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Italiani tenetevi forte e’ in arrivo la Generazione X si salvi chi puo’

generazione-x-in-italia-si-salvi-chi-puoItaliani, tenetevi forte perché è in arrivo la “Generazione X”, quella dei “trenta-quarantenni impegnati a cambiare le cose”.

Lo comunica, con l’enfasi dovuta all’Evento, il mensile IL (che vuol dire “Idee e Lifestyle”, mica cazzi) allegato al Sole 24 Ore, con un faccia a faccia “in anteprima” fra “due intellettuali europei sulle responsabilità di una generazione che si è finalmente svegliata”. E chi sono i due cervelloni? Giuliano da Empoli e Raphaël Glucksmann. Il primo è figlio di Antonio da Empoli, economista già consigliere di Craxi; il secondo è figlio di André Glucksmann, “nouveau philosophe” anni 70. Il che naturalmente non vuol dire che non brillino di luce propria. Il francese, 35 anni, ha partecipato alle rivoluzioni ucraine del 2004 e del 2014 e fu consigliere del presidente democratico georgiano Saakashvili.  

L’italiano, pur nato a Neuilly-sur-Seine (Parigi), di anni ne ha 39 e ha trovato l’America in Italia, dove vanta una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: laureato alla Sapienza con Sabino Cassese (ottima alternativa all’ufficio di collocamento, specie per i figli di papà), nel 1996 pubblica il suo primo libro Un grande futuro dietro di noi sulla questione giovanile in Occidente e pure in Italia, risolvendo subito la sua: a 23 anni è consigliere del ministro delle Comunicazioni, Maccanico, nel governo Prodi-1 (1996-98), poi della Presidenza del Consiglio nei governi D’Alema e Amato (1999-2001), infine del ministro della Cultura, Rutelli, nel Prodi-2 (2006-08).

Intanto scrive libri ed editoriali per il Sole, il Corriere, Repubblica e il Riformista.   Il tempo di guardarsi intorno e agguantare un posto nel Cda della Biennale di Venezia e uno sgabello di amministratore delegato di Marsilio Editore, poi eccolo di nuovo in groppa al cavallo vincente: Renzi, che lo promuove testa d’uovo del suo think tank Big Bang, poi nel 2009 assessore comunale alla Cultura (“Matteo mi ha colto alla sprovvista, non sapevo che si potesse diventare assessori dalla sera alla mattina.

Mi piace il punto 79 dei 100 di Renzi, l’iniziativa ‘La mi porti un bacione a Firenze’…”), presidente del Gabinetto Vieusseux, infine consigliere politico a Palazzo Chigi. Lui in cambio mette a disposizione le sue relazioni internazionali (è membro dell’associazione Italia-Usa) facendogli conoscere Kerry, Kennedy e Tony Blair, ma purtroppo non la lingua inglese. Il tipico ragazzo venuto dal nulla che s’è fatto da sé. Di qui l’idea geniale di Christian Rocca, direttore di IL, incidentalmente renziano sfegatato, di aviotrasportarlo da Empoli a Parigi.

E lì farlo incontrare con Gluksmann “nel giardino dell’Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto italiano di Cultura diretto da Marina Valensise”, editorialista del Foglio da cui proviene Rocca. Le foto documentano un tenero tête-à-tête di sguardi intensi, mani in tasca, abitucci molto fichi, ammiccamenti pudichi e cervici fumanti fra pratini all’inglese, poltroncine stile Impero e pareti damascate. Insomma “due intellettuali europei” (sono nati in Europa, come peraltro alcune centinaia di milioni di persone), come tiene a confermare Paola Peduzzi (del Foglio anche lei) nel commento ai loro “saggi confortanti”, così riassumibili: “Ce la si può fare”. I due “si interrogano sul nuovo”.

Specie Da Empoli, che “racconta il potenziale del nostro Paese affossato dai conservatorismi” nel nuovo libro La prova del potere (edito ovviamente da Mondadori) con effetti eccitanti: “Ti senti gasato perché sei italiano, non capita spesso”. Già, non capita. Ma la “Generazione X” daempoliana ha questo di bello: “significa ‘ribaltare lo schema del ventennio minorenne’ dell’Italia, quella ‘gerontocrazia governata dal culto della giovinezza’, facendo l’esatto contrario, con ‘una classe dirigente giovane che abbia la forza di essere adulta fino in fondo’”.   Intellettuale scomodo quant’altri mai, Da Empoli annota dolente: “Mi rendo conto di essere in minoranza”, in un paese dove tutti “si ritagliano una nicchia di rendita”, “trovano uno sgabello alla corte dei giganti che ci hanno preceduto e vivono di rendita”. Ma lo aiuta a vincere la solitudine l’idea che “oggi una nuova generazione si affaccia sulla scena”, quella dei tanto vituperati “bamboccioni nati fra la fine degli anni 60 e l’inizio degli 80”, ora che “la dimissione dei maestri e dei padri ha costretto trentenni e quarantenni a scavare più a fondo, ad andare a cercare modelli più indietro nel tempo” e anziché espatriare “hanno trovato la loro riuscita nella storia”.

Qualche nome? “Dai casi più eclatanti –Sorrentino, Saviano, Renzi–fino alle migliaia di imprenditori e studiosi che reinventano il modello italiano” e “producono l’impatto sull’oggi”. Casomai qualcuno non se ne fosse accorto, è “la rivoluzione generazionale” della “nuova classe dirigente”. E lui, modestamente, la nacque. Superando tutti gli handicap e gli ostacoli tipici del piccolo fiammiferaio. Una vita difficile, ma in fondo che ci vuole? Basta avere un padre in politica, entrare nelle grazie di Cassese, farsi belli con Maccanico, spostarsi su Prodi, virare su D’Alema, farsi un giro con Amato, planare su Rutelli, pubblicare per Berlusconi, scrivere sui giornali delle grandi banche e della grande industria (ultimo approdo il Messaggero di Caltagirone), per atterrare morbidamente su Renzi, sempre tuonando contro conservatorismi, rendite di posizione e gerontocrazia. Se la Generazione X è questa, attendiamo con ansia la Y.   Ps. Il mensile IL informa che, nel servizio fotografico, Da Empoli indossa “polo Corneliani, pantaloni Lardini, mocassini Hackett”, ma siccome è un trasformista riesce anche a vestire, nell’ordine: “completo e camicia Ermenegildo Zegna”, “spolverino Hackett, camicia Corneliani, pantaloni Caruso”. Al prossimo Pitti Bimbo non ce n’è per nessuno.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/03/2015. Ripreso dal blog triskel182.wordpress.com