Archive for istruzione
La Gelmini e le linee guida per i 200mila precari
Posted by: | Comments“Non possiamo assorbire i precari. Con 51 giorni di assenza bocciatura”
Il ministro Gelmini presenta l’anno scolastico: “In 200mila
senza un posto fisso, numero spaventoso ereditato dal passato. Evitiamo le strumentalizzazioni”
ROMA
Le assenze nel corso dell’anno non potranno superare i 50 giorni, pena la bocciatura. E’ una delle novità annunciate dal ministro Mariastella Gelmini, che ha presentato stamane le linee guida dell’anno scolastico 2010-2011 con i primi effetti della riforma, che dispone in tutte le scuole più attenzione allo studio del Novecento, e maggior impegno sull’italiano e sulla lingua straniera.
Il ministro s’è detta contraria all’abolizione dei test d’ammissione all’università, e ha anche affrontato il nodo dei precari, «il frutto delle politiche del passato». Ha parlato del fatto che il 97% dei fondi di cui dispone la scuola è destinato agli stipendi, indicando come «indispensabile» il «riequilibrio delle risorse». Poi ha espresso «solidarietà» ai precari, ma «nessun Governo è in grado di assorbire 200 mila precari: prioritario è non crearne altri». Però «molti precari hanno rifiutato dei posti di lavoro, preferendo l’indennità di disoccupazione», e «la politica dovrebbe smettere di strumentalizzare e spettacolarizzare il loro disagio».
E’ in arrivo anche la progressione in carriera degli insegnanti basata sul merito: «Abbiamo aperto un tavolo con i sindacati. In Europa solo Italia e Grecia non hanno un avanzamento per merito nella carriera degli insegnanti». Bisogna, per la Gelmini, «superare l’egualitarismo e investire sulla qualità». Ha poi spiegato che quest’anno «sono stati recuperati 10 mila posti di lavoro», rispetto alla precedente Finanziaria che tagliava 40 mila posti. E, secondo la Gelmini, non è vero che gli insegnanti di sostegno sono diminuiti nella scuola italiana. «Abbiamo incrementato gli insegnati di sostegno di 2.700 unità – ha detto il ministro – perchè non devono mancare laddove ce n’è effettivo bisogno».
Questa mattina i 729mila insegnanti e le 237mila unità di personale non docente si sono ritrovati dopo la pausa estiva per svolgere le riunioni collegiali preparatorie alla ripresa delle lezioni. L’anno scolastico parte comunque all’insegna della contestazione dei 250mila insegnanti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, la maggior parte di quali rischiano di accedere solo alle supplenze brevi. Quattro precari della scuola milanese sono entrati in sciopero della fame, seguendo l’esempio dei colleghi di Taranto, Roma, Benevento e Pordenone. Tutti sperano di ripetere il clamore mediatico realizzato, subito dopo ferragosto, da tre colleghi di Palermo che per oltre due settimane hanno resistito davanti all’Usp di via Praga.
da LA STAMPA
Torino assegnazione cattedre ai supplenti con i carabinieri
Posted by: | CommentsTensione tra i supplenti
Arrivano i carabinieri
I precari urlano «vergogna».
Nel pomeriggio marcia sul Provveditorato
MARIA TERESA MARTINENGO
Sono arrivati anche i carabinieri alla chiamata dei supplenti annuali di Lettere delle medie, ieri mattina, alla scuola di via Ada Negri.
All’inizio delle operazioni un rappresentante del comitato precari ha preso il microfono per comunicare la mobilitazione del pomeriggio (il programma in progress ha incluso, alla fine, marcia dall’istituto Berti al Provveditorato, presidio, incontro con il provveditore, spedizione alla Festa del Pd per incontrare Bersani), ma la funzionaria Caterina Petrasanta ha reagito annunciando una telefonata alla forza pubblica. Ne è seguito un lungo momento di tensione con i docenti – oltre 200 i presenti – ad urlare «vergogna!».
Poco dopo nell’aula magna sono entrati i militari che hanno preso atto dell’accaduto e se ne sono andati. Le operazioni sono quindi iniziate: chiamata di un docente, scelta del posto, annuncio dell’abbinamento. Così fino al pomeriggio: 350 cattedre assegnate, graduatoria praticamente esaurita. Una giornata, quella di ieri, in via Ada Negri, come al Berti (cattedre di diritto, discipline tecniche, educazione fisica), come alle nomine del personale non docente, filata tra speranze, soddisfazione per il posto ottenuto, delusioni e molta solidarietà per i tanti che sembrano non avere speranza di ottenere un lavoro.
Come per Rosa Salsedo, arrivata due anni fa dalla Sicilia per insegnare alle superiori. «Lo scorso anno nella mia classe di concorso, italiano e latino, la 051, sono state fatte 94 nomine, quest’anno 4… Io e il mio fidanzato saremo disoccupati». Monica F. lunedì aveva dovuto rinunciare ad una cattedra «intera» a Cuorgnè alle superiori e ieri ci riprovava alle medie. «Quella cattedra sarebbe stata una soluzione, ma come ci arrivo a Cuorgnè ogni giorno? Ho una figlia di 5 anni, dovrei assumere una baby sitter? E come la pago?».
Monica ha anche ricordato lo scandalo di un costo che sta diventando obbligatorio per gli insegnanti in graduatoria, «i corsi di specializzazione on line che valgono 3 punti. Se non li fai vieni superato da altri. È una farsa, la speculazione di alcune agenzie di formazione avallata dal ministero». Raffaella: «Io non ho figli, ma ho il mutuo da pagare e così ho accettato una cattedra a Ivrea. Scade il 30 giugno ed è fatta di tre spezzoni, due diurni e uno serale. Ora sono qui sperando di trovare qualcosa di più vicino a casa».
Cecilia Costa è indignata: «Finirà che tanti prenderanno la disoccupazione perché hanno lavorato in passato, mentre nelle scuole ci saranno classi superaffollate e ragazzi disabili da aiutare. Che senso ha spendere in questo modo?». Di sera, alla Festa del Pd, Matteo Saudino, docente precario di Filosofia, è intervenuto per spiegare a Bersani la sofferenza della categoria. «È il più grande licenziamento in massa nella storia della Repubblica: 78 mila insegnanti, tre volte Mirafiori. È un’emergenza sociale». Il segretario gli ha risposto che la scuola è al primo posto nei programmi del Pd. E che se andrà al governo cancellerà la riforma Gelmini.
da LA STAMPA
Thailandia video prof bastona studenti, licenziato
Posted by: | CommentsPROF PICCHIA STUDENTI COL BASTONE: LICENZIATO
Una volta si chiamavano punizioni corporali, ed erano accettate anche nella cultura occidentale.
Colpire con un bastone i propri studenti, come accade in questo scioccante video che vi mostriamo, però, più che una punizione sembra solo un massacro.
L’insegnante in questione, protagonista inconsapevole della clip, è un professore di arte alla scuola Saint Mart, nella provincia di Nakhon Ratchasima, in Thailandia.
Dopo aver visto il video, i dirigenti della scuola non hanno avuto dubbi ed hanno licenziato in tronco l’insegnante.
Maestra dorme e digiuna davanti alla scuola a Maniago
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Scuola Insegnante Pordenone dorme in macchina e fa sciopero fame
Maestra d’infanzia e primaria, supplente da 25 anni, ne ha 55
Ha annunciato che, da oggi, dormirà in auto e inizierà uno sciopero della fame finchè non riceverà l’agognato incarico: protagonista dell’ennesima protesta è Maria Carmela Salvo, maestra d’infanzia e primaria supplente di 55 anni, la cui supplenza è iniziata 25 anni fa e non è mai finita. Originaria di Palermo, la donna da 5 anni insegna in provincia di Pordenone, a Maniago. “Inizio lo sciopero della fame – ha detto – fino a quando non riceverò l’incarico. Dopo le assegnazioni attaccherò nell’aula magna un bel cartello, con cui lo comunicherò ai colleghi e ai sindacati”. Per la Gilda quella della maestra Salvo è una storia esemplare: “E’ uno dei tantissimi casi drammatici – ha detto il coordinatore Di Meglio – che riguardano migliaia di docenti precari italiani: nonostante abbiano superato i concorsi, ottenendo più di un’abilitazione, questi colleghi si ritrovano ultracinquantenni, senza neppure la speranza di ricevere una supplenza e con famiglie da mantenere”. Con l’occasione la Gilda ha confermato “lo stato di mobilitazione a partire dal primo settembre”. La donna stamattina ha parcheggiato la sua utilitaria nella piazza principale di Maniago e là resterà, a dormire e a digiuno, finchè non avrà una cattedra.Il che vuol dire almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni.
da Virgilio.it
Università test di Medicina inadeguati
Posted by: | CommentsTest di Medicina inadeguati. L’intervista di Affari
Ottanta domande a crocette, una sola risposta esatta. Tutto in due ore di tempo. È la “lotteria” del numero chiuso, la prova da superare per tutti gli aspiranti medici. Un test nazionale elaborato dal Miur, ministero istruzione, università e ricerca, con una data comune per tutte le università d’Italia. Il due settembre. Saranno 90mila gli aspiranti dottori che si metteranno alla prova in tutti gli atenei d’Italia. Quasi 6mila a Roma dove i posti sono solo 1124, 6.700 quelli iscritti ai quiz alla Statale di Milano. Solo uno su dieci riuscirà ad assicurarsi una carriera in camice bianco. E con i quiz al via non mancano le polemiche. Agli studenti infatti la selezione istituita dal Miur proprio non va giù. La critica più feroce nasce però dal fatto che il voto di maturità non fa “curriculum”: chi ha preso il massimo ha le medesime possibilità di chi si è aggiudicato il diploma a stento.
STERILI CROCETTE- Non è detto che la prova d’ammissione premierà i migliori. Ossia quelli, per intendersi, che in futuro potranno curare al meglio i malati. E anche se in gioco c’è la salute degli italiani nei prossimi anni. Eppure tra le prove non sono previsti test psicoattitudinale e colloqui per esaminare le motivazioni che spingono lo studente in corsia. Solo delle sterili risposte a crocette.
LE DOMANDE- E anche sulla stesura delle domande è bagarre. A Medicina ad esempio molte delle domande sono di biologia, fisica e matematica: 40 quesiti tosti per chi viene dal classico o dall’artistico. E chi non ha una preparazione ad hoc deve ricorrere a manuali e simulazioni online. I test poi rimangono un terno a lotto anche se i controlli sono ferrei. Alla Sapienza gli studenti occuperanno un posto assegnato per sorteggio e i rappresentanti, uno per aula, vigileranno sull’estrazione. Le classi saranno divise anche per età e per cognome: nessun parente nella stessa stanza. Oltre ai fogli distribuite anche le penne per evitare lo scambio di bigliettini.
L’INTERVISTA- “Con queste prove d’ammissione certamente questo sistema non seleziona i migliori. Ci vorrebbe una valutazione meritocratica fatta durante il primo anno e non attraverso sterili test a crocette”.
Salvo Calì, segretario del sindacato dei medici italiani (SMI) sceglie Affaritaliani.it per commentare le polemiche sui test universitari di medicina. E continua: ”
Oltre ai rimedi studiati, per quanto utili, si dovrebbe anche tener conto di altri fondamentali. Per esempio il voto di diploma potrebbe risultare una componente importante. Ma solo nel caso che in tutti gli istituti venga utilizzato la stessa valutazione. Cosa che adesso non viene fatta. Quindi sotto il profilo concettuale non c’è dubbio che l’aspetto curriculare è importante. Ma in un contesto variopinto ed eterogeneo come quello italiano non dà però nessuna garanzia di serietà…
E quindi?
Ci vuole una fase sperimentale di qualche anno che consenta di selezionare i migliori prodotti da mettere sul mercato della formazione per rendere più realistica la selezione, come proposto dalla’università Statale di Milano. Bisogna insomma sperimentare diversi modi per modificare i test d’ingresso e poi valutare la soluzione migliore. Tra l’altro i test attuali non hanno neanche il vantaggio di avere una valutazione a livello nazionale…
Cosa vuol dire questo?
I test sono unici però nelle diverse università si accede con punteggi differenti. Insomma la selezione diventa più dura soprattutto nelle università più ambite. Il rischio è che i più bravi nelle università più ambite, per carenza di posti disponibili, vengano lasciati a casa. Anche se raggiungono risultati più alti di studenti ammessi in altri atenei.
Che cosa propone il vostro sindacato per ovviare a questo problema ?
“Prima di tutto ci vuole una graduatoria a livello nazionale dei punteggi ottenuti dagli studenti nei test. Da questi si potrà scegliere la sede dove frequentare l’università. Così, anche chi ha avuto un buon punteggio e non è riuscito ad entrare nel numero chiuso per carenza di posti, ma è riuscito ad avere punteggio più alto di quello dei suoi colleghi in altre università potrà comunque avere un posto in un’altra sede italiana. E poi si deve avviare una sperimentazione che tenga conto di tutti i fattori che possano migliorare i test d’ingresso universitari. Noi affronteremo questa discussione a novembre. Per l’occasione abbiamo deciso di affrontare sia il tema della modalità d’accesso che quello del percorso formativo che ogni studente deve intraprendere e che secondo noi deve essere rivisitato in maniera importante. Ad esempio si deve riconoscere la medicina generale come specialità. Ora non è così. E’ un problema importante perché ogni università si muove in modo difforme mentre questo è un problema fondamentale per la salute del nostro paese. Tutti questi argomenti verranno poi discussi e analizzati con il ministero.
Floriana Rullo
