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Due secoli di libri su Google
La Nazionale firma l’accordo
Google e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali siglano un accordo per la digitalizzazione delle opere delle biblioteche nazionali di Roma e Firenze: un milione di volumi on line

google_booksFIRENZE – Dante, Ariosto, Tasso. Ma anche i capolavori della letteratura scientifica del Sei e Settecento e i testi popolari del Risorgimento, dall’Ettore Fieramosca alla Beatrice Cenci, dalle Mie Prigioni fino all’indimenticabile libro Cuore. Le biblioteche nazionali italiane aprono le porte a Google Books con un accordo -il primo firmato da un governo con il colosso americano del web- che porterà in rete, a costo zero per i lettori ma anche per il ministero della cultura italiano, un milione di volumi non protetti dal diritto d’autore. «Italia all’avanguardia», sottolinea orgoglioso il ministro Bondi. Che cita Borges e il sogno della biblioteca universale, «un’utopia che diventa realtà», dice. La trattativa, andata avanti per nove mesi e chiusa solo questa mattina, «un attimo prima della firma», pare non sia stata facile. Il risultato è che Google, oltre ad impegnarsi a mettere in rete gratis le opere, si accollerà tutte le spese e non avrà l’esclusiva. I testi digitalizzati si potranno leggere su Google Books ma anche direttamente sui siti on line delle biblioteche italiane. Il colosso americano, sottolinea il direttore valorizzazione del ministero Mario Resca, finanzierà le operazioni di digitalizzazione: 100 milioni di euro secondo una stima fatta da Resca, «molto, molto, molto meno» per il responsabile di Google Nikesh Arora, presidente di Global Sales Operation & Businnes Development. Non solo: sempre Google allestirà in Italia, con tutta probabilità a Roma, un centro per la scannerizzazione dei testi che darà lavoro a 100 ragazzi qualificati. «Il web è ancora troppo anglosassone, è giusto dare spazio ad altre culture», sottolinea Arora, che parla di «primo passo importante» e ricorda che l’accordo italiano si aggiunge agli altri otto fatti da Google con biblioteche di lingua non inglese.

COMINCIANO ROMA E FIRENZE – Di certo l’operazione è impegnativa e i tempi non saranno brevi. Ci vorranno almeno due anni per scegliere e catalogare i volumi (cosa che faranno le stesse biblioteche) anche se ci sono 285 mila testi già «metadatati» e catalogati dal Servizio Bibliotecario Nazionale. Poi partirà il lavoro di scanner che dovrebbe andare avanti a colpi di 10 volumi al giorno, sempre che si ottenga un centro con 20 postazioni, come è stato per la biblioteca di Basilea. Si comincia con le due biblioteche nazionali italiane, quella di Roma e quella di Firenze, che insieme ospitano la maggior parte (circa 750 mila) dei volumi cosiddetti di pubblico dominio, ovvero i volumi storici pubblicati fino al 1860 e non protetti dal diritto d’autore.

COSA FINIRA’ ON LINE – Negli scaffali di queste biblioteche sono conservate alcune delle raccolte di opere dei più grandi intellettuali, scrittori, scienziati e pensatori italiani. Una volta digitalizzate, le opere di Dante, Petrarca, Leopardi e Manzoni saranno a portata di clic per chiunque nel mondo, da Genova a Nairobi. Google fornirà inoltre alle due biblioteche le copie digitali di ciascun libro parte del progetto, così che possano a loro volta renderli disponibili anche su piattaforme diverse da Google Books, quali, ad esempio, quella del progetto Europeana. L’accordo tra MiBAC e Google prevede la digitalizzazione e messa in rete di circa un milione di volumi, 285 mila dei quali sono stati già metadatati e catalogati dal Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Nei prossimi due anni si completerà la catalogazione dei volumi scelti, che saranno digitalizzati da Google e successivamente messi online. Il costo della digitalizzazione invece sarà a carico di Google, che si occuperà anche di allestire uno scanning center in Italia.

LE OPERE – Tra le opere rare e rilevanti che la Biblioteca Nazionale di Firenze includerà nel progetto ci sono: rare opere scientifiche del XVIII Secolo e dell’Illuminismo; opere letterarie del XIX secolo che hanno creato il clima culturale che ha portato all’unità d’Italia; opere illustrate e litografie di ogni epoca. La Biblioteca Nazionale di Roma includerà nel progetto di digitalizzazione tra le altre: rare prime edizioni di opere del XIX Secolo; opere di Giambattista Vico, Keplero e Galileo Galilei; erbari e farmacopee del XIX Secolo. Le opere delle biblioteche italiane andranno ad arricchire la raccolta di libri in molteplici lingue di Google Books, rendendo il patrimonio culturale nazionale di semplicissimo accesso da ogni parte del mondo.

BONDI E RESCA – «L’accordo ha un forte significato politico. Si tratta della prima intesa a livello governativo che permette a un protagonista del web di accedere a un patrimonio librario nazionale. L’Italia si pone così all’avanguardia in questo settore, con la convinzione di arricchire enormemente il patrimonio culturale disponibile gratuitamente nella rete e nel farlo si avvale di un partner tecnologico di primaria importanza. La speranza è che questo sia solo un punto di partenza e che presto molti altri volumi possano essere disponibili. In questo modo aiuteremo nel proprio lavoro le istituzioni preposte alla diffusione della cultura italiana nel mondo e avvicineremo ulteriormente alle proprie radici le giovani generazioni di italiani all’estero». Mario Resca, Direttore Generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale ha detto:: «Questo accordo con Google, che definirei storico, si prefigge tre obiettivi: in primo luogo, digitalizzare e diffondere nel mondo parte dell’enorme tesoro librario italiano; in secondo luogo, conservarlo e preservarlo in eterno dagli agenti atmosferici e dall’usura del tempo. Nella memoria abbiamo ancora i danni provocati dall’alluvione di Firenze nel 1966: in un caso analogo perderemmo ancora il supporto cartaceo ma non il suo contenuto. In ultimo, con la messa on line gratuita di questo patrimonio, promuoviamo la conoscenza in tutto il mondo della nostra cultura, rendendola accessibile a tutti. Attraverso Google possiamo fare dei nostri libri un biglietto da visita della cultura italiana e spingere molti visitatori ad approfondire la conoscenza della cultura italiana venendo a visitare di persona il nostro Paese».

FONTANA – Antonia Ida Fontana, Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: «La digitalizzazione dei fondi della BNCF metterà a disposizione dei cittadini del mondo la cultura italiana nella sua interezza: dalla letteratura alla scienza, dall’arte alle arti applicate. Prioritariamente saranno digitalizzate le opere scientifiche del ‘700, eredi della tradizione galileiana, i volumi illustrati, che consentono una bibioteche_google_booksfruizione non mediata, al di là delle barriere linguistiche, e i libri che hanno precorso, accompagnato e seguito il processo dell’unificazione nazionale, contribuendo a creare l’identità italiana».

COME FUNZIONA GOOGLE BOOKS – Le biblioteche, come quelle delle Università di Oxford e Michigan e la Biblioteca di Barcellona, forniscono a Google i propri libri per digitalizzarli. Come risultato, pubblicazioni che un tempo erano accessibili unicamente ai frequentatori dell’istituto possono ora essere trovate da chiunque disponga di una connessione a Internet. Se un libro della biblioteca è di dominio pubblico (non protetto da copyright) viene visualizzato nella sua interezza. Se invece è protetto da copyright, gli utenti potranno vedere solamente alcune informazioni di base (ad esempio, il titolo del libro e il nome dell’autore) e, al massimo, due o tre frammenti di testo del libro, insieme all’indicazione della biblioteca nella quale si trova o della libreria in cui può essere acquistato.

da IL CORRIERE DELLA SERA

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Mar
05

I segreti di Avatar in un libro

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Tutti i segreti dell’immaginario mondo di Avatar diventano un libro
Una guida fantastica ma molto scientifica racconta tutti i misteri di Pandora, il pianeta inventato da James Cameron

di Matteo Sacchi

avatarIl mondo di Pandora, il magico pianeta del sistema stellare Alpha Centauri su cui è ambientato il colossal dell’anno, Avatar di James Cameron, esce dallo schermo e diventa un libro. Arriva infatti in libreria Avatar, rapporto confidenziale sul mondo di Pandora a cura di Maria Wilhelm e Dirk Mathison (Rizzoli, pagg. 206, euro 19,50). E c’è da scommettere che questa piccola guida all’universo fantastico e alieno nato dalla fantasia del regista canadese piacerà molto ai maniaci della fantascienza. Non si tratta della solita versione cartacea del film e nemmeno di una di quelle abborracciate guide che spesso cercano di dare un contesto plausibile, a posteriori, a filmazzi pieni di alieni.

In questo caso, merito anche di un budget davvero stellare, il regista ha potuto avvalersi di una pletora di scienziati per realizzare il contesto «marziano» in cui inserire la sua storia. Insomma, prima che il film nascesse era già bella e pronta una realtà, virtuale ma possibile, in cui calare la vicenda.

Tanto per fare un esempio: la lingua che viene fatta parlare ai Na’vi, gli alti e bellissimi alieni blu costretti a difendersi dall’avidità degli umani, è stata pensata da Paul Frommer un linguista della Marshall School of business. Ha messo assieme un linguaggio di più di mille parole con un’apposita grammatica che mescola alcune regole delle lingue umane, senza però scimmiottarne nessuna in particolare. Per il sistema di conto dei Na’vi, che hanno otto dita è stato, invece inventato un complesso sistema ottale molto diverso dal nostro decimale. Stessa cura per inventare le caratteristiche dei molti animali di pandora (Leonopteryx Grande, Martelloceronte, Magnivespa velox… In questo caso sono stati gli esperti di xenobiologia che fanno consulenza anche alla Nasa a doversi dare un gran da fare.

Ecco perché il Rapporto confidenziale sul mondo di Pandora è strutturato in modo da sembrare quasi il baedecker un po’ guerrigliero di un posto realmente esistente. Ecco perché fa vedere allo spettatore del film anche quello che nelle quasi tre ore di pellicola non si vede.

Insomma il giochino diverte più che in altri casi similari. Anzi senza che sembri lesa maestà si potrebbe dire che era dai tempi di Tolkien che non veniva fatto uno sforzo così filologico per immaginare un mondo inesistente.

da IL GIORNALE

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Feb
28

Fabio Ghioni Hacker Republic

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hacker-republicFabio Ghioni, numero uno degli hacker italiani: “La sicurezza nazionale in Rete non esiste più. E nemmeno la privacy: ecco perché”

Chi sia precisamente Fabio Ghioni non si sa: in Telecom, ai tempi di Tavaroli e dello scandalo dei dossier, era il capo carismatico del Tiger Team, ovvero del gruppo di miliziani del computer incaricati di difendere i nostri confini digitali dagli attacchi degli hacker, dei servizi segreti stranieri, del terrorismo informatico e dello spionaggio industriale. Poi è stato accusato lui di pirateria e di spionaggio d’alto bordo, fino a essere sbattuto in galera (San Vittore) in isolamento assoluto. Ne è uscito in seguito con l’ambigua fama di essere uno dei migliori/peggiori hacker del pianeta, cosa che gli ha guadagnato l’assoluto rispetto di schiere di adoranti “wannabe”, dalla Thailandia alla California. Ne hanno fatto addirittura un eroe a fumetti con il nickname di Hero-Z con gli stessi suoi occhialini a spigolo vivo. Intanto Ghioni diventava scrittore, filosofo esoterico, Maestro Yogi e inventore di curiosi aggeggi, sempre più piccoli, che agganciati a internet riescono a fare quasi ogni cosa. Uno strano tipo di guru che vive dentro un Avatar digitale e abita in Cyberworld, nel mondo fanta-digitale dei romanzi di Stieg Larsson. E l’Italia? E la sicurezza nazionale? Chi protegge, ora, le nostre frontiere informatiche? Affaritaliani lo ha intervistato.

Fabio Ghioni
“L’ Italia non esiste più…”

Come scusa? Stiamo a Milano, Corso Buenos Aires, stai bevendo un caffè italiano, Fabio…

“Lo vedo bene, e il caffè è buono. Ciò non toglie che tutto quanto è reale ora vive anche dentro un’altra dimensione, dentro un’altra scatola, o dentro un altro corpo, se vuoi. Come in Avatar. La rete, il web, internet sono il nostro Pandora, sono un altro pianeta.  Un mondo che ha caratteristiche geofisiche differenti, costumi, leggi, e forme di illegalità…diverse. La gente se ne accorge quando qualche pazzo pubblica le peggio nefandezze su Facebook, e sembra che nessuno possa impedirlo. Ma bisogna capire il perché…”

Già, perché?
“Ti faccio anch’io una domanda: la tua posta elettronica è su Google, sei un @gmail.com per caso?”

Sì, sono su Gmail…
“Allora tu e tutto quello che scrivi state sotto la giurisdizione di uno stato estero, gli Usa. Sei americano sul web, altro che Italia. Lo sapevi? Se sarai indagato la magistratura dovrà inviare una rogatoria al governo di Mr Obama prima di poter leggere la tua posta elettronica”.

Bene, allora la mia privacy è protetta due volte!
“Mica tanto, perché Google – come tutte le infrastrutture critiche del sistema di telecomunicazione americano – ha firmato un preciso protocollo che obbliga l’azienda a mettersi a disposizione dei servizi di sicurezza del governo statunitense, se occorre. Cioè se arriva una richiesta dalla CIA”.

La CIA ci spia!
“Diciamo che potrebbe provarci, quando e dove  ne valesse la pena… In Cina, ad esempio. Forse è ora che qualcuno dica che il caso Google/Cina probabilmente non è solo una bella battaglia democratica contro il potere oscurantista di uno Stato dittatoriale e comunista. Forse occorre anche valutare che ogni nuovo cinese che entra in Google e scambia posta elettronica in Google rappresenta in qualche modo per gli Usa un caposaldo avanzato di territorialità americana in Cina, e costituisce un prezioso accesso ‘potenziale’ alle reti informatiche di quel Paese… Capito perché si arrabbiano i cinesi?”

Hacker Republic
Forse. Ma che vuol dire accesso “potenziale”? Fammi un esempio…
“Ti faccio prima un esempio letterario, tratto dalla trilogia Millennium di Stieg Larsson che fa da traccia al mio libro ‘Hacker Republic’ (edito da Sperling & Kupfer, 162 pp, 12 euro, ndr). Un gruppo di hacker vuole consumare la propria vendetta e per farlo deve violare il sistema informatico superprotetto della polizia svedese. C’è un commissario sgobbone che si porta il lavoro a casa… e il gioco è fatto! Si entra da lì, dal personal computer che il commissario collega al web dalla Wi-Fi di famiglia, sprovvista di protezioni particolari. Gli hacker infilano un trojan in un file di lavoro… E quando il commissario riporta il lavoro in ufficio… il Cavallo di Troia si apre e prende possesso dei computer della polizia svedese, copiando ed esportando tutti gli archivi segreti. ‘Nessun sistema di sicurezza è migliore del più stupido dei collaboratori’, dice Stieg Larsson ne ‘La ragazza che giocava con il fuoco’. Ogni singolo utente di una rete è un accesso potenziale”.

Mi sono perso alla voce trojan…
“Ragazzo, aggiornati: diconsi trojan (o cavalli di Troia) quei programmi appositamente concepiti per accedere in modo invisibile a un computer altrui, e da lì alla rete di computer connessa. E’ quello che fa, banalmente, qualunque manutentore delle macchine in dotazione a un ufficio: dal server principali entra nelle diverse postazioni periferiche, svuota gli hard disc, copia o distrugge cartelle e documenti… Solo che i modi e le situazioni possono essere un pochino diversi… Quando lavoravo in Telecom, con il mio Tiger Team (il più qualificato gruppo di esperti di digital security italiano, smantellato dopo il ‘Caso Telecom’, ndr), ricevemmo un attacco di questo genere dalla Kroll, la più grande e titolata multinazionale americana del settore, la quale era stata assoldata da una nostra concorrente brasiliana che puntava a raccogliere segreti che potessero far danno ai vertici dell’azienda e a Tronchetti Provera in particolare. Tentavano in questo modo di indebolire Telecom sul mercato internazionale, ma nello stesso tempo attentavano alla nostra sicurezza nazionale. Perché le telecomunicazioni sono le mura che reggono tutto il castello e se un topolino si infila in quella porticina può fare più casino degli elefanti di Annibale che valicarono le Alpi. Noi però ce ne accorgemmo e passammo al contrattacco: infilammo un trojan nei computer della Kroll, vale a dire in una delle reti informatiche più blindate del pianeta… e così, reso pan per focaccia, quelli capirono che era meglio lasciarci stare, altrimenti avremmo potuto aprire i loro computer e sfogliarli come un libro d’avventure…”

Vi hanno dato una medaglia?
“No, ci hanno messo in galera. Io in isolamento assoluto, per mesi. E sbattuto su tutti i giornali come se fossi Fantomas a capo della Spectre… Invece il Tiger Team difendeva l’interesse nazionale, la security, le porte di accesso al Sistema-Italia. Energia, telecomunicazioni, trasporti, esercito, risorse idriche, alimentari, banche, sistema elettorale elettronico… Tutti i settori fondamentali per il funzionamento di una Nazione e della sua economia sono interamente gestiti da sistemi informatici. I veri confini fra Paese e Paese oramai, le vere linee di difesa, stanno nella testa di coloro che possono violare e/o difendere la sicurezza di una rete globale. Non per niente gli hacker più famosi d’America ora lavorano per il governo Usa. Ma in Italia questo non è più possibile, dopo quello che è successo al Tiger Team. Ora fra gli operatori informatici della security nazionale regnano, mi pare, la paura e il legittimo menefreghismo… quello che ti fa pensare ‘Ma chi me lo fa fare? Voglio rischiare la galera anch’io?’. Rischiamo di restare in balìa degli hacker al soldo di chicchessia. Questo è un Paese incapace di difendere chi viene incaricato di difenderlo, e invece servizi di sicurezza dei Paesi esteri sono protetti, rispettati, furbi e aggressivi. Incrociamo le dita…”

Oltre a incrociare le dita pare che tu venga assoldato da vip come Jennifer Lopez per garantirle che nessun tuo collega riesca a ficcare il naso nel suo laptop, inteso come computer…
“Sorry, ma quel che faccio per i clienti privati è top secret. Quel che posso dire lo scrivo nei miei libri, ed interessa tutti, altro che vip… Tutti siamo sul web, con nome, cognome, indirizzo. Quando usi la carta-sconti del tuo supermercato o il tesserino dei mezzi pubblici c’è una banca dati che registra l’operazione e la salva in un hard disc che conterrà per anni e anni la tua identità digitale, connessa alla rete di cyberworld. Pensi sia una banca dati inaccessibile quella dei buoni-sconto del supermercato? Pensi che chi vorrà rubare la tua identità digitale ti manderà prima un modulo-richiesta da riempire? Mai sentito parlare di RBN? Russian Business Network, un’organizzazione criminale russa specializzata nel furto di identità. E in Russia, bada bene, il crimine informatico non è neppure previsto dal Codice penale. Esiste la privacy in internet? C’è per chi la paga cara, ma anche il tuo portafoglio ha nome, cognome e indirizzo… Se cuoci un biglietto da 100 euro in un forno a microonde che succede?”

Ti sembrerà strano ma non ho mai provato a cuocere banconote in un forno a microonde…
“Male, bisogna essere sospettosi… Se ci provi e osservi bene vedrai che in un certo punto si sviluppa una fiammella che lascia un minuscolo foro. Cos’è bruciato? L’RFID”.

RFID?
“Un piccolo trasponder digitale che contiene dati, informazioni sull’oggetto che lo ospita. RFID sta per Radio Frequency Identification perché il lettore che serve a codificare i dati comunica con il trasponder tramite onde radio. Tutti i nostri euro sono marcati: importo e numero di serie sono letti in modo invisibile da una qualsiasi porta digitale abilitata a farlo. Certo se chiedi ai Buoni ti spiegano che l’idea è nata per combattere i Cattivi, la malavita, la Mafia, per inseguire i soldi sporchi. Però se io intanto ti presto 100 euro, tu senza saperlo ti metti in tasca anche un chip elettronico che potrebbe rivelarmi dove sarai domani e come stai spendendo i tuoi soldi: E magari il cattivo sono io…”

Appunto, scusa… Tu stai con i buoni o con i cattivi? Perché che sei inquietante è sicuro…
“Io sto con il lato luminoso della Forza… Ma la forza ha anche un lato oscuro, le partizioni non sono mai così nette… neanche in Guerre Stellari. Per anni sono stato consulente informatico delle Procure italiane sui casi di terrorismo, le Nuove Brigate Rosse in particolare. Soggetti già molto esperti all’epoca degli omicidi D’Antona e Biagi, in grado di lasciare firme digitali riconoscibili soltanto da un hacker. Il web, cyberworld, Hacker Republic sono un’arma potentissima in mano al ‘lato oscuro’. Anzi, dopo il primo manifesto sul cyber-terrorismo lanciato in rete nel 2000 da Osama Bin Laden ‘Al-jihad al-electroni’ non si dà forma evoluta di terrorismo che non sia anche terrorismo informatico… Ma per fortuna dietro un’identità virtuale c’è sempre un uomo reale, e l’uomo può sbagliare…”

Che vuoi dire?
“Ti prendo l’esempio più recente che ho sottomano: Manolo Morlacchi, figlio di Pietrino Morlacchi che fondò le Br con Curcio è stato arrestato a Milano. Il sospetto è che volesse riprendere l’attività paterna, vedremo… Quel che è certo è che l’hanno descritto come un hacker esperto. Ma poco furbo: in casa gli hanno sequestrato il manuale cartaceo del ‘cyber-terrorista’. Un’ ingenuità imperdonabile… La sua identità digitale era una ‘primula rossa’ imprendibile, ma l’identità reale… è stata fregata dalla nostalgia per il modernariato: per la carta stampata, per le vecchie rivendicazioni scritte con la macchina da scrivere e la stella a cinque punte disegnata sopra. Umano troppo umano, diceva Nietsche. E non si scappa: che tu sia un buono o un cattivo, che tu stia nel lato luminoso o nel lato oscuro… è la tua umanità imperfetta che prevale, nessuno può staccarle la spina. La Natura vince sempre. Come su Pandora, anche in Hacker Republic. Il che però non garantisce sonni tranquilli…

No?
“Proprio no. Un hacker che si rispetti non ha carta stampata, ha memoria. Non lascia le passworld scritte sui post-it sotto la scrivania… Ma neanche le lascia nel Computer, dove un altro hacker può scovarle. Tutto è in rete, non dimenticarlo. E quando ti siedi di fronte a un monitor, fatti sempre una una domanda…”

Quale?
“Sono io che guardo lui o è lui che guarda me?”

di Stefano Golfari da affaritaliani.it

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Feb
23

Accordo tra Microsoft e Amazon

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Microsoft e Amazon, licenze incrociate
Una nota di Redmond annuncia l’avvenuto accordo tra le due società per lo scambio vicendevole di propietà intellettuale. Ignoti i dettagli

microsoftRoma – Ad annunciare l’evento è Microsoft con un comunicato ufficiale: a partire da questo lunedì, Microsoft e Amazon hanno stretto un accordo sull’utilizzo delle licenze e dei brevetti di proprietà di entrambe, ragion per cui d’ora in poi l’una avrà accesso al bagaglio di proprietà intellettuale in possesso dell’altra. I dettagli rimangono fumosi ma a Redmond non vedono l’ora di conoscere (tra le altre cose) i segreti di Kindle.

“Siamo soddisfatti di aver stretto questo accordo sulle licenze dei brevetti con Amazon”, dice il vice-presidente corporate e consulente legale Microsoft Horacio Gutierrez. “Il portafoglio di brevetti Microsoft – continua Gutierrez – è il più grande e robusto nell’industria del software, e questo accordo dimostra il nostro mutuo rispetto per la proprietà intellettuale così come la nostra capacità di raggiungere soluzioni pragmatiche ai problemi che possono sorgere in ambito di proprietà intellettuale indipendentemente dal fatto che sia coinvolto software proprietario oppure open source”.

In realtà in questo caso non si è verificato alcun problema e Amazon sembra aver accettato di buon grado (come Samsung, Fuji Xerox, Buffalo e altre 600 società prima di lei) un accordo che esclude qualsiasi idea di rivalsa legale da parte di Redmond. Non finirà insomma come nel caso TomTom, dove il produttore di geo-navigatori dovette prima battagliare in tribunale e infine accordarsi per seppellire le accuse di violazione di brevetto perorate dal colosso del software.Microsoft, dal canto suo, incassa l’intesa e, senza fare una lista dettagliata o svelare molti dettagli a riguardo, cita espressamente l’ebook-reader Kindle e i server basati su Linux di Amazon come tecnologie a cui varrà la pena dare uno sguardo più ravvicinato. Se poi tali tecnologie serviranno ad accelerare i lavori su prodotti a lungo chiacchierati – come l’oramai famigerato tablet made in Redmond – è un’eventualità tutta da verificare.

E Amazon? L’azienda che ha inventato l’e-commerce via web si trincera dietro il silenzio e decide, diversamente da Microsoft, di non commentare o rilasciare comunicati ufficiali a riguardo.

Alfonso Maruccia

da PUNTO-INFORMATICO.IT

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Feb
23

Fumetto Superman ad 1 milione di dollari

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superman-fumettoRisale al 1938
Asta record: il primo Superman a 1 mln $

Il record precedente per un fumetto era stato di 317.000 dollari, sempre per un n. 1 di “Action Comics”. Il prezzo piu’ alto pagato oggi e’ una conseguenza delle migliore stato di conservazione.

Una rarissima copia del primo fumetto di Superman e’ stata venduta oggi per la crifra record di un milione di dollari. Il fumetto, il primo numero di “Action Comics” del 1938, mostra in copertina Superman nell’atto di sollevare una automobile. Il prezzo di copertina originale? Dieci centesimi.

E’ stato venduto dal sito d’aste ComicConnect.com a un collezionista privato, il cui nome non e’ stato reso noto. Il record precedente per un fumetto era stato di 317.000 dollari, sempre per un n. 1 di “Action Comics”. Il prezzo piu’ alto pagato oggi e’ una conseguenza delle migliore stato di conservazione.

da rainews24.it

Categories : cultura, libri
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