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Intervista a Oscar Giannino: “Stimo Enrico Letta, ma il governo non durerà molto. Subito la legge elettorale”
«Di Fermare il Declino non parlo, dico solo che adesso c’è bisogno di persone inattaccabili». Il contraccolpo per le note vicende è stato forte, e certamente difficile da metabolizzare. Eppure, ciò che traspare dalla voce di Oscar Giannino, oggi, è soprattutto la passione per i temi di sempre: tasse e spesa pubblica. Il governo Letta, invece, assieme all’anomala austerità italiana, e al futuro dell’economia di casa nostra, sono i nodi attorno ai quali ruota l’intervista che l’ex leader di Fare ha concesso all’Huffington Post, in cui si parla anche di un suo nuovo progetto in rampa di lancio.
Giannino, di cosa si occupa oggi?
In realtà non c’è nulla di nuovo, sono tornato alla mia vecchia occupazione. Faccio consulenze per le imprese, un lavoro che mi ha permesso di conoscere il mercato da dentro, assieme alle specializzazioni in cui è suddiviso. Una mia passione da sempre, assieme alla radio.
È vero che tornerà in onda dall’inizio di luglio?
Tornerò in radio sicuramente, spero a Radio 24. Ho un contratto di un anno, e sto aspettando la chiamata del direttore Tamburini, col quale siamo d’accordo. Ma sto tentando anche di riprendere le fila per un giornale economico online, che servirebbe molto per sviluppare idee utili al dibattito politico italiano.
Era necessario affidare l’incarico a Enrico Letta, o si sarebbe potuto fare altrimenti?
Conosco Enrico Letta da anni, e lo stimo. Detto ciò, si è arrivati a questa soluzione soltanto a causa degli errori disastrosi del Pd prima e dopo la campagna elettorale, sfociati nella riconferma di Napolitano. A quel punto era inevitabile affidarsi completamente nelle mani del capo dello Stato.
Il Presidente della Repubblica è andato oltre i suoi poteri?
L’estensione del ruolo del capo dello Stato è innegabile. Già nel 2010, se il Quirinale non avesse concesso trenta giorni per verificare la maggioranza in Parlamento, il governo Berlusconi sarebbe caduto dopo la fuoriuscita di Fini. Il Quirinale ha interpretato un ruolo oggettivamente ampio, ma la politica ha le sue responsabilità, e Napolitano non ha imposto nulla.
La soluzione al rebus del dopo-elezioni è stata il governo Letta. Darà una risposta alle urgenze del Paese?
Letta non potrà fare miracoli con quella maggioranza, non ci sono presupposti. Per la strage di impresa e lavoro in corso, bisognerebbe iniziare subito ad addentare le imposte che pesano di più su lavoro e impresa, come Irap e cuneo fiscale. Per farlo, però, occorre identificare le coperture di spesa, ma di qua nessuno ci sente. Infatti, ogni giorno assistiamo a uno scontro brutale tra Pd e Pdl, che però poi paradossalmente la pensano uguale, sperando entrambi che salti il tetto imposto sulla spesa pubblica. Ma l’Italia, con questa composizione e quantità di spesa e tassazione non ha futuro.
Cosa prevede, invece, l’agenda-Giannino per il Paese?
Rispetto alle condizioni dell’Italia, ovviamente l’urgenza è l’economia, ma penso sia ancor più impellente una nuova legge elettorale. Poiché il governo andrà avanti per poco, bisogna coprirsi le spalle, per evitare che prima o poi qualcuno stacchi la spina, e si torni a votare con questa legge. Nel frattempo, il Parlamento può occuparsi anche dei provvedimenti economici, ovviamente.
Quali sono i più urgenti?
In Italia la tassazione effettiva sul reddito d’ impresa è al 68%, 22 punti più che in Germania: occorre abbassare subito le imposte su lavoro e impresa. Come? Ci sono alcuni punti di spesa pubblica corrente che potremmo tagliare senza licenziare nessuno, né intervenire sui servizi di assistenza, né toccare il welfare, nulla di tutto questo. Nel periodo 2001-2011, per i soli consumi intermedi di spesa corrente, lo Stato ha aumentato la spesa da 90 a 145 miliardi. È qui che bisogna tagliare, invece le Regioni, che pesano per l’80% di quell’importo, adesso finiscono per abbattere la spesa pro-capite e i servizi ai cittadini.
Tagliando la spesa pubblica si esce dall’austerità?
Il nostro paese, come la Francia, vive nell’illusione che sia colpa dell’austerità. Prima, però, mettiamoci d’accordo su che cosa sia: in Italia, negli ultimi quattro anni, abbiamo praticato una strada tutta tasse, per riagganciare una spesa corrente che andava crescendo inarrestabilmente. Ma l’austerità si ha tagliando la spesa pubblica, non contenendo il suo aumento inerziale. In Grecia, Portogallo e Spagna c’è austerità: via le tredicesime, gente buttata per strada, riduzione sostanziale dei trattamenti pensionistici individuali. In Italia abbiamo tagliato solo la spesa pubblica per investimenti, ma così non la fai diminuire, e freni la crescita.
Aumentando la tassazione o tagliando la spesa, il risultato non è sempre l’austerità?
Certo, con la sola differenza che con più tasse succede un disastro, perché spiazzi anche le residue capacità dell’impresa di sopravvivere nelle difficoltà che sta vivendo il mercato domestico, con una contrazione del reddito disponibile, e quindi delle possibilità di spesa.
Difficile uscire da questo circolo vizioso.
Ciò è dovuto alla miopia delle politiche di finanza pubblica italiana; da 20 anni comanda la Ragioneria dello Stato, qualsiasi maggioranza politica ci sia, e in ragioneria manca una funzione tecnica capace di proiettare gli effetti che un euro di spesa pubblica ha sull’economia reale. Lì interessa solo il saldo finale previsto, da raggiungere magari con più tasse. Peraltro, le nuove imposte sul lusso dello scorso anno hanno avuto un gettito inferiore del 75% rispetto a quanto previsto, e prodotto un danno cinque volte superiore sull’economia reale. La tassa di stazionamento sulle barche superiori a 10 metri ci ha fatto perdere 40 mila barche nella stagione turistica italiana.
Paradossalmente, quindi, sarebbe stato meglio sperimentare l’austerità dovuta al taglio della spesa pubblica?
Esatto, almeno avremmo avuto un futuro. Tagliando la spesa, ci saremmo garantiti una minore necessità di sterminare le imprese dovendo alzare le tasse. Ci sono diversi punti di pil aggredibili, ma se si guarda solo al saldo finale, non c’è nessuna prospettiva: cresce la spesa, si alzano le tasse per coprirla, e l’Ocse dice che nel 2013 siamo l’unico Paese con il pil procapite in diminuzione.
Però il governo ha varato il decreto di sospensione della prima rata dell’Imu…
È paradossale che il dibattito fondamentale in Italia riguardi i due miliardi che ballano sull’Imu, mentre abbiamo dei dati da guerra persa. In Italia il volume delle costruzioni, rispetto al 2007, è il 38.7% in meno. L’artigianato, che ha retto fino a due anni fa, nel primo trimestre 2013 registra più di 26 mila imprese in meno in un solo anno, mai sentita una cosa simile in Italia. Mentre gli altri paesi sottoposti ai programmi bestiali della Troika stanno recuperando punti in competitività in termini sulla Germania, noi stiamo continuando a perderne.
Michele Boldrin, nuovo presidente di Fare, ha detto che «il contributo di Giannino è benvenuto». Sosterrà ancora le sue idee dentro il partito che contribuì a fondare?
Sono stato al Congresso, e proverò a rendermi utile in tutti modi possibili, ma Fare adesso ha una nuova leadership. Penso bisognerà lavorare diversamente dall’ultima volta, avere sempre idee forti ma comunicarle meglio, insieme a un atteggiamento più inclusivo. Si deve pensare ad alleanze più estese, anche a costo di essere meno netti e non avere tutto nel proprio programma. Ad una sola idea, però, non si deve rinunciare: abbattere la spesa pubblica, per poter abbassare le tasse.
Resterebbe anche solo da semplice aderente, come suggeriva Boldrin?
Non c’era bisogno che me lo dicesse Boldrin, agito da sempre delle idee, e non le misuro dalle cariche elettive che ricopro. Ovviamente vedrò cosa decideranno, ma le mie idee hanno alle spalle 30 anni di divulgazione pubblica, e come abbiamo dimostrato, con un progetto credibile si può aprire un varco anche in poco tempo e senza fondi.
Nicola DI Turi da HuffingtonPost.com
La storia di Luo, rapito a cinque anni Ritrova la famiglia grazie a Google Map
In Cina il servizio è illegale, ma il giovane è riuscito lo stesso a superare la censura: dopo 23 anni dal rapimento ad opera di trafficanti torna dai genitori biologici
Google map è illegale in Cina, ma questo non ha impedito a Luo Gang di essere riunito alla sua famiglia proprio grazie a questo servizio, 23 anni dopo essere stato rapito da trafficanti di bambini, e venduto ad una famiglia senza figli a 1500 chilometri di distanza.
Luo Gang, rapito a cinque anni mentre si stava recando all’asilo nella piccola città di Guangan, nel Sichuan, fu portato nel Fujian, una ricca provincia costiera meridionale, ha trascorso tutti gli anni del suo rapimento pensando a come tornare a casa, per quanto la sua famiglia adottiva lo trattasse nel migliore dei modi. Secondo quanto riportato da un portale di notizie del Fujian, Luo “ogni sera, prima di addormentarmi, cercavo di ricordarmi la città da cui ero stato portato via” – di cui, però, dopo tutto questo tempo, poteva ricordare solo due ponti di pietra.
Il problema non è certo isolato in Cina, dove, a causa anche della politica del figlio unico e della preferenza per l’avere un figlio maschio, centinaia di bambini sono rapiti ogni anno dai trafficanti, per essere poi rivenduti a famiglie incapaci di avere maschietti. E per quanto le autorità cinesi siano spesso attente al problema, grazie alla forte pressione dei genitori a cui sono stati rapiti i figli, la questione è troppo estesa e mantenuta in piedi da una rete di corruzione troppo forte, per poter essere debellata. Per questo motivo, sono tollerate alcune ONG che cercano di creare delle database sui bambini rapiti e sulle famiglie a cui sono stati presi, nonché le circostanze della loro sparizione.
Luo, dunque, dopo aver disegnato uno sketch di quanto si ricordava ancora della sua città natale, ha deciso di contattare un sito di volontari per riunire le famiglie separate dai trafficanti, e dare loro i pochi dati che aveva sulla sua identità. Un volontario gli ha dunque risposto dopo un po’ di tempo, dandogli informazioni sulla città di Guangan, dove vive una coppia a cui era stato preso il figlio, proprio nel momento indicato da Luo. Tramite Google maps, dunque, Luo ha potuto zoommare sulla piccola città, e ritrovare proprio i ponti di pietra di cui aveva serbato memoria, e ritrovare eventualmente la famiglia – che, malgrado le infruttuose ricerche del bambino, non aveva perso la speranza di ritrovarlo, ma aveva nel frattempo adottato una bambina.
Tutto ciò, grazie a un software che la Cina continua a reputare illegale, e che è automaticamente disabilitato su telefoni, macchine fotografiche e computer non appena si entra in Cina, ma che può essere utilizzato scavalcando il muro di censura dell’Internet cinese.
ILARIA MARIA SALA da lastampa.it
Gli Anonymous prendono le distanze dagli Anonymous
Anonymous Italia prende le distanze dagli Anonymous tratti in arresto: “Anonymous” non è un gruppo, ma un’idea. Negato ogni coinvolgimento.
«Siamo un’idea, non siamo terroristi»: così il blog Anonitaly prende le distanze da quanto accaduto nelle ore passate, quando con una operazione della Polizia Postale denominata “Tango Down” sono stati tratti in arresto quattro presunti elementi della “legione”. Il blog che si erge a riferimento degli Anonymous italiani prende però le distanze, rivendicando un principio che sovverte ogni ragionamento sul tema: “Anonymous” è un’idea, non un gruppo. E le idee non si arrestano.
«Le persone arrestate utilizzavano il nome di Anonymous per attaccare siti privi di colpa, lo facevano solo per il piacere personale del mostrare al mondo di essere in grado di hackerare siti a caso. Questo si distacca completamente dall’ideale di Anonymous». Il blog mette dunque le mani avanti e sembra voler isolare gli arrestati, senza dar loro la minima copertura: «Anonymous Italia ha sempre combattuto e continuerà a combattere per la libertà d’informazione… ma non attraverso la distruzione di siti informatici, non ha senso… oramai Anonymous si è evoluta, e vuole che TUTTI siano parte del movimento di questa idea… La verità, forse è quella la cosa più scomoda che si possa pubblicare!».
Un attestato che sembra prendere in parte le distanze anche relativamente ad un certo modo di agire, allontanando l’idea della guerra digitale dalle operazioni della legione. Rimane, però, il principio di una guerra contro un sistema accusato di far tacere con la paura:
Oramai viviamo in un paese dove le istituzioni, pur di aver giustizia e privilegi, utilizzano quella che può esser definita la tattica del “terrore”. Spaventare i più deboli, per fortificare i più forti… Ed è sempre di questo che Anonymous ha cercato di parlare… di far passare l’idea… E continuerà a farlo… Perché il web è un grande mezzo d’informazione! Non serve distruggerlo! Ma renderlo libero a tutti, permettere a tutti di poter sapere e poter vedere quello che vi è realmente in questo mondo.
Infine la chiusura piena e totale ad ogni possibile coinvolgimento, con tanto della canonica firma:
Detto questo, Anonymous Italia, non ha NULLA A CHE VEDERE con gli “hacker” arrestati.
Perché Anonymous è un’idea… E non un mezzo per fare notizia di se…
We are Anonymous.
We are Legion.
We do not Forgive.
We do not Forget.
Expect us.
Giacomo Dotta da webnews.it
Blitz contro Anonymous, quattro arresti
Nel mirino hacker dediti ad attacchi a siti di istituzioni e aziende.
ROMA
Nell’ambito dell’Operazione «Tango down» il personale del Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) della Polizia Postale e delle Comunicazioni sta eseguendo in tutta Italia diverse perquisizioni e misure cautelari, alcune delle quali già eseguite nei confronti di un’associazione per delinquere composta da hacker.
I quattro hacker arrestati sono ritenuti dagli inquirenti il vertice italiano del movimento internazionale: il collettivo ha una struttura «anarchica» ma i quattro referenti italiani ne utilizzavano il marchio quasi «in esclusiva» sul territorio italiano .
I quattro destinatari del provvedimento di misura cautelare e ritenuti il vertice dell’associazione criminale che operava in Italia utilizzando il marchio Anonymous sono G.P. di 34 anni di Lecce, L.L. di 20 anni originario della provincia di Bologna, S.L. di 28 anni della provincia di Venezia, e J.R. Di 25 della provincia di Torino.
Altre sei persone sono invece state denunciate a piede libero.
Celandosi dietro il nome di «Anonymous» ed approfittando della notorietà del movimento, i criminali informatici sarebbero responsabili di una serie di attacchi nei confronti dei sistemi di infrastrutture critiche, siti istituzionali, tra cui i siti di Vaticano, Governo, Polizia postale e Carabinieri, e importanti aziende. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Roma.
L’operazione contro gli hacker di Anonymous di oggi è l’ultimo capitolo di una guerra molto particolare che si svolge ufficialmente dal 1990 tra i governi del mondo e la rete di «pirati informatici» che naviga e saccheggia i mondi del cyberspazio. Una guerra che in Italia ha avuto il suo apice nel 1994 con l’operazione denominata «Hardware 1». Il 15 gennaio 1990 l’AT-and-T a causa di un banale guasto tecnico va in tilt: sessanta milioni di persone rimasero scollegate dalla rete e settanta milioni di chiamate vennero interrotte.
da lastampa.it
Vi piacciono le donne “mature”?
MAGAZINE – A qualcuno piace avere un toy-boy e ad altri piace essere un toy-boy. Su questa certezza si basa CougarLife, sito per incontri statunitense, specializzato in appuntamenti fra giovani uomini e signore mature. L’esemplificazione somma della questione è stata scelta per un cartellone pubblicitario apparso nel centro di Los Angeles, sul Sunset Boulevard, dove una donna allatta un bambino. “Geloso?”, si legge nella didascalia all’immagine.
La scelta pubblicitaria non è piaciuta proprio a tutti, tanto che il cartellone, dopo una pioggia di polemiche, è stato rimosso. Ma non prima di aver attirato su di sé l’interesse di molti, tanto che CougarLife.com, che vanta già quattro milioni
da tgcom.it