 20 milligrammi ogni 100 grammi; inoltre agli insetti bastano due chili di mangime per produrre un chilo di ‘carne’ di insetto rispetto a un rapporto molto piu’ gravoso per i bovini (8 a 1).
“La storia ha dimostrato che i modelli alimentari possono cambiare velocemente, soprattutto in un mondo globalizzato. Lo testimonia la rapida accettazione del pesce crudo sotto forma di sushi”. Di qui la conclusione: “Non tutti sono pronti a infilarsi un baco in bocca”, ha osservato la Mueller. “Probabilmente ci vorra’ un po’, ma molti lo stanno gia’ facendo”.
agi.it