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Il Candidato a Papa favorito sarebbe il cardinale brasiliano Odilo Scherer
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Un ticket per votare il primo Papa latinoamericano
Crescono le quotazioni del brasiliano Odilo Scherer, che diversi porporati curiali – da Re a Sodano – vorrebbero Papa insieme a un Segretario di Stato italiano
Nel 2005, alcuni influenti cardinali curiali avevano lavorato per l’elezione di Joseph Ratzinger. Ora, otto anni dopo, confermano fonti autorevoli interne ed esterne al Vaticano, una nuova «cordata» d’Oltretevere si sta muovendo per portare sul Soglio di Pietro il primo Papa latinoamericano della storia, accompagnato da un Segretario di Stato italiano o argentino di origini italiane. Tra i protagonisti di questa iniziativa ci sono due porporati di peso come il decano del collegio, Angelo Sodano, e il cardinale Giovanni Battista Re. Altri importanti cardinali curiali italiani potrebbero associarsi all’iniziativa.
Il «papabile» di questo gruppo è l’arcivescovo di San Paolo del Brasile Odilo Pedro Scherer, 63 anni, che dal 1994 al 2001 ha lavorato come officiale alla Congregazione dei vescovi e che lo stesso cardinale Re, alla guida di quello stesso dicastero, ha promosso all’episcopato. Scherer è un latinoamericano che gode di buona considerazione, ha un cognome tedesco, ha modi misurati che lo fanno apparire poco «latino», parla bene italiano.
Il suo nome viene fatto circolare tra i cardinali in questi giorni. Nell’intenzione dei suoi sponsor curiali italiani c’è quella di portare per la prima volta un prelato del Sudamerica sul trono di Pietro, potendo allo stesso tempo farlo accompagnare – quasi in un «ticket» – da un Segretario di Stato che conosca bene la Curia romana. Fra i nomi che si fanno per questa seconda carica c’è quello del Prefetto della Congregazione del clero, Mauro Piacenza. Un altro nome che circola per la Segreteria di Stato è quello dell’argentino di origini italiane Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali e già Sostituto durante l’ultima fase di Giovanni Paolo II e l’inizio di Benedetto XVI.
L’idea del ticket non è nuova nella storia recente della Chiesa: è noto infatti che qualcosa di simile accadde nel conclave dell’ottobre 1958, quando alcuni porporati della Curia romana si assicurarono che in caso di elezione il patriarca di Venezia Angelo Roncalli non nominasse Segretario di Stato l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, ma scegliesse monsignor Domenico Tardini. Che in effetti venne nominato la sera stessa dell’elezione di Giovanni XXIII. La storia si ripeterà nei prossimi giorni?
GERARD O’CONNELL – ANDREA TORNIELLI da lastampa.it
ASPETTANDO GOTOR, PERDERAI! – COME AVREBBE POTUTO IN-CULATELLO COMBINARE UNA SERIE COSÌ IMPRESSIONANTE DI DISASTRI TUTTO DA SOLO? – E INFATTI ACCANTO A LUI, A CONSIGLIARGLI SEMPRE LA COSA PIÙ SBAGLIATA DA FARE, C’È LO SPIN-DOCTOR MIGUEL GOTOR, CHE CAMBIA IDEA OGNI 24 ORE – IL SUO ULTIMO COLPO DI GENIO? ANDARE A DIRE IN GIRO, DOPO AVERGLI DATO ADDOSSO PER MESI, CHE BEPPE GRILLO È UNA COSTOLA DELLA SINISTRA…
Leonardo Paco per “Il Giornale.it”
Se vi state per caso chiedendo chi sia quella mente così sofisticata, brillante e folgorante che ha suggerito a Bersani di chiedere in ginocchio a Grillo i voti per dare il via al governo Gargamella (come Grillo chiamava Bersani fino a tre giorni fa, prima di ribattezzarlo, forte della sua nuova sensibilità istituzionale, «il morto che cammina» e «l’uomo dalla faccia come il culo») il nome da appuntare sul taccuino è quello del grande consigliere e spin doctor del leader del centrosinistra, insomma il grande puffo di Bersani: Miguel Gotor.
Miguel Gotor – da mesi nel Pd affettuosamente chiamato nel Pd «Aspettando Gotor», nel senso che tutti aspettano con ansia che il buon Miguel ne dica una giusta – è il più brillante tra i cervelloni che vive fianco a fianco con il segretario i giorni della «non vittoria » e all’interno del famoso «tortellino magico» che ha scorta¬to per mesi il leader del centrosinistra durante la campagna elettorale non c’è dubbio che lo storico romano (classe 1971) abbia rappresentato, in qualche modo, quello che David Axelrod ha rappresentato per Barack Oba¬ma – o, se volete, quello che Birba ha storicamente rappresentato per il mitico Gargamella.
Molto probabilmente, Gotor (autore, insieme con Claudio Sardo, di un’agiografia bersaniana pubbli¬cata nel 2011 per Laterza) lo avrete tutti notato per la prima volta questa settimana quando lunedì sera l’eminenza grigia del segretario, presentandosi con invidiabile nonchalance di fronte alle telecamere di Porta a porta, invece che ammettere che c’è mancato poco a che il giaguaro smacchiasse Bersani, come se nulla fosse ha iniziato a dettare la linea; dicendo: ragazzi, non scherziamo, non è finita, non abbiamo perso, siamo ancora in pista, siamo ancora in palla e abbiamo ancora una carta formidabile, che dico, straordinaria per smacchiare il giaguaro: dimostrare che quello che vuole mandare tutto all’aria non siamo noi ma naturalmente è Beppe Grillo.
In queste ore di grande e spasmodica attesa per il futuro del possibile governo Garagamella, poi, nel Pd gli osservatori più maliziosi, quelli cioè iscritti alla mozione «Aspettando Gotor»,ricordano che anche su Grillo il consigliere di Bersani, come spesso gli è capitato, ha cambiato prospetti¬va nel giro di un weekend.
E dopo aver passato con coerenza mesi, mesi e mesi a girare l’Italia su mandato di Bersani per ricorda¬re che «mai e poi mai scenderemo a compromessi con i populisti alla Berlusconi e alla Grillo» oggi, oplà, eccolo qui, il nostro Gotor, impegnato a dimostrare per¬ché il compagno Grillo, e che non lo sapete?, è praticamente, una formidabi¬le costola della sinistra.
«Dietro gli otto milioni di voti che ha preso Grillo – ha det¬to ieri Gotor al¬la Stampa¬ c’è anche una pro¬testa che viene da sinistra a un modo di essere della sinistra che interroga il Pd e deve essere ascol¬tata con umiltà». Le giravolte di Super Miguel Godor non sono però una novità del curriculum dell’ideologo del bersanismo.
Gotor, che fino a qualche mese fa scriveva anche per Repubblica, da cui si autosospeso dopo esser¬si schierato con Bersani in cam¬pagna elettorale, arrivò a Largo Fochetti dopo aver scritto peste e corna proprio su Repubblica (giornale il cui Fondatore, secondo Gotor, «piegava la realtà alla necessità»)nel suo bel libro su Aldo Moro Il memoriale della Repubblica.
Ma la piroetta più sen¬sazionale del neo senatore Pd (Gotor era capolista in Umbria) riguarda uno strepitoso articolo che Gotor nel 2009 pubblicò sul Sole 24Ore. Articolo in cui lo stori¬co analizzava il linguaggio di Ber¬sani notando che l’allora candi¬dato alla segreteria Pd, con tutte le sue metafore sulle osterie, le ca¬scine, le pompe di benzina e le bocciofile, «sembra rivolgersi a una platea di cattolici e socialisti dell’Ottocento al punto che il pubblico che lo ascolta si sente come estraniato, quasi fosse in un museo davanti a un quadro di Pellizza da Volpedo».
All’epoca, bisogna dirlo, Gotor capì con anticipo ¬quali sarebbero stati i limiti del bersanismo. L’avesse ricordato qualche volta anche in campagna elettorale, invece che limitarsi a fare bau bau a Grillo, magari Bersani non sarebbe qui a ragionare su come convincere Grillo a fare un governo con Gargamella. Chissà.
da dagospia.com
IL REAL STENDE ANCORA IL BARCA
Al Bernabeu Messi non basta: 2-1
Questa è vera crisi per il Barcellona. Il Real Madrid, dopo la vittoria (1-3) di martedì in Copa del Rey, ha battuto ancora una volta i blaugrana, questa volta in Liga. Al Bernabeu i Blancos sono stati superiori per tutto il match. Merengues subito in gol al 6′ con Benzema, poi il pareggio del solito Messi al 18′. Quando il pareggio sembrava ormai scritto ecco il gol di Sergio Ramos all’82′. Nel recupero polemiche per un rigore non dato al Barça.
In casa Barcellona non è tanto il risultato che preoccupa, ma la prestazione. Perdere al Bernabeu può essere preventivato, un po’ meno farlo in questo mondo e contro le “riserve” Morata, Callejon, Modric e Kakà. E’ stata un’altra vittoria tecnico-tattica dello Special One Mourinho che ha ingabbiato ancora una volta Messi e compagni. Dopo martedì Roura, coordinato da Vilanova, non ha trovato una soluzione e il risultato e stato lo stesso: sconfitta e prestazione deludente. I blaugrana sono stati surclassati per 90′ e sono stati anche fortunati perché poteva finire anche peggio di così. Morata si è divorato due gol, mentre Cristiano Ronaldo, entrato nella ripresa, ha sfiorato la rete. I catalani hanno resistito fino all’82′ grazie a un lampo di Messi che ha fulminato Diego Lopez e ha pareggiato Benzema. Il pari era vicino, un punto sicuramente non meritato, e invece Sergio Ramos ha fatto giustizia con un stacco imperioso. I tre punti portano il Real a -13 dai nemici in classifica. Un ko che stende moralmente il Barça non abituata ad un simile rendimento. Qui si riscrive la storia: era da 5 anni che il Real Madrid non vinceva due Clasico di fila. Esattamente da prima dell’arrivo di Guardiola. Che la magia di Pep sia definitivamente svanita?
Pistorius, in Rete la foto di Reeva con una 9 mm
Reeva Steenkamp spara al poligono, impugnando una pistola 9 millimetri, quasi identica all’arma Taurus che l’ha uccisa nel giorno di San Valentino nell’abitazione del fidanzato Oscar Pistorius. Immagini definite “sconvolgenti” da una fonte vicina alle indagini a Pretoria.
Nello scatto postato su Instagram si vede la modella 29enne con le cuffie anti-rumore, concentratissima mentre spara. La foto è stata scattata mesi prima che Reeva iniziasse a frequentare l’atleta paralimpico. Successivamente, la bionda mozzafiato aveva scritto il messaggio: “Esercitazione questa mattina! Ora mi sento meno stressata
”.
L’immagine ha fatto irritare una fonte vicina all’indagine a Pretoria: “E’ sconvolgente che queste immagini siano apparse”, ha commentato. “Mostrano che era abituata a maneggiare lei stessa delle pistole e che non si sarebbe sentita a disagio se il suo fidanzato ne avesse tenuta una vicino al letto”, ha aggiunto. Secondo la fonte, “le armi fanno parte della vita quotidiana qui, ma si dimentica quanto sono pericolose”.
da lastampa.it
Blitz del Fisco a casa del “caro estinto”:
«Vogliamo vedere le spese dei funerali»
L’Agenzia delle Entrate chiede le ricevute alle famiglie dei
defunti per esequie anche di 4 anni fa. Controlli a Piazzola
PADOVA – Gli hanno chiesto di esibire l’assegno con cui era stato pagato il funerale di suo nonno, che era morto nell’estate di ben 4 anni fa. Carlo Sandrin, leader del movimento “Tea Party Italia”, impegnato da anni in prima linea con iniziative politiche anti tasse, è letteralmente infuriato con l’Agenzia delle Entrate. Lo sfogo nasce dalle attività di verifica contabile e fiscale in corso in questi giorni in alcune aziende di pompe funebri del Padovano con controlli incrociati in decine di famiglie che hanno avuto un lutto.
«Hanno fatto visita – racconta Sandrin – anche ad una nota impresa di pompe funebri di Piazzola sul Brenta (quella gestita da Fabio Marchetto, ndr) e, per ricostruire il suo giro d’affari, stanno obbligando numerose famiglie colpite da lutti in epoca recente a dimostrare in che modo è stato pagato il funerale dei loro congiunti. Assieme a decine di famiglie coinvolte nella verifica esprimo tutta la mia indignazione. E’ incredibile che ci si costringa a rivivere con angoscia i toccanti giorni del lutto e a giustificare le spese del funerale».
«Io non volevo crederci – prosegue il coordinatore veneto del “Tea Party Italia” – quando è arrivata a mia madre la richiesta di esibizione dell’assegno con cui abbiamo pagato i funerali. Era preoccupatissima. Non sapeva come fare per recuperarlo a distanza di così tanto tempo. Ormai siamo soverchiati di tasse e balzelli di ogni tipo. Ci mancava solo che fossimo costretti a sopportare questo tipo di sopruso. In questo modo i cittadini vengono incitati e fomentati alla rivolta».
Sandrin è seriamente intenzionato a scatenare una serie di iniziative politiche, a partire dal territorio padovano per arrivare fino a Roma. «Il consigliere comunale di Piazzola Michele Varini, attivista del nostro movimento, presenterà un’interpellanza al sindaco sollecitando l’amministrazione a prendere posizione contro queste verifiche casa per casa. Pretendiamo le doverose scuse da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ed anche a Roma – conclude Sandrin – dovrà avvenire la stessa cosa. Non appena si sarà insediato il governo anche Giancarlo Galan solleciterà il ministro competente a riferire in Parlamento le ragioni di queste assurde verifiche sui defunti. L’ex governatore è tra i 10 nuovi parlamentari che appoggiano il nostro patto fiscale: nessuna imposizione di nuove tasse, sburocratizzazione dello Stato e taglio della spesa pubblica».
di Luca Ingegneri da gazzettino.it