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Sicilia Tremonzelli la galleria del mistero in cui impazziscono le auto
Posted by: | CommentsLA GALLERIA DEL MISTERO
Nella galleria Tremonzelli, in Sicilia, le auto si spengono e si riaccendono misteriosamente
Sulle tracce del mistero, la misteriosa galleria Tremonzelli, lungo l’autostrada A19 Palermo-Catania – Tutti voi ricorderete i misteriosi incendi di Canneto, piccola frazioncina di Caronia, provincia di Messina.
Il caso occupò gli spazi di giornali e telegiornali nazionali per diverso tempo.
Misteriosi incendi ai quali, a tutt’oggi, non si è ancora data una spiegazione definitiva e certa.
Ma sempre in Sicilia esiste un altro posto altrettanto misterioso.
Da circa 20 anni, infatti, accade che all’interno di una galleria accadano cose strane: auto e moto si spengono improvvisamente per poi riprender vita qualche secondo piuttardi.
Fortunatamente le vittime di tale bizzarro evento sono state appena 5 o 6 in ben 20 anni, tuttavia è un fenomeno che indubbiamente si è verificato e si verifica ancora.
L’ultimo episodio, infatti, è avvenuto sabato 21 agosto: un’auto entra in galleria, quando all’improvviso subentra un black-out, i fari e il motore si spengono e chi è alla guida perde il controllo del veicolo, sbandando. Poi, sempre all’improvviso, il motore riparte e le luci si riaccendono. Tanta paura e fortunatamente nessun danno per gli occupanti del mezzo.
La galleria del mistero è la Tremonzelli, ubicata lungo l’autostrada A19 Palermo-Catania.
Al momento l’ANAS assicura che la galleria è dotata di un impianto di illuminazione con alimentazione elettrica tradizionale ed è stata sottoposta negli anni a periodici controlli di manutenzione che non hanno evidenziato stranezze di alcun tipo. In ogni caso, assicurano, la zona verrà tenuta sotto controllo.
E c’è persino il gruppo ufologico della zona di Palermo che sta seguendo le vicende.
Secondo loro la causa di quanto accade potrebbe essere una forte esposizione a campi elettromagnetici provocati da una fonte misteriosa.
Breanda Allison la donna calamita video
Posted by: | CommentsGB, LA DONNA CALAMITA CHE
ATTRAE GLI OGGETTI -VIDEO
La chiamano la donna calamita; è Brenda Allison, 50enne inglese, che a causa di un’eccessiva circolazione di corrente elettromagnetica nel corpo, riesce ad attrarre metalli. Monete, spille, posate, chiavi, ma anche oggetti più grandi, restano attaccati al corpo della donna, proprio come se sotto la pelle di questa fosse presente un enorme magnete. Oltre ad attrarre oggetti metallici, questo “potere” genera dei disturbi elettromagnetici, che a volte possono far saltare il segnale tv, far suonare allarmi o spegnere le lampadine. «Mi accorsi di questa qualità fin da quando ero bambina - ha dichiarato Breanda al Daily Mail – e tenevo un diario sulla sua evoluzione. Così ho scoperto che l’attrazione elettromagnetica era più forte dopo il ciclo mestruale». Ma sono molte le sventure che possono capitare con una qualità del genere: «Una volta al supermercato, la cassa ha iniziato a suonare all’impazzata, tanto che il cassiere ha iniziato a inveire contro di me, dicendo che avevo portato una maledizione voodoo». Brenda Allison vorrebbe essere studiata da alcuni specialisti del magnetismo, per capire l’origine del suo magnetismo.
da leggo.it
Gli Ufo di Vicenza video
Posted by: | CommentsHome Ufo, quei video sul web made in Vicenza
Sul canale YouTube sono stati inseriti vari filmati (guarda) con presunti avvistamenti di oggetti volanti Nella maggior parte dei casi si tratta di scherzi
Un paio di luci nel cielo notturno e in sottofondo le voci di due ragazzi che si chiedono quale sia l’origine. È l’ultimo video, in ordine di tempo, in cui si parla di Ufo a Vicenza. È stato caricato da “stets83″ sul canale YouTube in Internet lo scorso 11 luglio, accompagnato dal messaggio: «In data 11/7/2010 verso mezzanotte e dieci, sui cieli di Vicenza abbiamo notato queste strane luci nel cielo, lentamente si sono allontanate sempre di più e poi sono scomparse. Voi le avete viste?».
A dare sostegno all’ipotesi di dischi volanti, o simili, interviene “SuperLina1987″ che risponde: «in data 11 07 2010 mentre tornavo a casa anche io ed il mio ragazzo abbiamo visto le stesse luci che avete visto voi e la data e l’ora coincidono perfettamente».
Suggestione? Presenze extraterrestri? Incontri ravvicinati? O forse semplicemente (e molto probabilmente) voglia di fare qualche scherzo a chi abbocca come un pesce all’amo? Sta di fatto che nell’era di Internet e dei telefonini con videocamere, creare video misteriosi e diffonderli è un gioco da ragazzi. E poi sta agli ufologi, più o meno improvvisati, smascherare le farse.
Che ci credano o meno, saranno in molti ad aguzzare la vista questa sera in occasione della notte delle stelle. E per chi nota qualcosa di strano, c’è la possibilità di consultare il catalogo di avvistamenti in Internet, su YouTube e sui siti specializzati in materia di presenze extraterrestri. Alcuni video sono girati nel Vicentino (in gran parte fasulli) e ce n’è per tutti i gusti: da oggi saranno visibili sul sito www.ilgiornaledivicenza.it (Guarda i video)
C’è il disco volante sopra la piscina di Montecchio Maggiore, ma non è che una burla. C’è anche il video “Ufo a Vicenza fantastico da guardare” con qualcosa in cielo che sembra una fiamma rossa, e i commenti di un’intera famiglia che cerca una spiegazione del fenomeno. Fra i commenti, qualcuno segnala che non si tratta del primo caso del genere. Un altro avvistamento a luglio a Tezze sul Brenta, un punto rosso all’orizzonte, ma l’autore del video viene preso in giro dai visitatori del sito: «bel puntatore laser… verde non ce l’hai?». Anche un altro avvistamento a San Rocco, con una luce intensa, scatena le proteste: «Sembra il lampadario di casa mia». Altra visita “aliena” a San Nazario, dove un video mostrerebbe un disco volante in lontananza che procede a zig-zag. Qualcuno giura di averne visto uno molto simile anche ad Altavilla.
Quindi, se fra le stelle cadenti di San Lorenzo, una vi sembrerà a forma di disco volante, non dimenticate di accendere la telecamera. Potrebbe essere il prossimo video culto su YouTube.
N.R.
da IL GIORNALE DI VICENZA
Il coccodrillo del Po
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INCONTRI SUL GRANDE FIUME
Caccia grossa al coccodrillo del Po
Lo accusano di fare strage di pesci, ma la vittima è lui: dell’uomo
MOTTA BALUFFI (Cremona)
Spesso, quando la vox populi entra in azione (e gli habitué dei bar-sport della Bassa ne sono gli ineguagliabili agenti scatenanti) il confine tra realtà e fantasia può annullarsi, lasciando aperti interi territori dove ogni cosa, o il suo contrario, diventa sostenibile. È così che nascono le leggende metropolitane. E tra queste, alcune ghiottissime che riguardano il Grande Fiume.
Basta fare una prova. Senza distanziarsi troppo dall’argine maestro, se si fa visita a qualche caffè tra Ferrara e Cremona capiterà senz’altro di imbattersi nella famosa leggenda del «Coccodrillo del Po». «Al giorno d’oggi non si scherza sulle rive del fiume!» ho sentito esclamare un anziano di paese appoggiato al bancone del bar, «ma sa cosa capita ai cacciatori di anatre? Se la preda cade nell’acqua, il cane non fa in tempo a prenderla che se la trova divorata, e anche lui rischia grosso! Quel maledetto ha fatto fuori tutti i nostri pesci, i veri pesci del Po: i pesci gatto, i cavedani, i lucci, le tinche. Se li è mangiati tutti
».
A parte che pesce gatto e luccio perca non sono «veri pesci del Po», il primo è stato introdotto dall’America un secolo fa e il secondo viene dal Nord Europa (in natura poco è veramente autoctono), una novità nella fauna ittica del fiume, però, c’è davvero. Lo dicono inequivocabilmente, per esempio, alcuni accampamenti nascosti in fondo alle golene più appartate. E lo dice tutto un via vai di automobili e camper targati Austria, Germania, Olanda, Ungheria. Cosa saranno venuti a fare in comitiva da queste parti? Turismo fluviale per adorare il dio Eridano? Campi di meditazione di fronte all’energia delle acque in movimento? Non direi, a giudicare dai tipi umani che si aggirano sulle rive, con bicipiti tatuati e toraci alla Tarzan esibiti come trofei. Mi hanno detto che cacciano il «Coccodrillo del Po». Per saperne di più, ho deciso di far visita al vero guru del fiume. Colui che, a detta di tutti i pescatori esperti, è il grande conoscitore di questo mondo sommerso. Pare che – se in buona – ti sveli i segreti reconditi che si nascondono sotto la corrente. Mi racconterà del Coccodrillo del Po, o meglio del pesce siluro?
Arrivato lungo l’argine all’altezza di una vecchia trattoria che annuncia il paesino di Motta Baluffi (Bassa Cremonese), svolto a sinistra e oltre l’ultima difesa idraulica mi inoltro nella campagna aperta. Le ruote della bici iniziano a saltellare sullo sterrato. Mi accorgo che sto penetrando un territorio dimenticato: sotto il sole a picco, la vista spazia sulla campagna silenziosa, immobile. Gialle distese incolte nel meandro fluviale si spalancano verso l’orizzonte vuoto, interrotto qua e là da boschetti mossi dalla brezza del pomeriggio. Saliceti, fratte di pioppo bianco e piante igrofile si innalzano da una terra biancastra, ora crepata dalla calura. È qua, isolatissima, che sorge la dimora del guru. Vitaliano Daolio mi saluta affacciato a una finestra: «Siediti sotto il portico, all’ombra. Arrivo subito».
Aspetto per un buon quarto d’ora nel frinire delle cicale. La casa di Vitaliano è una sorta di b&b del fiume. Si chiama «Po Fishing Center». Al primo piano è ospitato un acquario con tutta la fauna ittica del fiume, dai granchi a un siluro albino di due anni. Di qui passano scolaresche e amanti dell’eco-turismo fluviale. Più, naturalmente, i cacciatori del siluro che si affidano a Vitaliano. «Qualche cosa di fresco?», sento esclamare alle mie spalle: è lui con una caraffa di tè ghiacciato. «Con questo caldo è meglio bere», dice sedendosi al tavolo. Ha la fronte ampia e due grossi occhiali tondi che lo fanno somigliare a un uccello notturno. Sfoggia una fitta barba incolta e i capelli lunghi e grigi radunati in una coda di cavallo. È evidente: tutta la giovinezza felice degli anni Settanta non lo ha abbandonato.
«Sul siluro – racconta – se ne dicono tante, ma tante… Hanno persino scritto che può arrivare a 300 chili. Balle! Il record mondiale è stato pescato quest’anno sul Po: due metri e 52, per 104 chili. Comunque sì, è una bella bestia. Vive fino a ottant’anni e se ne sta fermo sul fondo, sommerso nel buio. Mangia ogni tre o quattro giorni ed è al vertice della catena alimentare. Ma non è stato lui a decimare gli altri pesci. Se c’è stata moria di fauna ittica è per l’inquinamento. Però l’inquinamento non lo si vuole ammettere, dunque si è trovato un capro espiatorio: il siluro. Venne introdotto negli anni Cinquanta dall’Est. E come tutte le specie alloctone ha avuto un momento di proliferazione, ma in questi ultimi anni la sua presenza è diminuita».
«E tutti quegli accampamenti lungo il fiume?» chiedo posando il bicchiere del tè sul tavolo.
«Il fiume è stato suddiviso in tante sezioni dove organizzazioni straniere, spesso illegali, si sono insediate. Ognuna ha clienti connazionali e nessun italiano. In tutto hanno 150 barche: le ho contate a una a una. Credo che qui l’unico in regola per la pesca al siluro sia il sottoscritto».
I raggi del primo sole colpiscono radenti l’acqua verdastra. Un coro di uccelli si innalza dai fitti canneti spondali invadendo l’aria del primo mattino. È l’atmosfera che cercavo: un misto tra lo spumeggiante umore del selvatico e un’estetica aggraziata che ricorda le illustrazioni delle antiche sete giapponesi. Ma al compagno di navigazione, il cliente di Vitaliano (un omone pelato con i baffi a manubrio e una maglietta nera che fascia il fisico palestrato) non interessa il mondo fluviale che lo circonda. Tutta la sua attenzione è spinta là sotto, nel buio del fondale dove si nasconde il siluro. L’ecoscandaglio asseconda la sua immaginazione; apre spiragli nello spazio misterioso della melma subacquea. Non so se è entusiasta dall’idea di avermi tra i piedi. Fra poco, mi ha spiegato Vitaliano, apparirà la grande sagoma sullo schermo dell’ecoscandaglio. Tutto è pronto: canne potenti lunghe due metri e 40 con mulinelli a doppia frizione e 250 metri di filo intrecciato in kevlar. L’amo ha il diametro di una mela. Sullo schermo appare il mostro. «Ecco, quello è il predatore che andiamo ad insidiare» esulta il cliente ebbro di un’infantile smania di morte.
La canna si piega, i bicipiti vanno in tensione, e inizia il combattimento. Venti minuti durerà, finché l’animale, stravolto, sarà issato a bordo per la foto di rito. Sì, un mostro di oltre due metri con la testa larga quasi quanto le spalle forzute del cliente. Tre scatti abbracciati e il siluro ritorna nel fiume. «Meriti tutto il mio rispetto, e per tanto ti rilascio – sussurra il cliente al siluro tramortito – sei un pesce che ha combattuto con onore, sportivo, sportivissimo. Vai, sei libero di vivere ».
MARCO ALBINO FERRARI da LASTAMPA.IT
Svelato il mistero del volto di Marte, è un altopiano
Posted by: | CommentsIl volto su Marte nel 1976 …
Nel 1976 la sonda Viking scattò questa foto durante uno dei suo giri di ricognizione nell’orbita del pianeta rosso. Luci ed ombre fanno intravedre un volto dalle fattezze stranamente umane.
Da allora si è parlato della misteriosa faccia su Marte, oggetto di speculazioni (che si tratti del volto di un’immensa statua scolpita sulla superficie dle pianeta?), leggende ma anche di ricerche scientifiche.
Ora la Nasa ha diffuso le immagini della stessa area in alta risoluzione, e l’effetto è ben diverso. Se la tecnologia del 1976 aveva regalato l’illusione di un volto, quella del 2010 non lascia spazio all’immaginazione.
Ora, con l’aiuto di fotografie in 3D ottenute con la ”Mars Reconnaissance Orbiter” ed è stato constatato che la strana faccia in realtà è una normale collina alta 300 metri che si trova nel deserto.
Nel mese di luglio, la Nasa ha messo online anche una mappa dettagliata interattiva della superficie di Marte, creata grazie a 21 mila foto ad alta risoluzione ottenute scattate tra il 2003 e il 2009 dalla sonda ” Mars Odyssey “. La mappa rende chiaramente visibili tutte le zone montuose presenti sul pianeta che hanno una dimensione superiore ai 100 metri.
Nessun volto, si tratta solo di un altopiano. Ecco le immagini a confronto.
da YAHOO.IT




