Archive for February 10th, 2010
Olimpiadi invernali guerra al doping: prelievo sangue congelato per otto anni
Posted by: | CommentsCaccia ai truffatori
Giochi ’surgelati’
La Wada non vuol lasciare nulla al caso nella lotta al doping. Il sangue prelevato durante le gare olimpiche sarà tenuto a disposizione per otto anni. Così chi la farà franca in Canada potrebbe essere smascherato in futuro
MATTIA CHIUSANO
VANCOUVER – I Giochi surgelati. Non dal clima, ovviamente, dalle temperature miti che hanno messo a dura prova gli organizzatori, ma dal governo mondiale dell’antidoping a caccia di nuovi truffatori. Quel che non è possibile oggi, forse lo sarà domani: il principio che ispira l’ibernazione sarà alla base anche della politica dei test della Wada a Vancouver 2010.
Il sangue prelevato durante le gare olimpiche sarà congelato e tenuto a disposizione per otto anni. Chi la fa franca in Canada assumendo sostanze al momento irrintracciabili, potrebbe essere smascherato in futuro, quando le procedure di individuazione saranno perfezionate. È già successo, forse succederà di nuovo. L’edizione estiva di Pechino parla chiaro: campioni celebrati e premiati con inni nazionali e medaglie del Cio sono stati privati dei loro titoli un anno dopo. A cadere nella rete Davide Rebellin, argento nel ciclismo su strada, insieme ad altri otto atleti tra i quali l’oro dei 1500 Ramzi.
Alcune specialità del programma olimpico invernale sono da sempre al centro dei sospetti, ideali per sostanze come il Cera, la cosidetta nuova Epo. Già l’edizione di Torino 2006 era stata turbata dallo scandalo dei biathleti austriaci, scoperti in possesso di sostanze dopanti durante un blitz dei carabinieri. Quattro anni dopo il Cio è alle prese con un altro scandalo, quello dei fondisti e biathleti russi: otto sospesi negli ultimi mesi per doping, tra i quali la tre volte campionessa olimpica Julia Tchepalova, l’oro Evgeni Dementiev ed il bronzo 2006 Alena Sidko. Una situazione scabrosa, soprattutto perché le prossime Olimpiadi invernali si celebreranno in Russia, a Sochi, ed a Mosca c’è malumore, come se si trattasse di una caccia alle streghe da parte del Cio in un mondo tutt’altro che limpido.
Ma per tornare a questi giorni, i Giochi canadesi ruotano soprattutto attorno ad un evento, il torneo di hockey atteso da anni da un popolo che adora ghaccio e bastoni. Non sempre è filato tutto liscio nel rapporto tra la Nhl ed il Cio per quanto riguarda l’antidoping, i test sui professionisti della potentissima lega sono stati considerati i meno convincenti tra i quattro sport che appassionano gli americani. Ma per questa edizione la Wada promette severità e controlli a tappeto: addirittura 420 test, con gli stessi metodi utilizzati per discipline meno in vista dell’hokey su ghiaccio.
da LA REPUBBLICA
America’s Cup partenza rinviata di nuovo per maltempo
Posted by: | CommentsIl maltempo ferma l’America’s Cup
“Onde alte”, cancellata la partenza
Valencia, dopo il rinvio di lunedì
organizzatori costretti ad un nuovo
stop a causa delle condizioni meteo
GIOVANNI CERRUTI
VALENCIA
La Coppa America proprio non vuol cominciare. Un altro rinvio, il secondo dopo quello di lunedì. Si va a venerdì, in compagnia degli scongiuri. Questa volta il colpevole non è il vento, è l’onda. Un metro e mezzo di onda bastano a fermare il catamarano svizzero e il trimarano di San Francisco.
Troppo pericoloso. Le due barche, imponenti e fragili, non avrebbero resistito alle sollecitazioni. La decisione della Giuria è arrivata a mezzogiorno, quando il Presidente Harold Bennet ha capito che le condizioni meteo non sarebbero cambiate.
Il vento era a 20 nodi, ancora accettabile per la regata. Ma quell’onda di un metro e mezzo, con rinforzo fino a due metri ha messo tutti d’accordo. Alinghi e Oracle in porto e se ne riparla venerdì. Quando in Canada cominceranno le Olimpiadi della neve, e questa Coppa America non ancora cominciata rischia di perdere telespettatori e sponsor.
da LA STAMPA
Donna tenta di uccidere il bimbo che aveva adottato
Posted by: | CommentsLa donna è stata arrestata per tentato omicidio e lesioni gravi. Da novembre era la madre adottiva
E’ stato il bambino, ancora in prognosi riservata, a raccontare la dinamica dell’aggressione
Tenta di uccidere il figlioletto adottivo
“Mamma mi picchiava e urlava ti ammazzo”
Dopo averlo colpito alla testa, provocandogli un taglio dalla fronte alla nuca, gli ha lesionato il fegato
Lei si difende: “Investito da auto pirata”. Gli assistenti sociali: “Seguiamo tutte le adozioni, caso inverosimile”
VITERBO – Una donna nigeriana, di circa 50 anni, è stata arrestata dalla polizia a Viterbo con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi nei confronti di un bambino di cinque anni. Le indagini della Squadra mobile diretta da Fabio Zampaglione erano partite una decina di giorni fa dopo che all’ospedale di Belcolle era stato portato un bambino in condizioni gravissime, insanguinato e con lesioni al fegato e alla testa. La donna, da novembre era ufficialmente la madre adottiva del bambino, orginario del Burkina Faso.
Il 2 febbraio, dopo aver portato il bambino in una strada di campagna lungo la provinciale Tuscanese alle porte di Viterbo, lo aveva colpito con un oggetto contundente alla testa, provocandogli un profondo taglio dalla fronte alla nuca e poi gli aveva lesionato il fegato. Alla fine aveva fatto manovra con l’auto per allontanarsi e lasciare il piccolo in fin di vita disteso sulla strada sterrata.
Un passante aveva notato il corpo e aveva chiamato il 113, segnalando di aver visto un bambino riverso in una pozza di sangue sulla strada che conduce dalla statale a una casa privata. La madre a quel punto era tornata indietro e l’aveva portato in ospedale con la propria auto. Il racconto dell’accaduto però aveva insospettito gli agenti della mobile: “E’ stato investito – aveva detto la donna – doveva fare la pipì, l’ho fatto scendere, sarei ripassata subito dopo”, ma era apparso del tutto inverosimile che un bimbo così piccolo potesse essere stato lasciato da solo, al buio, in una strada di campagna. La polizia aveva quindi sequestrato la macchina della donna e, per scrupolo, anche quella del testimone. Nessuna delle due vetture presentava segni di impatto o di trascinamento.
Il piccolo, portato prima al pronto soccorso del Belcolle e poi trasferito in eliambulanza al Gemelli, solo due giorni fa è riuscito, grazie al lavoro di un gruppo di neuropsichiatria infantile e con un interprete, a mimare con una piccola lavagna e un orsacchiotto di peluche l’aggressione e i colpi che gli erano stati inferti. Mentre parlava, picchiava con la lavagna l’orsacchiotto alla testa e al corpo. L’oggetto con il quale è stato ridotto in fin di vita non è stato ancora trovato. Secondo gli investigatori potrebbe trattarsi di un grosso sasso.
Così è stato proprio lui a dire di aver fatto quella sera “una marachella” e per questo di essere stato percosso violentemente dalla mamma che lo avrebbe sbattuto più volte in terra e colpito procurandogli gravi lesioni alla testa e agli organi interni, soprattutto al fegato: “ti ammazzo, ti ammazzo” gridava la madre durante l’aggressione. Il bambino ora si trova nel reparto terapia intensiva del policlinico romano. Ha subito gravi lesioni alla testa e in altre parti del corpo. Secondo i medici che lo hanno in cura le sue condizioni sono in via di miglioramento, ma la prognosi è ancora riservata.
La donna è stata portata nel carcere femminile di Civitavecchia con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi. Nigeriana, è in Italia da oltre vent’anni ed è sposata a un noto professionista viterbese che al momento del fatto era ricoverato in ospedale per un intervento chirurgico. Il bimbo, originario del Burkina Faso, è stato adottato dalla coppia in novembre ma è da chiarire se fosse già in un istituto italiano. La mamma, al momento del fermo, è chiusa in un mutismo assoluto e davanti al pm si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il marito ha riferito agli inquirenti la versione che la moglie gli aveva raccontato, e cioè che il bambino fosse stato travolto da un’auto pirata mentre si trovava sul ciglio della strada dove lei aveva momentaneamente fermato l’auto per fargli fare pipì. L’uomo è rimasto esterrefatto apprendendo dell’accusa. Ai poliziotti ha raccontato di non saper dare alcuna spiegazione al fatto, anche perché, insieme a lui, la donna aveva fatto molti sacrifici per adottare il bimbo.
Uno degli aspetti più inquietanti è proprio quello legata all’adozione, visti gli stringenti parametri imposti alle coppie candidate dalla legge italiana e la prassi di monitoraggio che segue ogni nuova famiglia. “Non possiamo dire nulla sul caso specifico. Ma la storia ci sembra inverosimile. Il nostro ufficio segue costantemente le coppie che ottengono le adozioni e il tribunale dei minori di Roma è estremamente rigido nei controlli”, dicono le assistenti sociali del comune di Viterbo. “Il nostro servizio è molto organizzato, non abbiamo carenza di personale e riusciamo a controllare tutte le posizioni, da quando vengono avviate la pratica di adozione, all’arrivo del bambino o della bambina adottati, all’ambientamento nella nuova famiglia. Se ci fosse qualcosa che non va ce ne accorgeremmo”. Secondo le assistenti sociali, il caso del bambino arrivato nel novembre 2009 dal Burkina Faso, se confermato dalle indagini, sarebbe assolutamente inaspettato e grave. “Le adozioni recenti, qual è quella del bambino malmenato – hanno spiegato – sono seguite quasi giorno per giorno. E’ molto difficile che una situazione di sofferenza possa sfuggire. Non possiamo che aspettare l’evoluzione dell’inchiesta della magistratura prima di esprimere opinioni”.
da LA REPUBBLICA
Istituto alberghiero madre di uno studente aggredisce vicepreside e carabiniere
Posted by: | CommentsMADRE ALUNNO AGGREDISCE
VICEPRESIDE E CARABINIERI
L’ha afferrata per il collo, l’ha atterrata e poi ha cercato di sbatterle più volte la testa al suolo. Nella furia ha dato anche una spinta a un carabiniere che cercava di fermarla, mandando ko pure lui.
Protagonista della vicenda la mamma di un alunno indisciplinato, che se l’è presa con la vice preside “colpevole” di aver chiamato i militari dell’Arma per far uscire il ragazzino dal bagno in cui s’era chiuso per protestare contro una nota disciplinare.
È accaduto all’Istituto alberghiero di Cingoli, dove, durante le lezioni, un’insegnante ha redarguito lo studente, un sedicenne già sospeso per via del suo comportamento, affibbiandogli la nota.
Il ragazzo, per tutta risposta, si è alzato e si è barricato in bagno, rifiutando di uscire nonostante l’insistenza dell’insegnante e della vice preside, Cristiana Leoni, 57 anni, collaboratrice del dirigente scolastico, nel frattempo intervenuta.
La Leoni, temendo reazioni da parte del ragazzo, ha avvisato i carabinieri. I militari sono arrivati in contemporanea con i genitori dello studente. Il padre ha apostrofato la dirigente scolastica prendendosela con lei per l’iniziativa, giudicata da lui eccessiva, di richiedere l’intervento delle forze di polizia.
L’uomo, da quel che si apprende da fonti investigative, avrebbe quindi rivolto pesanti minacce alla vice preside, e questa, allora, si è decisa a sporgere denuncia. Uscita dall’istituto accompagnata dei carabinieri, a quel punto è stata aggredita dalla madre del ragazzo, 42 anni, che l’avrebbe afferrata al collo e spinta a terra. A fare le spese della sua furia anche uno dei due militari.
La quarantaduenne è stata così arrestata per lesioni personali gravi, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La Leoni è stata medicata in ospedale e la prognosi è di 22 giorni.
Secondo il legale della donna arrestata, l’avv. Domenico Biasco, i genitori del ragazzo avevano chiesto all’insegnante i motivi della nota disciplinare, preoccupati anche per il fatto che questa potesse preludere a un’altra sospensione e che ne risultasse compromesso l’anno scolastico per il figlio. La docente, però, si sarebbe rifiutata di dare informazioni. Altro motivo di risentimento da parte della coppia, ha spiegato ancora Biasco, la decisione della vice preside di chiamare i carabinieri per far fronte a semplici «problemi di vivacità» del ragazzo.
da LEGGO.IT
Carta d’identità e donazione organi
Posted by: | CommentsDonazione organi su carta identità
Lo prevede il decreto “milleproroghe”
La carta di identità “deve contenere l’indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte”. E’ quanto si legge in un comma del maxi-emendamento al decreto “milleproroghe” sul quale il governo ha posto la fiducia. Nello stesso decreto è stata confermata la proroga degli sfratti al 31 dicembre 2010.
I cittadini italiani, che indicheranno sulla carta d’identità se intendono donare o meno i propri organi in caso di morte, vivono in un paese dove si registra un trend positivo nelle donazioni e che colloca l’Italia tra i primi in Europa nel settore dei trapianti, con 21 donatori per milione di abitanti.
Nel 2009 c’è stato un incremento del 6% delle donazioni e del 7% dei trapianti rispetto all’anno precedente, quando, secondo stime del Centro nazionale trapianti (Cnt), i trapianti hanno toccato quota 3.000, oltre ai 15 mila trapianti di tessuto e cinquemila di cellule staminali emopoietiche per la cura di patologie del sangue. Positivi anche i risultati a lungo termine, con il 70-80% di casi di successo a cinque anni dall’intervento. Alla fine del 2009 ci sono stati 60-65 donatori in più rispetto al 2008, con una media di circa tre organi prelevati da ogni donatore, che si traduce in circa 200 trapianti effettuati in più.
Le donazioni sono circa 1.200 l’anno e l’Italia si colloca tra i primi paesi al mondo per trapianti di tessuti e cellule staminali emopoietiche. Buona anche la percentuale dei donatori: se infatti la media europea è di 18,5 donatori per milione di abitanti, nel nostro Paese sono circa 21 per milione. In Europa, meglio dell’Italia ci sono la Spagna, prima al mondo con 34 donatori, e la Francia con 23,5. Sotto di noi ci sono invece Germania con 16 donatori e il Regno Unito con 14.
Ma, sempre secondo le stime del Cnt, su 9000 pazienti in lista d’attesa solo poco più di 3000 ogni anno ricevono il trapianto di cui hanno bisogno e 300 muoiono aspettando. I tempi medi per un rene, ad esempio, sono di tre anni.
da TGCOM
