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Morto lo scrittore e critico letterario Giulio Cattaneo
Posted by: | CommentsAddio a Cattaneo, raccontò la letteratura italiana del ’900. Amico di Gadda, Spadolini e Bassani. Per 40 anni in Rai
Fu intimo amico dei più grandi scrittori italiani del ’900, da Giorgio Bassani a Carlo Emilio Gadda, di cui scrisse uno dei più importanti saggi biografici.
E’ morto oggi a Roma a 85 anni Giulio Cattaneo, scrittore e critico letterario fiorentino che arrivò a Roma insieme a Giovanni Spadolini, con il quale aveva studiato, per restarvi 40 anni da dirigente Rai. Come scrittore vinse il premio Viareggio nel 1968 con la sua opera prima, “L’uomo della novità”.
Nel 1969 vinse il Premio Selezione Campiello con “Da inverno a inverno”. Di Cattaneo restano le biografie di Giovanni Verga e di Federico II di Svevia insieme al suo carteggio epistolare con Gadda.
I suoi saggi sono entrati tra le più belle pagine della Storia della Letteratura Italiana di Garzanti, insieme a quelle sul Verismo, sulla Scapigliatura e su Benedetto Croce.
da DAILYBLOG.IT
Ritrovati i resti della Reggia di Ulisse, ecco l’Itaca di Omero
Posted by: | CommentsItaca, equipe di archeologi ritrova i resti della reggia di Ulisse
Se venisse confermata, la clamorosa scoperta fatta da un gruppo di archeologi greci sarebbe la più grande degli ultimi decenni. Gli studiosi avrebbero infatti identificato sull’isola di Itaca i resti di ciò che un tempo fu il palazzo di Ulisse.
Ciò non solo confermerebbe l’esistenza del mitico re reso immortale dal poeta Omero, ma attribuirebbe anche indubbia storicità alla Guerra di Troia, combattuta secondo la mitologia greca fra gli achei e gli abitanti della potente città per il controllo dell’Ellesponto. Il conflitto, scoppiato nel 1196 a.C. e terminato nel 1250 a.C. viene cantato principalmente nell’Iliade, poema secondo il quale la guerra sarebbe iniziata dopo il rapimento da parte di Paride di Elena, regina di Sparta e moglie di Menelao.
Il professor Atanasio Papadopolos, che ha guidato l’equipe di archeologi dell’Università di Ioannina, che da 16 anni compie scavi nell’isola, ha spiegato che la reggia ha una struttura molto simile a quella di altri edifici omerici scoperti in passato, fra cui quelli di Micene, Pellana, Tirinto e Pylos.
Nell’area dell’edificio, situato a Exogi, una località nel nord dell’isola, è stata trovata una fontana che risalirebbe al 1300 a.C, il periodo in cui sarebbe vissuto l’eroe protagonista dell’Odissea tornato a casa dopo un lunghissimo viaggio alla fine della Guerra di Troia. Una conferma ulteriore, questa, che quanto ritrovato sarebbe effettivamente il palazzo di Ulisse.
Recentemente lo stesso Papadopoulos, insieme alla collega Litsa Kontorli, aveva già rinvenuto sempre a Itaca una tavoletta con incisa una scena dell’Odissea: vi si riconosceva Ulisse legato all’albero della sua nave per resistere al canto delle sirene. Già in quell’occasione i due archeologi avevano annunciato di «essere vicini alla scoperta del palazzo del mitico eroe greco».
Matilde Geraci
da BARIMIA.INFO
Kenya vende l’amico albino a stregoni che lo fanno a pezzi e lo bolliscono
Posted by: | CommentsUn albino fatto a pezzi e bollito vale 220 mila euro
Ha tentato di vendere per 220 mila euro l’amico albino agli stregoni che l’avrebbero ammazzato, smembrato, fatto a pezzi come un pollo, bollito e trasformato in una pozione cotta per garantire, a chi l’avesse bevuta, ricchezze e buona salute. Così un keniota, arrestato in Tanzania, è stato condannato per direttissima a 17 anni di galera.
Massimo A. Alberizzi
La storia allucinante comincia a Kitale, in Kenya, dove Nathan Mutei, 28 anni, convince l’amico albino, Robinson Mkwama, 20 anni, a seguirlo in Tanzania. Gli promette un lavoro da autista di autobus. Le superstizioni da quelle parti sono dure a morire. Gli albini, che in Africa sono parecchi, molti di pù che in Europa, sono considerati portatori di sventure e catastrofi. Così Robinson appena dopo la nascita viene abbandonato dal padre e dalla madre, che non vogliono problemi causati da quel bambino così bianco e diverso dagli altri fratelli e sorelle. Lui cresce in un orfanotrofio di Nairobi, la capitale del Kenya, finché, l?anno scorso, viene adottato da una donna di Kitale, nella Rift Valley, che lo fa lavorare come guardiano nel suo albergo, il Motherland Hotel.
Lì Robinson incontra Nathan e i due diventano amici. Ma Nathan già pensa al suo nuovo compagno come a una montagna di soldi e prende contatto con alcuni stregoni che abitano in Tanzania e si occupano di magia nera. Lui sa che gli albini valgono parecchio e che ne sono stati ammazzati tanti, anche ultimamente. Cosi convince l’amico “muzungu” (cioè bianco in swahili, termine che è normalmente usato per gli europei ma che è stato affibbiato come nomignolo a Robinson) a seguirlo.
Immagine di anteprima per Omicidi rituali.gifInventa di sana pianta di essere stato convocato a Mwanza, in Tanzania, perché c’è per entrambi un buon lavoro ben pagato: conducente di autobus. Robinson, che dalla nascita viene trattato come un paria e un reietto, crede alle promesse dell’amico, forse l?unico amico (almeno così crede) che ? a parte la madre adottiva – ha avuto nella sua vita. E entusiasta decide di seguirlo.
Quando arrivano a Mwanza, i membri di un’associazione di buoni samaritani le notano: “Che ci fa lì quel keniota con l’amico albino?”, si chiedono e avvisano la polizia. Gli agenti, li tengono d?occhio e si accorgono che Nathan prende contatto con alcuni stregoni. Si fingono così loro stessi acquirenti e si sentono chiedere l’equivalente di 220 mila euro in cambio di Robinson. Vivo. Avrebbero dovuto pensarci loro ad ammazzarlo, farlo a pezzi e ad utilizzare come avessero voluto le parti del suo corpo. Anzi, se avessero preferito, avrebbero potuto smembrarlo da vivo. Il rito macabro di magia nera avrebbe avuto più effetto. I poliziotti salvano l?albino da una fine orrenda e arrestano Nathan che viene processato per direttissima e condannato a 17 anni di prigione con due capi di imputazione: traffico di esseri umani e sequestro di persona al fine di omicidio. Ora Robinson vive protetto dalla polizia tanzaniana in un luogo segreto. Le autorità temono che possa subire vendette e ritorsioni.
Da secoli parti del corpo umano vengono utilizzate in Africa nelle pratiche di magia nera. Per procurarsi la materia prima i mercanti di morte ammazzano gli albini li tagliano in pezzi che rivendono agli stregoni. Una pratica normale (quasi tollerata) prima dell’indipendenza. Oggi che l’omicidio viene punito severamente, l’unico modo per procurarsi braccia gambe, occhi, testicoli e seni degli albini (attenzione: non si butta nulla dal corpo) è sul mercato nero: dagli assassini trafficanti di organi.
La scomparsa da casa degli albini in alcuni Paesi dell’Africa nera è quasi una routine. Si calcola che dal 2007 siano stati ammazzati 53 albini in Tanzania e 11 in Burundi.
Secondo il South African Police Service Research Centre, il centro di ricerca della polizia sudafricana, è radicata la convinzione che le parti del corpo prelevate da vittime vive abbiano un?azione più potente, grazie alle loro urla. Dunque prima di ammazzare un albino è bene farlo soffrire, meglio con tanto dolore. Omicidi rituali sono stati segnalati in Mozambico la cui polizia comunque indaga su traffici di organi anche per trapianti. Al mercato della superstizione secondo la polizia keniota è molto ricercata la pelle umana. Casi di persone scuoiate sono state segnalati casi a Mbeya regione della Tanzania e Mwiki periferia di Nairobi. La pelle umana viene utilizzata però soprattutto in Malawi, Zambia, Mozambico e Sud Africa. Quella di un individuo adulto si può comprare per un prezzo che varia da 2 mila a 9 mila euro a seconda dell?età del corpo.
Nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica, il governo della Tanzania durante una fiera internazionale a Dar Es Salaam ha organizzto una mostra in cui sono stati esibiti al pubblico pelle e altre parti del corpo umano.
Il record degli massacri rituali tocca alla Nigeria, le storie di sacrifici rituali vengono, tra l’altro, narrate nei film girati dalla fiorente industria cinematografica dell’ex colonia britannica. Gli omicidi sono perpetrati da persone conosciute come “cacciatori di teste” che agiscono su ordine di stregoni conclamati.
La Tartuca vince il Palio dell’ Assunta 2010 davanti alla Civetta video
Posted by: | CommentsLA CELEBRE CORSA
Palio di Siena, vince la Tartuca
Subito dietro la Civetta
SIENA
Luigi Bruschelli, detto Trecciolino, è sempre più re della piazza: il dodicesimo sigillo lo ha ottenuto stasera con Istriceddu, il baio di 7 anni anche lui già vincitore lo scorso anno con la contrada della Civetta, e si avvicina al record di 14 vinti detenuto da Aceto. Un Palio, quello dell’Assunta 2010, che sarà ricordato come quello del lutto che ha colpito Siena per la morte del capo delegazione della città di Avignone, Alain Emphoux, 77 anni, deceduto dopo essere stato colpito da un pezzo di traversino caduto da un balcone durante la cena della provaccia della contrada della Civetta. Dopo l’ingresso del Bruco, che partiva di rincorsa, quando i canapi si sono abbassati, è stata una partita a due con Istriceddu che, quasi subito, ha preso la testa inseguito dall’esordiente Ilon della Civetta, montato da Andrea Mari, detto Brio, arresosi solo allo scoppio del mortaretto. Del resto la Tartuca era una delle due contrade favorite della vigilia, l’altra era Valdimontone che non è mai stato tra i primi.
Una corsa che ha visto la partenza di solo nove cavalli: la Giraffa aveva annunciato prima della provaccia di stamani il ritiro del proprio cavallo, Guschione, infortunatosi nella prova di ieri e che, nei giorni precedenti, era stata più volte colpita dal maltempo che aveva impedito, per due volte, ai fantini e ai cavalli di scendere sulla pista di tufo per le prove. E non poteva essere diversamente, dicevano stamani i vecchi contradaioli visto che in questo Palio correvano le ’quattro verdì, ossia le quattro contrade che hanno tra i loro colori, il verde: Bruco, Oca, Selva e Drago. Prima il maltempo, poi la morte dell’amico francese, ospite dell’Amministrazione comunale insieme a tutta la delegazione che era a Siena anche per preparare il cinquantesimo anniversario del gemellaggio che sarà celebrato l’anno prossimo, infine il ritiro della Giraffa. Ce n’era abbastanza per richiamare la ’maledizionè che aleggerebbe sempre su piazza del Campo quando le quattro verdi si allineano insieme dietro ai canapi. E per chi aveva dubbi, dicevano ancora i vecchi di Siena questo pomeriggio, prima dell’inizio un colpo di vento ha spostato la bandiera lanciata dall’alfiere della Civetta, sempre lei, nell’alzata propiziatoria, e l’asta è finita tra il pubblico colpendo una spettatrice, una turista belga di 50 anni. Sul tufo è dovuta entrare l’ambulanza e la corsa è partita una decina di minuti più tardi.
La turista è stata accompagnata all’ospedale delle Scotte. Per quanto si è appreso, l’asta l’ha colpita alla testa. E anche durante la corsa ci sono stati attimi di paura quando il cavallo della Selva, Indianos, è scivolato alla curva del Casato e il fantino Alberto Ricceri, detto Salasso, è stato travolto da altri due cavalli, senza comunque riportare gravi conseguenze. Un Palio, insomma, che a parte i contradaioli della Tartuca che sono andati a ritirare il cencio dipinto da Franco Fortunato, Siena cercherà di dimenticare presto. Dopo la corsa i contradaioli di Nicchio e Valdimontone, le uniche avversarie in piazza stasera che già avevano fatto scintille tra i canapi con i fantini, Francesco Caria detto Tremendo, e Silvano Mulas detto Voglia, si sono affrontati a lungo all’altezza di San Martino ed è volato qualche pugno. Ma questo fa parte della storia e della tradizione della città che, al di là di tutte le polemiche romane e non, continua a difendere la sua festa, una tradizione che dura da oltre settecento anni.
DA LASTAMPA.IT
Lorenzetto Tipi Italiani da Il Giornale al Guiness dei primati 500 interviste in 11 anni
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Il record di Lorenzetto “Tipi italiani” conquista il Guinness dei primati
Sul Giornale più di 500 puntate in 11 anni: nessuna serie di interviste nel mondo vanta gli stessi numeri. E messe insieme sono lunghe il doppio della Bibbia. È il secondo giornalista italiano a figurare sul libro più diffuso del globo. Da Biagi a Busi fino a Sabelli Fioretti: “Nelle interviste è il numero uno in Italia”
L’unica che sembrava potesse aver fatto qualcosa di simile – informano da Londra – era una giornalista canadese del Globe and Mail, quotidiano di Toronto. Ma alla fine non c’è stata partita: troppo lunga la serie (11 anni), troppe le puntate (500), troppo estese le interviste (una pagina intera, talvolta addirittura due). E così Stefano Lorenzetto c’è riuscito: il suo record di intervistatore più tenace del mondo è stato iscritto nel Guinness dei primati. La motivazione, riportata nel «Certificate» filigranato arrivato dal Regno Unito, non ha bisogno di traduzioni, perché racconta in lingua inglese quello che abbiamo appena scritto: «The longest running weekly interview on a newspaper has been published uninterruptedly by journalist Stefano Lorenzetto on the Italian newspaper Il Giornale from 23 June 1999».
La notizia che la serie Tipi italiani avrebbe potuto entrare nel Guinness world records – il libro più diffuso al mondo dopo la Bibbia, tradotto in 28 lingue e pubblicato in un centinaio di Paesi, con oltre 3 milioni di copie vendute ogni anno – era stata anticipata dal nostro quotidiano in occasione della 500ª puntata domenicale, il 20 giugno scorso, quando Lorenzetto aveva intervistato (allargandosi addirittura su tre pagine) Vittorio Feltri, che lo ebbe come suo vicedirettore vicario durante la prima direzione al Giornale.
Da Londra s’era fatto vivo il vicepresidente della corporate Guinness World Records, Marco Frigatti: «Si tratta di un record interessante e incredibile, che attualmente non esiste. Ho chiesto al mio team di ricercatori nella sezione Mass media di valutare la possibilità d’istituire questa nuova categoria, interviste, in vista dell’omologazione del primato».
Dopo approfondite ricerche, adesso dalla sede di Drummond Street è arrivata la notizia che il record di Lorenzetto è stato appunto omologato e sarà riportato nell’edizione 2011 del Guinness World Records, pubblicata in Italia da Mondadori. Un record senza fine: le interviste di un’intera pagina, uscite a partire dal 23 giugno 1999 e dedicate prevalentemente a personaggi sconosciuti al grande pubblico (non a caso la prima s’intitolava «Jò Melanzana, il gigolò della Valsugana»), continuano. Tutte insieme, hanno già raggiunto una lunghezza quasi doppia rispetto a quella delle Sacre Scritture: circa 8 milioni di battute. A voler essere pignoli, la contabilità è ancora più impressionante, perché le paginate cominciarono nell’agosto 1998 con la serie Gente di un altro secolo, seguita da L’altra Italia.
Da quando si pubblica il Guinness dei primati, cioè dal 1955, Lorenzetto è il secondo giornalista italiano a conquistare per motivi professionali l’ambito riconoscimento. Il primo fu don Andrea Spada, rimasto per 51 anni alla guida del quotidiano L’Eco di Bergamo e subentrato come direttore più longevo del mondo a sir Etienne Dupuch (che aveva diretto il Nassau Tribune per 53) dopo la morte di questi nel 1991.
Per la sua attività di intervistatore, che si è tradotta anche in una decina di libri (il prossimo, Cuor di veneto, uscirà per Marsilio l’8 settembre), il cercatore di tipi italiani ha ricevuto attestazioni di stima da Enzo Biagi («Lorenzetto si fa leggere ed evita è il più grande difetto della nostra categoria: annoiare»), Sergio Romano («La più grande intervista degli ultimi cinquant’anni è quella che André Malraux fece a De Gaulle negli ultimi mesi prima della morte di De Gaulle. È uno splendido libro, una magnifica intervista. E quando la presentò al pubblico, Malraux, che non era modesto, disse: “Questa non è una fotografia, è un ritratto del Greco”. Ora Malraux forse esagerava un po’, ma è vero: era un grande ritratto. E credo che quelli che Lorenzetto ha fatto siano dei grandi ritratti. Dei ritratti costruiti con la collaborazione del ritrattato, ma ritratti d’autore»), Jader Jacobelli («Le sue non sono interviste ma racconti di vita straordinari. Se non lo conoscessi, direi che i personaggi li inventa lui!»), Claudio Sabelli Fioretti («Il più bravo intervistatore d’Italia»).
Dopo aver letto l’intervista sulla tragica storia di Ida Dalser, la prima moglie di Benito Mussolini, che otto anni più tardi avrebbe ispirato al regista Marco Bellocchio il film Vincere, lo scrittore Aldo Busi ci inviò questo fax: «In volo da Atene a Roma (questo per dire come mi è capitato fra le mani Il Giornale) ho letto l’intervista di Stefano Lorenzetto. Grande pezzo, grande compagnia; erano secoli che non leggevo un’intervista così narrativamente ben strutturata e ben scritta, così avvincente e coraggiosa innanzitutto nella forma (la sostanza è di tale presa che chiunque, oggi, l’avrebbe fatta franca con qualsiasi sciattezza o fretta stilistica). E ottima impaginazione, neppure un refuso, punteggiatura accurata (il problema della citazione all’interno del racconto in prima persona: non ne tiene più conto nessuno di questi caotici scribacchini dell’Ordine): un vero regalo di accuratezza storica, di passione piegata alla disciplina del rispetto verso il lettore, una lingua viva».
Pietro Calabrese, che ha avuto in squadra l’autore dei Tipi italiani come intervistatore quand’era direttore di Panorama, ha scritto di lui sul mensile Prima Comunicazione: «Ricordo la precisione, la meticolosità e la cura che Stefano Lorenzetto mette nello scrivere le sue interviste. Inferiore solo alla precisione, alla meticolosità e alla cura con cui le prepara. È facile, a quel punto, essere il “numero uno” nel suo genere in Italia».
Come premio per l’ammissione nel Guinness world records, la direzione del Giornale ha concesso a Lorenzetto una pausa ferragostana dei Tipi italiani. Pausa per modo dire, visto che la sua firma è comunque presente su queste pagine anche oggi…
di Diana Alfieri da ilgiornale.it
